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Fuoriporta - Ecco le donne che hanno fatto la storia dell'aviazione: foto e cimeli a Lugo

Fuoriporta - Ecco le donne che hanno fatto la storia dell'aviazione: foto e cimeli a Lugo
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di Andrea Violi

Molte di loro erano donne abituate a lottare, a volte per il carattere indomabile, altre volte perché crescevano in contesti poveri o comunque difficili. Alcune di loro erano ragazze benestanti in cerca di emozioni nuove. Comunque sia, le donne hanno fatto la loro parte nella storia dell'aviazione, anche se oggi molte di loro non sono ricordate. Cent'anni fa e anche meno, agli occhi di molti italiani non era “roba da donne” vestire con scarponi, cappuccio, occhialoni e tuta spessa e mettersi alla guida di un aereo. Ma non importava ad Amelia Earhart, Elsa Andersson, Rosina Ferrario, Aloisa Guarini, Gabriella Angelini e tante altre. Una mostra con foto e cimeli racconta la storia - anzi, le storie - delle (tante) protagoniste degli albori dell'aviazione.
La mostra si trova a Lugo (Ravenna) nel Museo Baracca. Non è un luogo scelto a caso: il museo è allestito nella casa natale di Francesco Baracca, pioniere dell'aviazione italiana morto a trent'anni in un combattimento aereo durante la Prima guerra mondiale, nel 1918. Comandante di una squadriglia di aerei (all'epoca inquadrati nell'Esercito), Baracca personalizzò il proprio aereo con un cavallino rampante. Dopo la morte di Francesco, i genitori spronarono Enzo Ferrari ad adottarne il simbolo, perché gli avrebbe portato fortuna.
«Era un meraviglioso sogno a occhi aperti vedermi scorrere di sotto gli alberi, le strade, le campagne...». «L'aviazione avrà un avvenire strepitoso». È il 1912. In una lettera al padre, Francesco Baracca descrive così l'emozione di pilotare una delle meraviglie tecnologiche dell'epoca: l'aeroplano. Baracca era un militare, guidava una squadriglia di piloti provenienti dalla cavalleria, ma anche tante donne in quegli anni erano affascinate dall'idea di librarsi in volo con una delle invenzioni più d'avanguardia del momento.

LA MOSTRA CHIUDE IL 30 OTTOBRE. Inaugurata in maggio, l'esposizione «L'altra metà del cielo. L'epopea delle donne volanti» prosegue fino al 30 ottobre.
I pannelli fotografici, le didascalie, gli oggetti appartenuti alle aviatrici dei primi del Novecento fanno scoprire al pubblico queste donne coraggiose, tenaci e abili. La prima donna a guidare un aereo? La francese Thérèse Peltier che a Torino prese posto a bordo del Voisin pilotato da Léon Delagrange: era l'8 luglio 1908. Nel 1911 la belga Hélène Dutrieu batte 6 uomini e vince il trofeo messo in palio da re Vittorio Emanuele III per la gara di velocità alla “Settimana d'Aviazione di Firenze”.
La prima italiana a volare è Rosina Ferrario, milanese. Ha 22 anni nel 1910, quando ammira i voli del Circuito Aereo Internazionale. Decide di diventare pilota e, superando gli ostacoli incontrati da qualunque pioniere, il 3 gennaio 1913 ottiene il primo brevetto italiano di volo “in rosa”. Al pubblico di una conferenza spiegò così il suo ruolo di rottura, rispetto al maschilismo dominante dell'epoca: «Ci sono donne che sentono ammirazione per i miei voli, ma che si contentano di mandarmi il loro augurio col pensiero. Ci sono donne invece che, pur non osando prendere le vie dell'aria, esprimono la loro ammirazione con parole di augurio e di desiderio. Ci sono donne che promettono di seguire il mio esempio».

Ma in generale, chi erano le pioniere dell'aria? Molte di loro sono ricordate come ragazze dal carattere forte, che amavano andare controcorrente, in diversi casi con un'infanzia difficile alle spalle. Alcuni nomi: l'americana Jacqueline Cochran, la russa Maria Ivanovna Dolina, la francese Marie Marvingt, la svedese Elsa Andersson, la statunitense Bessie Coleman (la prima afroamericana a prendere il brevetto). A volte invece le donne con la passione del volo - quando volare era roba da militari o da ricchi - provenivano da famiglie ricche e potevano permettersi questa esperienza: Aloisa Guarini Matteucci Degli Angeli, l'inglese Amy Johnson Mollison, l'americana Florence Leontine “Pancho” Lowe Barnes, Ruth Elder (attrice nata in Alabama) e altre ancora.
Fra gli oggetti in mostra contessa a Lugo c'è l'abbigliamento originale della contessa Guarini, prima forlivese con il brevetto nel 1937 (muore a 86 anni nel 1992), descritta come «bella ragazza dal tratto semplice e cordiale», che «non ostenta il titolo nobiliare né l'alto rango del suo casato: la nonna, marchesa Pepoli, è figlia del Kaiser».
Foto - L'altra metà del cielo

IL MUSEO DEDICATO A FRANCESCO BARACCA, PIONIERE DELL'AVIAZIONE ITALIANA. «L'altra metà del cielo» offre un punto di vista diverso e ricco di curiosità di una parte di Storia poco conosciuta dal grande pubblico. La mostra è allestita nel museo Baracca, dentro la casa natale del pioniere dell'aviazione italiana Francesco Baracca. La casa - un edificio in stile liberty in centro a Lugo - è stata donata al Comune nel 1951 a condizione che vi fosse allestito un museo. In realtà per decenni vi è stata ospitata una scuola, mentre il museo Baracca, aperto nel 1926, si trovava in Rocca. Solo nel 1993 la volontà della famiglia è stata esaudita. A Francesco Baracca è dedicato un monumento alto 5 metri nella piazza davanti al castello. Mussolini stesso seguì i lavori e volle inaugurarlo; in effetti il pilota è raffigurato come un militare sull'attenti e un'espressione come quella del Duce.
All'ingresso del museo Baracca nei primi giorni di settembre c'è la Ferrari F300 del 1998 guidata da Michael Schumacher. La monoposto “accoglie” i visitatori nell'atrio. È un prestito temporaneo della casa costruttrice di Maranello, il cui simbolo ha le radici proprio nella vita di Baracca. Il suo aereo, con il cavallino rampante su un lato e il grifo sull'altro, è andato distrutto nel 1918: i soldati dell'Impero Austroungarico l'hanno abbattuto durante un'incursione. In una stanza al piano terra però ha trovato posto uno dei velivoli della sua squadriglia, uno SPAD VII S-2489: l'elica davanti, le due file di ali collegate fra loro, le ruote con gomme Michelin per l'atterraggio... L'aereo era fabbricato in Francia ed era armato con una mitragliatrice inglese sincronizzata con il movimento dell'elica. Si poteva volare fino a 3-4mila metri d'altezza. In questa stanza poco illuminata si fa idealmente un salto indietro di cent'anni.
Salendo le strette rampe di scale si va nell'appartamento della famiglia... Ed ecco ritratti del pilota, divise e oggetti con il cavallino rampante (Baracca è il primo a personalizzare il proprio aereo da guerra nel 1917). Nella camera da letto del giovane Baracca non si può entrare: bisogna limitarsi a osservare il piccolo letto e il grande quadro della Madonna che lo sovrasta, il comodino, il baule, un violoncello appoggiato al comò e la bandiera italiana con il simbolo sabaudo al centro.
Il museo è fra quelli dichiarati "di qualità" dalla Regione e partecipa a un progetto europeo di mappatura delle zone della Prima guerra mondiale. Entro il 2014 all'ultimo piano della casa saranno presentate innovazioni multimediali, da installare grazie a un contributo regionale.
Foto - Il museo Baracca di Lugo 

TROVI ANCHE A LUGO... Lugo ha diverse attrattve per i turisti, anche solo per un “giro di giornata”. Nel cuore della città spiccano la Rocca estense, il Pavaglione - un quadriportico del '700 nato per il mercato del baco da seta e oggi sede di tanti negozi storici - e l'antico Teatro Rossini (nato con lo sviluppo del Pavaglione, per il divertimento di chi animava i mercati in questa cittadina dello Stato Pontificio). Il castello ha un giardino pensile ed è stata parzialmente restaurata di recente; è visitabile solo in parte perché ospita il municipio. In queste settimane ospita anche una mostra di foto e cimeli del Risorgimento (negli spazi dell'ex museo Baracca, apertura sabato e domenica, per info 0545-38469) e l'esposizione «Fiori nel deserto» dell'artista romagnola Velda Ponti, negli spazi delle ex pescherie della rocca (3 - 25 settembre - altre informazioni).
Foto - Un "giro" a Lugo

BUSSOLA
Come arrivare a Lugo: itinerario in autostrada
Il sito del Museo Baracca: www.museobaracca.it

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  • GAETAN LOUIS

    12 Settembre @ 07.50

    Mi sembra strano che non sia ricordata la francese Jacqueline Auriol. Questa Signora (che ebbi come istruttore nella scuola francese dei piloti ed ingegneri di prove di Istres) fu il pilota di prove titolare del record di velocita sul Mirage negli anni 60.

    Rispondi

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