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Automedica, il caso in Procura. L'Ausl: "Assicurati i livelli necessari di assistenza"

Automedica, il caso finisce in Procura
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PAOLO PANNI

SAN SECONDO I disagi riguardanti la mancanza, in diversi giorni, fino al 30 luglio, del servizio di automedica dalla postazione Cri di San Secondo, oggetto ormai da molti giorni di lamentele e prese di posizione (e di un fresco incontro tra i vertici Ausl e i Comuni della Bassa Ovest interessati) finiscono direttamente sui banchi della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti.

Questo in seguito ad un esposto presentato dallo Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) che punta il dito non solo sulla questione che sta investendo la Bassa ma anche su comportamenti, fatti e situazioni che, secondo il sindacato, sembrano oltrepassare i confini della liceità e sono ritenuti concausa determinante le criticità dei servizi.

«SITUAZIONE DRAMMATICA E PERICOLOSA»

In particolare si fa riferimento alle «recenti notizie di cronaca che hanno portato all’evidenza disservizi coinvolgenti il presidio di Pronto Soccorso di Borgotaro» e alle «gravissime problematiche di copertura del servizio di automedica 118 con verosimile necessità di sospensione della relativa operatività nel comune di San Secondo» parlando di «drammatica e pericolosa situazione che rischia di compromettere la sicurezza delle cure ed i servizi pubblici essenziali quali il servizio di emergenza sanitaria territoriale ed il servizio di emergenza ed accettazione ospedaliera».

«DISPOSITIVI NORMATIVI
ELUSI»

Per il sindacato, la situazione che si è creata è in «gran parte conseguente a politiche organizzative che hanno sistematicamente, ripetutamente e reiteratamente eluso molti dei dispositivi normativi atti a regolamentare la contrattualistica e l’organizzazione dei servizi di emergenza territoriale».

Ha quindi ricordato che le norme vigenti prevedono tanto che sia l’Ausl a organizzare corsi di idoneità all’esercizio di emergenza quanto che il medico del 118, al pari degli altri medici Ssn, sia selezionato e inquadrato con concorsi pubblici o incarichi convenzionali nell’ambito dello specifico settore previsto dalle norme.

«CLIMA LAVORATIVO
INSOSTENIBILE»

In questo senso ha lamentato il fatto che da anni, nonostante le ripetute richieste, Ausl Parma non organizza corsi di idoneità al servizio di emergenza sanitaria accontentandosi dei pochi medici che si possono formare su corsi organizzati da altre aziende.

In aggiunta, altre organizzazioni del servizio di emergenza come l’uso di «medici specializzandi per la copertura delle automediche, impegnati con incarichi libero professionali conferiti da associazioni convenzionate in contrasto con la normativa», il ricorso all’utilizzo di esternalizzazione del servizio di emergenza medicalizzato in tutto il territorio di pertinenza dell’Ausl di Parma «con esondazione dalla perimetrazione consentita dalla normativa» e l’utilizzo di «medici convenzionati in compiti ospedalieri in assenza dei titoli richiesti dalla legge, e con assegnazione a questi di multipli e rischiosi compiti contemporanei che mettono a rischio la sicurezza delle cure» generano, a detta del sindacato un «clima lavorativo insostenibile che ha portato molti professionisti a licenziarsi o trasferirsi in altre aziende sanitarie». Modalità di gestione che secondo lo Snami «generano sconforto nel personale ormai rassegnato a cercare altre strade per non avere a che fare con questo sistema e poter lavorare serenamente».

«USO ILLEGITTIMO DEGLI SPECIALIZZANDI»

Il sindacato inoltre lamenta quello che ritiene essere un illegittimo uso degli specializzandi e di altri incarichi libero professionali che «potrà comportare forse la realizzazione di risparmi aziendali ma di sicuro ha generato un danno a tutti i professionisti, in quanto lo specifico fondo pensionistico di settore ha visto venire meno il gettito derivante dalle aliquote applicate allo specifico contratto di settore oltre che ridotto il numero di medici convenzionabili che trovavano posti di lavoro stabili e strutturati impegnati da chi non ne ha titolo, bloccando negli anni anche coloro che avessero eventualmente chiesto mobilità su posti vacanti esistenti ma di fatto non gestiti secondo norma.

In questo senso non viene visto tutelato «il diritto alla salute dei cittadini bisognosi di cure in emergenza sul territorio» e nemmeno quello della «corretta formazione professionale dei medici e del loro confacente inquadramento lavorativo».

Una serie di situazioni che, insieme ad altre, hanno portato a richiedere quindi l’intervento dell’Autorità Giudiziaria. Infine, sulla questione auto medica di San Secondo, a specifica richiesta il dottor Gianfranco Cervellin, direttore del Dipartimento Interaziendale di Emergenza-Urgenza e della struttura complessa Pronto soccorso e medicina d’urgenza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, è stato lapidario nel dire «non ho commenti da fare essendo venuto a conoscenza della vicenda dagli articoli della Gazzetta».

La replica dell'Ausl

“Il servizio di emergenza territoriale è una rete provinciale estremamente efficiente e competente, costituita da qualificate risorse umane professionali, da attrezzature e tecnologie avanzate, che è perfettamente in grado 24 ore su 24, grazie al sistema 118 e al volontariato, di assicurare elevati standard di qualità e di sicurezza dell’assistenza in ogni suo nodo, dunque per tutti i cittadini della provincia di Parma, compresa la popolazione della Bassa e quindi inclusi gli abitanti di San Secondo”.

Dopo la notizia sulla stampa di oggi dell’esposto all’Autorità giudiziaria da parte di un sindacato della sanità per le automediche a San Secondo, interviene così il direttore dell’Unità operativa di emergenza territoriale, Luca Cantadori, oltre alla direzione dell’Azienda Usl.

“Possiamo assolutamente garantire - continua il primario - che ogni nostro intervento in emergenza, a qualunque ora e per i cittadini di qualunque comune della provincia, dispone di tutte le condizioni necessarie per rispondere ai bisogni di salute e di cura di chi lo ha richiesto, grazie agli altissimi livelli di sicurezza, tempestività e competenza di tutti i professionisti e della loro organizzazione nella rete provinciale”.

La rete provinciale di emergenza territoriale è formata da 32 postazioni di soccorso, che si avvalgono di 10 automediche e cinque postazioni di ambulanza infermieristica, cui si aggiungono l’elisoccorso e le 24 sedi con medico di guardia medica. Nella maggior parte dei casi il medico presente sulle automediche si occupa di emergenza territoriale e di continuità assistenziale. Nel nostro sistema provinciale lavorano circa 40 medici dell’Azienda Usl o presso le associazioni di volontariato. Sono circa 25 gli infermieri che si occupano del soccorso territoriale e della operatività della centrale operativa Emilia-ovest. I nodi della rete, tranne Fidenza, San Secondo e Borgotaro, sono gestiti da associazioni di volontariato accreditate dalla Regione e in convenzione con l’Azienda sanitaria.

“Sono due i principali fattori di eccellenza del nostro sistema provinciale – prosegue Cantadori -: la ridondanza dei mezzi, in quanto nella nostra rete sono operative 10 automediche mentre la normativa nazionale ne imporrebbe solo due; una quota superiore alla media nazionale di pazienti ad alta criticità clinica assistita da operatori con più elevati profili professionali”.

“Proprio queste caratteristiche del sistema e la sua capillarità permettono di gestire eventuali temporanee carenze in uno o più nodi della rete provinciale senza problemi o abbassamento dei livelli di garanzia per la sicurezza dei cittadini. Per i quali, dunque, sono costantemente assicurate tutte le risposte assistenziali nei tempi previsti e con le procedure corrette”, aggiunge il direttore generale Ausl Elena Saccenti.

Che ribadisce: “E’ vero e lo diciamo pubblicamente da settimane: si sta registrando anche in provincia di Parma, come nel resto della regione e d’Italia, una momentanea carenza di professionisti nell’area dell’emergenza, per la quale abbiamo messo in campo una serie di azioni fin da settembre 2017, con la richiesta alla Regione per le prime due zone carenti da coprire”.

Sono inoltre state utilizzate le graduatorie dei medici dell’emergenza-territoriale, ed è stato pubblicato un avviso per il conferimento di incarichi libero professionali a medici che hanno dato la loro disponibilità a coprire alcuni turni. Nonostante questo, nell’immediato e per pochi giorni (quattro turni in luglio) , in accordo con la Centrale Operativa 118, è stata definita una rimodulazione straordinaria e temporanea dei turni del servizio di emergenza-urgenza territoriale a San Secondo, che viene quindi assicurato dalle automediche di Fidenza, Parma e Colorno nelle quattro giornate.

“Questa rimodulazione non ha nessun impatto sulla sicurezza sanitaria in emergenza dei cittadini che vivono in questo territorio: questo è un fatto incontrovertibile – conclude Saccenti -. Di questo abbiamo dato ampia e documentata informazione alle Amministrazioni comunali della Bassa interessate, in un incontro il 16 luglio con sindaci e assessori dei Comuni di San Secondo, Soragna, Sissa-Trecasali, Busseto e Roccabianca”.

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