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Tagli alle scuole: protestano gli insegnanti dell'istituto Sanvitale

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Pubblichiamo una lettera che i docenti dell'istituto "Albertina Sanvitale" hanno inviato alle autorità scolastiche e agli enti locali. Gli insegnanti protestano contro le conseguenze dei recenti decreti ministeriali: classi troppo affollate, pochi insegnanti, meno fondi.

Il testo del documento:

Ai membri del Consiglio di Istituto
Agli altri Istituti Secondari di Secondo grado del Comune di Parma
Al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Parma
Alle Organizzazioni Sindacali
Agli organi di informazione del territorio
Al Sindaco del Comune di Parma
Al Vicesindaco del Comune di Parma
All’Assessorato alle politiche scolastiche della Provincia di Parma

I sottoscritti insegnanti dell'Istituto Magistrale “A. Sanvitale” di Parma (futuro Liceo delle Scienze umane) intendono rilevare alcune situazioni venutesi a creare in seguito ai provvedimenti ministeriali approvati nel corso degli ultimi anni:
* eccessivo numero di studenti nelle classi del biennio (30-31 studenti in aule non sempre adeguate a contenere tante persone fra cui anche studenti diversamente abili o con disturbi specifici di apprendimento certificati);
* impossibilità di nominare supplenti per mancanza di fondi (inoltre non sono più previste, nell'orario docenti, ore a disposizione per la sostituzione dei colleghi);
* decurtazione dello stipendio del personale in congedo per malattia (entro i 10 giorni di assenza);
* sospensione dell'elezione delle rappresentanze sindacali interne;
* riduzione del personale ATA negli uffici amministrativi;
* gravi incertezze nelle operazioni di approvazione del bilancio per mancata erogazione dei fondi ministeriali per il funzionamento scolastico (possibile cancellazione dei crediti che gli istituti scolastici hanno maturato negli anni scorsi - il nostro credito ammonta a circa 130.000 euro);
* riforma scolastica: diminuzione del tempo scuola e quindi dell'offerta formativa a partire dal prossimo settembre (diminuiscono le ore di italiano, storia, latino, matematica, scienze sociali; cancellazione dell'educazione musicale);
* mancanza di indicazioni ministeriali in riferimento ai programmi o ai curricoli delle discipline previste nel nuovo quadro orario (siamo a metà febbraio e l'incertezza è ancora forte, mentre le famiglie richiedono, giustamente, informazioni precise per le iscrizioni dei loro figli al primo anno di Scuola Secondaria di Secondo grado).

Molti di questi fenomeni conseguono alla logica dei tagli che da alcuni anni si è abbattuta pesantemente sul mondo della scuola pubblica italiana. Ma a questo elenco di note dolenti, spesso ripetute da docenti di vari istituti scolastici, occorre affiancare alcune note interpretative per coloro che non sono addetti ai lavori ma che, proprio per questo, costituiscono i destinatari del nostro messaggio.
Ci rivolgiamo infatti a genitori, lavoratori, cittadine e cittadini del nostro Paese che dovrebbero essere correttamente informati della precaria situazione in cui versa la scuola pubblica italiana, e che soprattutto dovrebbero intravedere, grazie ad una corretta informazione, i gravi rischi che incombono non solo sul mondo scolastico ma più in generale su tutta la realtà sociale e culturale, a dispetto dei proclami enfatici riguardanti la “riforma epocale” della Scuola Secondaria.
Se è ormai assodato e condiviso che la società di oggi è e sarà una società della conoscenza, una società che richiede non solo più saperi, ma esige la competenza di imparare ad imparare e per l'arco di una vita, la riduzione delle risorse rivolte al mondo della formazione e della ricerca altro non è che “mortificare la conoscenza” e quindi impoverire la vita sociale, il lavoro, il benessere condiviso ed il progresso. La riduzione delle risorse, operata da anni, ma mai ammessa in quanto “sublimata” e spacciata per “razionalizzazione”, o peggio per “riduzione degli sprechi”, è la peggior arma per combattere i complessi e gravi problemi che ci circondano; la riduzione delle risorse è una cura miope, inefficace e deleteria per la società tutta ed in particolare per l'avvenire delle giovani generazioni, il nostro futuro, la speranza in un domani migliore.

Noi insegnanti crediamo fermamente nel significato etico e civico della nostra professione, nonostante tutte le difficoltà quotidiane, e proprio per questo denunciamo quelle condizioni che non ci consentono, o che ostacolano, lo svolgimento di un'azione educativa ed istruttiva proficua e significativa. L'obiettivo primario del sistema scolastico è, infatti, di natura pedagogica: sostenere l'apprendimento di ogni studente/studentessa a partire da relazioni interpersonali corrette e rispettose.
L'istruzione educativa si realizza in una comunità educativa e non è possibile scindere l'istruzione dall'educazione alla vita comunitaria, e quindi dal rispetto delle diversità. L'istruzione educativa scolastica, insomma, si fonda sulla relazione intersoggettiva, ed il più raffinato strumento informatico è e resta tale: uno strumento mai equiparabile al dialogo vero, quello fra persone vere, in carne ed ossa, qui ed ora.
Ebbene, questi principi pedagogici rischiano di essere dimenticati, superati, o trascurati da quelle misure pseudoinnovative che, in realtà, si rivelano spesso interventi di facciata rispetto a problemi ben più sostanziali e drammatici che i nostri giovani spesso manifestano.
L'alfabetizzazione di massa e l'innalzamento dell'obbligo scolastico, validi indicatori di una democrazia sostanziale, richiedono risorse per supportare l'innovazione metodologico-didattica volta a sostenere gli apprendimenti oggi indispensabili per una partecipazione effettiva alla vita civile del Paese. Una riforma scarsamente condivisa dalle forze operanti nel sistema scuola, priva di background pedagogico scientifico culturale rigoroso e priva di adeguate risorse è destinata a vita breve, oppure riforma vera non è.
Crediamo quindi che, a prescindere dalle urgenze ed emergenze economiche del momento, il governo del nostro Paese possa e debba affrontare la spinosa e complessa riforma della scuola italiana in modo organico e globale, con uno spirito nuovo, coraggioso e generoso, assumendo modelli ispirati ad una società futura migliore e non alla salvaguardia di un presente angusto e miope, privo di speranza e di ideali.

Il nostro messaggio, infine, non vuole essere solo un atto di denuncia o di controinformazione, bensì intende risvegliare nell'opinione pubblica la consapevolezza del valore insuperabile ed insostituibile intrinseco alla istituzione scolastica pubblica: un valore sociale, etico, civico nel quale noi docenti, nonostante tutto, ci riconosciamo e di cui siamo orgogliosi, ma sul quale auspichiamo la condivisione ed il sostegno della società civile e degli organi deputati al governo del nostro Paese.

Seguono cinquanta firme di adesione al documento


Parma 27 febbraio 2010
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Giulia

    10 Marzo @ 11.15

    Ai 50 insegnanti che hanno firmato la lettera: la mia vecchia scuola superiore dimostra sempre di essere fatta di bellissime persone, siete un esempio

    Rispondi

  • massimo

    07 Marzo @ 23.22

    Un paese di ignoranti è più facile da governare. Dov'è l'interessi nell'investire in cultura?

    Rispondi

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