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Gli scatti di Ivano Bolondi aprono una finestra sul mondo

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di Andrea Violi

Le sue fotografie non si limitano a ritrarre persone e luoghi. Ivano Bolondi racconta storie e legge fra le righe. I suoi scatti vanno al di là della realtà concreta che mostrano. Così la sequenza di scatti sul Mozambico «Il tesoro nascosto» mostra un luogo non privo di bellezze naturali e di fascino ma costellato di rischi. Le mine anti-uomo che rappresentano un «tesoro» in negativo: ordigni sepolti (come i tesori, appunto) che possono mutilare o uccidere chi li trova.
Bolondi ha presentato tre dei suoi «foto-racconti» nella serata conclusiva della rassegna «Viaggiando» del circolo fotografico «Brozzi» di Traversetolo.
La rassegna si è chiusa con un ospite importante, un fotografo insignito di riconoscimenti internazionali.
Bambini che parlano fra loro in un villaggio africano, monaci buddisti in processione a capo chino, scene di vita quotidiana in Paesi lontani. Non ci sono persone in posa, negli scatti di Ivano Bolondi. Tutto è immortalato come se il fotografo non fosse presente, come se avesse aperto una sorta di finestra invisibile su un luogo o su una scena di vita altrimenti inaccessibile.

Come lui stesso dice nell'intervista a Gazzettadiparma.it, Ivano Bolondi non si considera solo un fotografo di viaggi. Cerca di trasmettere emozioni. E ci riesce molto bene. Al pubblico, il fotografo montecchiese ha mostrato degli audiovisivi. Sullo schermo vengono proiettate le immagini in sequenza, con un accompagnamento di musica e testi. «Il tesoro nascosto» è composto da foto scattate nel 2004: racconta appunto dei bambini del Mozambico che, portando a pascolare il bestiame delle loro famiglie, sono più esposti al rischio di trovare le mine disseminate dei campi. Nascoste, come accade a un tesoro. «Se sei il bambino che lo troverà - dice la narratrice - volerai in alto... Al suono delle mine del Mozambico».
Bolondi ha raccontato anche la vita nel deserto libico in «Tracce nel nulla». Ha dato una sua interpretazione del Sahara. Il deserto è il simbolo dell'infinito, sottolinea, e i Tuareg dicono che Dio lo donò agli uomini affinché trovassero la loro anima.
Un altro audiovisivo che resta di grande attualità, sebbene sia stato realizzato con foto del 2001, è quello sulla Birmania. Si intitola «Come una favola...». I puntini di sospensione non sono un caso. «Come una favola perché il popolo birmano è il più dolce di quelli che ho visitato in Oriente - spiega Bolondi -. Sempre sorride, sempre disponibile, come popolo. Però c'è una dura situazione economica e politica». Sulla Birmania Bolondi ha pubblicato un libro: 180 pagine e 173 foto senza commento, solo la prefazione di Albertina Soliani.

Nella vita Bolondi è un imprenditore del settore meccanico; ha 67 anni e vive a Montecchio Emilia. La sua grande passione è sempre stata la fotografia, come ha spiegato in un'intervista a margine della serata di Traversetolo.
Ci racconti un po' di lei: quando è iniziata la passione per la fotografia?
Fotografavo fin da ragazzino, poi negli '70 ho cominciato a fare alcune ricerche. Oggi faccio parte della Fiaf, la Federazione italiana delle associazioni fotografiche. Sono stato nominato Afi, cioè Artista della fotografia italiana. Nel 2005 sono stato l'Autore dell'anno e nel 2007 sono stato nominato Maestro della fotografia. Nel settore è il massimo che si possa ottenere.
Nei suoi audiovisivi lei non fotografa soltanto... Racconta... Cosa cerca di trasmettere?
Sì, i miei non sono audiovisivi di viaggi. Nel nostro gergo sono chiamati “emozionali” perché cerco di trasmettere le emozioni che provo nei miei viaggi. Sempre abbinandoli a storie e leggende. Sono più di trent'anni che faccio audiovisivi, proiettati in tutta Italia. Sono vicino alle mille serate fatte: sono tante, ma è un grande piacere.
Al giorno d'oggi c'è la “diatriba fra digitale e pellicola. Qual è meglio?
Dipende dalla foto che esce. Se la foto trasmette qualcosa, a me non interessa che sia fatta in digitale o meno. Quel che conta è che ci sia della “sostanza”. E poi il mercato va verso il digitale. Ci sono stati progressi enormi in queste tecnologie. È più un tipo di fotografia per i giovani però il mondo va su questa strada e noi dobbiamo seguirlo.
Un consiglio da maestro a chi vuole avvicinarsi alla fotografia...?
Entusiasmarsi, per poter trasmettere le emozioni. Io in ogni foto mi entusiasmo. Questo è il modo per ottenere risultati.

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