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EDITORIALE

Fuga dal voto (17 milioni) contro la rissa dei politici

Fuga dal voto (17 milioni) contro la rissa dei politici

Urne per il voto (Foto d'archivio)

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Ministri e politici in quotidiana gara d’apparizione stanno occupando sempre più spazio in tv, radio e sui social. L’ultimo “exploit”, all’arrivo di Battisti, assassino con quattro ergastoli sul groppone, seguito e filmato passo passo in una moderna riedizione della passerella verso il capestro o la ghigliottina, ha visto protagonisti il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, indossante un giaccone della Polizia e il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, in soprabito della Polizia carceraria, impettiti, raggianti e serissimi rappresentanti il governo e a loro dire l’Italia, soprattutto quella perbene, quella che vota nella maniera giusta. Subito ci si è divisi nel giudizio: giubilo e sostegno da una parte, critiche e accusa d’aver inscenato uno “spot” autoelogiativo dall’altra. Tv, radio, giornali e centinaia, migliaia anzi milioni di italiani partecipanti a quel silenzioso ma urlatissimo dibattito sui social spesso rimbombante di “vaffa”: un’onda solcata da chiunque libero di dare sfogo alla sua saggezza o alla sua aggressiva ignoranza.

Abbiamo citato l’ultimo episodio che ha suscitato clamore, ma ogni giorno che Dio manda in terra è così. La politica ha da tempo traslocato dai partiti e dalle tribune elettorali ai talk show e ai telegiornali, a Internet, twitter, Facebook: le postazioni da cui lanciare e sparare i post, approvare e stroncare, avere l’illusione di un dialogo diretto con il politico amato, Salvini e Di Maio su tutti. E li hai tutti in tasca, catalogati dentro lo smartphone, strumento di nevrotica perdizione di noi tutti, istantaneo postino di reazioni di gioia o di dolore, di applausi o di odio, di elogio o di insulto.
Nell’era dei senza telefonini, ormai lontana come un Mesozoico, usavamo l’apparecchio fisso, casa e ufficio, cabine telefoniche per le emergenze. C’era il tempo di meditare su un torto subito e istruire una strategia di risposta, magari scritta o comunque ponderata. Pensavamo a quel che scrivevamo o dicevamo, alle conseguenze: adesso diciamo d’un botto quel che pensiamo in quel momento, salvo richiamare di lì a due minuti per precisare, reclamare e provocare altrettanta foga nell’interlocutore. Insomma la tecnologia, il web, ci hanno ghermiti e schiavizzati a compulsare ogni tre per due il monitor, a mitraglianti digitazioni notte e giorno. Figurarsi se il politico, questo infaticabile cercatore di consenso, non ci si buttava alla velocità della luce, pronto a scaricarci addosso il minuto, minuto e mezzo di dichiarazione, magari senza troppo argomentare: poche parole, benvenute brevi risse tra noi e chi è contro di noi, immediata valanga di “mi piace” e “commenta”, furibondo scambio di insulti tra avversari. Pochi minuti, dieci o venti righe al massimo. Lo spezzatino al quale abbiamo ridotto la nostra capacità di confronto. È diventato un enorme stucchevole calderone di piccole furbizie e palestra di anabolizzanti per accelerare i nostri riflessi, non certo per approfondire gli argomenti. E se tutto questo fa felici i pasdaran di ciascuna fazione, all’opposto sta disamorando milioni di persone, di cittadini che rinunciano al voto. Il 4 marzo 2018 su 46 milioni e seicentomila italiani aventi diritto votarono in 33 milioni novecentosettantamila, 350 mila le schede bianche, 1 milione e mezzo quelle annullate. Secondo un recentissimo sondaggio (Cise) l’area dell’astensionismo sta crescendo soprattutto tra i giovani. Si prevede che almeno altri 3 milioni di noi non andranno a votare: il che significherebbe un esercito di 17 milioni di renitenti all’atto democratico più alto. C’è davvero di che compiacersi.

vittorio.testa@comesermail.it
 

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  • GCesari

    19 Gennaio @ 04.19

    Mi consenta, ma il dato relativo alle schede bianche o annullate io non lo metto sullo stesso livello dell'astensionismo puro. Il voto è un diritto e dovere, ma non deve esserci l'obbligo, neppure morale, di sposare le idee di uno qualsiasi dei partiti in lizza. Prima delle elezioni i Partiti sparano le proprie balle. Se qualcuna di queste balle è credibile e incontra i miei favori o è eticamente, socialmente giusta, potrei votare per il tal Partito. Se nessuna delle fandonie, invece, mi attrae io devo essere libero di annullare la mia scheda, senza essere per questo messo sullo stesso livello di chi non va a votare perché deve giocare col PC o andare all'outlet.

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  • Oldsailor

    18 Gennaio @ 16.52

    Vede gentilissimo Testa; forse lei non si ricorda che durante il governo d'Alema, Ci fu un altro caso simile; ma questa volta ad accogliere una criminale in galera negli USA e condannata nell'84 a 43 anni di carcere per omicidio di due poliziotti ci andò il ministro Di Liberto! Ad accogliere la criminale, con red carpet e un mazzo di rose rosse a Ciampino si presentò proprio un ministro Comunista! Ci mancava solo la banda dell'Aeronautica e poi era compiuta! E se si ricorda, gli Amerikani ce la resero in cambio della faccenda del Cermis!

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    • leoprimo

      19 Gennaio @ 12.00

      Il caso non fu simile e neppure oggi paragonabile. La Baraldini aveva subito in Usa una pena che per la legge italiana era sproporzionata ai reati commessi ( giusto o sbagliato che fosse questo fu ); ad accoglierla andò Armando Cossutta con le rose; fu condannata come le hanno già spiegato non per omicidio ma per un reato assimilabile alla costituzione e partecipazione a banda armata. Battisti è accusato in Italia di a altri reati, ben più gravi e soprattutto l'editoriale non tratta di ciò ma della penosa rappresentazione dei Ministri che si esibiscono in divisa non avendone titolo, motivo per cui, l'editorialista suppone sia una delle cause di disaffezione verso la politica da parte di 17 milioni di italiani. Creda non è poco se pensa che tale numero rappresenta un 35% circa delle preferenze ed è molto triste soprattutto se questa percentuale è rappresentata in maggioranza da giovani.

      Rispondi

    • Vittorio

      19 Gennaio @ 00.01

      Gravissimo errore di Diliberto, anche se il caso Baraldini era diverso, avendo lei scontato 20 anni di carcere in Usa su complessivi 43: fu condannata non per omicidio ma per patecipazione a banda armata e per progettata fuga dal carcere. V.T.

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      • Alberto

        19 Gennaio @ 11.00

        Dalla risposta noto una certa forma di disappunto. Qui non si intendeva sui fatti che hanno portato alla condanna dell'uno o dell'altra , ma alla presenza i un ministro appartenente ad una orza politica piuttosto che ad un'altra.

        Rispondi

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