IL VINO

«Bamboo road», il Vermentino naturale di Stefano Legnani

Andrea Grignaffini

A Sarzana si è compiuta la seconda vita di un ex assicuratore cinquantenne di Vicenza, ma di estrazione bolognese, Stefano Legnani, fondatore della Serenissima Accademia del Gusto: la passione per il cibo e il vino gli ha consentito una approfondita frequentazione della vigna e degli uomini che la camminano. Preso dal sacro fuoco enoico e innamorato dei Colli di Luni, patria della moglie Monica, si è trovato la sua casa circondata da vecchie vigne abbandonate provando a ripristinarle selezionando le tipologie di vitigni più adatti, vermentino su tutti.
Così ripulito il terreno dai sassi e dalle erbacce ha riattivato la vigna e al terzo anno di lavoro ha ottenuto una piccola vendemmia che ha tramutato, con il solo entusiasmo del neofita, in vino che audacemente ha imbottigliato chiamando a raccolta amici esperti viticoltori per l’assaggio e il risultato è stato un «Stefano, ma che buono!». E il dado era tratto.
Negli anni successivi dopo tante prove e riprove, successi e delusioni, come quando nel 2010 arrivarono larve di peronospora che gli distrussero parte del raccolto, con costanza e determinazione è riuscito a realizzare il suo sogno di produrre un ottimo vermentino che dire naturale è poco e dire buono è riduttivo.
Lasciato il lavoro da assicuratore si è trasformato in un attento e scrupoloso vignaiolo seguendo i canoni e i procedimenti in vigna e in cantina secondo il modello «naturale» friulano, diventando egli stesso agronomo ed enologo della sua vigna.
Le prime etichette sono state il Ponte di Toi, ovvero ponte di tavole, prospicente le vigne davanti al castello, il Loup Garou, una riserva sulle fecce, il Tafon, (schiaffo) ottenuto da vecchie vigne non trattate, e il Bamboo Road dedicato la cantautore Willy Deville creato sul concetto di quel mix di uve ad appannaggio dei mezzadri che facevano il vino per conto loro e il risultato è una bevuta che appalesa fiori appassiti, agrumi ambrati e frutti distillati.

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