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EDITORIALE

Va sempre peggio, arriverà un'altra manovra?

L'economia soffre, arriva un'altra manovra?
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Lunedì il sottosegretario Giancarlo Giorgetti aveva biascicato a denti stretti la prima ammissione di una possibile manovra bis finora fermamente negata dal governo nonostante i pessimi indicatori economici. Ma da possibile ora diventa probabile perché ieri dall'Istat è arrivata un'altra terribile mazzata: l'industria in dicembre ha registrato la flessione tendenziale peggiore dal 2009, con il fatturato in calo del 7,3%, peggio perfino del -5,5% della produzione già reso noto l'8. Male gli ordinativi, -5,3%, con un dato molto preoccupante, ovvero il calo della domanda estera. Se, sulla scia delle difficoltà tedesche, non tiene più nemmeno l'export - finora l'argine agli asfittici consumi interni - il quadro si fa nero.

Eppure l'attenzione del mondo politico si perde nelle nebbie fuorvianti del caso Diciotti, negli intoppi della piattaforma Rousseau e nelle peripezie giudiziarie della famiglia Renzi. Sui temi economici, Luigi Di Maio si preoccupa solo di accendere i riflettori (elettorali) sui sostegni statali per Leonardo a Pomigliano d'Arco e per la decotta Alitalia attraverso FS e Tesoro, mentre l'automotive - che vale l'11% del Pil - langue a dicembre con ricavi in calo del 7,5% e commesse a picco (-18,4%).

Non è con il carrozzone delle nazionalizzazioni che si rilancia l'Italia in un contesto così difficile: Confindustria chiede per l'ennesima volta di reagire con misure anticicliche, magari riaprendo i cantieri. Il forte timore è che l'appello finisca di nuovo nel vuoto.

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  • r.t.

    21 Febbraio @ 08.24

    Considerando che la finanziaria 2019 ha previsto un innalzamento dell'IVA fino ad oltre il 25% nei prossimi due anni e per l'aliquota al 10% un incremento al 13% vi lascio immaginare come si svilupperanno i consumi, il consumatore finale sarà per così dire massacrato. ma sbandierano la nuova crescita complimenti

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  • Nicola Martini

    20 Febbraio @ 19.54

    Gli indicatori sono tutt'altro che buoni e la Legge di Stabilità appena varata, come si è ampiamente previsto, si basa su dei numeri abbastanza campati per aria, diversamente non si parlerebbe già di una manovra bis al 20 febbraio. La cialtroneria politica dell'Esecutivo ha peraltro prodotto non pochi danni, anche in termini di differenziale titoli (oggi a 275 punti), con la grottesca pantomima sui livelli di deficit che ha comunque mantenuto elevata la tensione sui mercati nella fase autunnale non giovando ai conti, se si considera che lo spread prima dell'insediamento di questo Governo viaggiava in media attorno ai 130 punti. Dette tensioni sarebbero state da evitare come la morte, sopratutto in vista dell'esaurimento del quantitative easing della Bce. La manovra, peraltro si incentra su capitoli di spesa praticamente improduttivi, quali quota 100 e Rdc, mentre vengono messi in dubbio investimenti ed opere come ad esempio la ferrovia in Val Susa, il Tap ed il Tav, che aiuterebbero il sistema economico italiano a non "accartocciarsi" su se stesso. Lo spostamento dell'attenzione su questioni come il caso Diciotti aiuterà per un poco a sviare l'attenzione, peraltro focalizzando una lente di ingrandimento sull'ipocrisia stellare di una compagine governativa quale i 5 stelle, che dopo essersi rimangiata buona parte dei propri principi (es. trasparenza, no indagati, no fiducie...) ha optato per un garantismo ad assetto variabile, peraltro travisando concetti cardine quale l'immunità parlamentare e l'autorizzazione a procedere. Ci si è trovati dinanzi, infatti, a concetti quali la preminenza dell'interesse pubblico sui valori costituzionali, probabilmente facendo finta di non ricordare come l'immunità svolga la funzione di tutela verso il Parlamentare ed il Potere Legislativo rispetto inchieste abusive o pretestuose. Purtroppo si è dinanzi a derive plebiscitarie di un movimento che non ha mai nascosto la propria ostilità verso la democrazia rappresentativa e principi cardine come il divieto di mandato imperativo (un Parlamento non è l'assemblea di una Spa). Comunque, pare che tutto ciò importi poco a buona parte del corpo elettorale, che pare quasi abbacinato dalle politiche governative. Il rischio è che lo stesso si desti improvvisamente quando il Paese sarà andato a sbattere contro un muro. Negli ultimi 30 anni abbiamo già rischiato il fallimento un paio di volte. A furia di tentare la sorte potremmo veramente fare default. Spero vivamente di sbagliarmi.

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    • borderbob

      21 Febbraio @ 09.02

      Analisi lucida e impietosa ! concordo in ogni punto toccato, aggiungo, da facile profeta, che quando l'Italia andrà a "sbattere contro un muro" la quasi totalità degli elettori "gialloverdi" negherà di averli supportati e ci troveremo di fronte all'ennesimo balletto sul rimpallo delle responsabilità.. Purtroppo sarà tardi per piangere sul latte versato e parecchi piangeranno lacrime amare.

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  • Viola

    20 Febbraio @ 18.29

    Da quanto hanno detto pare che i consumi interni tengano e anzi sono aumentati, ( contrariamente al solito ), così come l'occupazione; ciò che va male è l'export ( che è quello che generalmente ( " tira "). Certamente la crisi sia tedesca sia a livello europeo non facilita le cose. Non sono certo un'economista, ma a mio modesto parere bisogna aprire al massimo i cantieri, aiutare imprese che fanno innovazione, snellire al massimo la burocrazia e non assillare con balzelli di ogni tipo chi fa o vuol fare impresa. Ma soprattutto abbassare le tasse per chi produce, rendergli la vita facile , che oggigiorno chi apre un'attività , oltre ad avere un gran coraggio, è un BENEMERITO del lavoro. Ps: il risparmio italiano è stato calcolato che è fra i più alti al mondo ( soldi fermi, inattivi che non rendono e non producono ) ed allora spendiamo e facciamo girare l'economia, no? Qui è il cane che si morde la coda.

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  • la camola

    20 Febbraio @ 18.18

    Direttore volevo sottolineare che i dati economici del 2018 sono frutto della finanziario del 2017 e che il nuovo governo la finanziario 2019 l'ha approvata nel dicembre 2018 e gli eventuali effetti andranno valutati a fine 2019 considerando anche il trend in area europea. Con un debito pubblico alle stelle, frutto degli eruditi governi precedenti c'è poco da sperare, probabilmente una manovra correttiva sarà necessaria, ma non si incolpi totalmente i novelli governanti, le bidonate le hanno fatte quelli di prima. Per quanto riguarda confindustria, cerchi di far rientrare in patria le unità produttive che hanno delocalizzato con incentivi economici negli anni scorsi.

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    • 20 Febbraio @ 18.29

      La prima parte dell'anno l'andamento era di segno opposto. Mi auguro di sbagliarmi ma a fine 2019 piangeremo lacrime ancora più amare. Non solo per colpa nostra, sia chiaro, ma leggendo qualsiasi indicatore economico non c'è da stare allegri. Quanto alle delocalizzazioni, sono passate di moda da anni. La nostra crescita è stata trainata soprattutto dall'automotive rilanciando la produzione di auto in Italia vocandola all'export. Le scelte del governo nel settore (non ancora attive peraltro!) sono destinate a deprimerlo ancora di più saluti AT

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