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Il racconto della domenica

Dal taccuino di Portofino

il Racconto della Domenica

Rubrica: il Racconto della Domenica

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Da Camogli fin su a Mortola, la lingua fuori, un’erta di natura penitenziale. Poco più avanti, in quota, il primo dei nostri incontri: un coltivatore piccolo e svelto, uno gnomo, sulla lunga scala a pioli finiva tra i rami del frutteto, raggiunto dall’inseparabile compagnia del casalingo, il micione bianconero, che carnivoro d’origine, qualche frutto aveva imparato a spiccare.

Dopo la cascina, il tratto boschivo. dove salivano da Portofino i gitanti, allora gruppetti, oggi un esercito, a godersi il mare in fondo, scapigliato, sotto le pareti scoscese, ondate di smeraldi che rimbalzavano scintillanti fra gli alberi.

Per chi fosse a caccia di curiosità, luogo ideale il berceau alla baracca di Manuela, che serviva col vino pagnottine imbottite. Insieme al marito raccontava di figure, spesso “blu”, di figure anche disarcionate dal cavallo della fortuna, come la bellissima Soraya la moglie ripudiata nel 1958 dal marito, lo scià di Persia. Lui continuò a rimpiangerla, forse consapevole come dalla loro separazione era cominciata la rovina del suo antico potere. Soraya rimase una delle icone nell’immaginario popolare e anche Manuela si rammaricava, per la condanna della regina, dovuta all’innocente “peccato” di sterilità.

Altra gentildonna compassionata, si presentava come la granduchessa Anastasia Romanov, una delle figlie dell’ultimo zar Nicola II, sopravvissuta al massacro di Ekaterinburg. Un’identità controversa, oggi risolta, dicono, con la prova che Anastasia era caduta anche lei sotto i colpi dei bolscevichi, invano deviati dai corsetti di gemme delle dame, in quella fatal notte del 1917. Morta e sepolta l’intera famiglia reale ma non i loro fantasmi, uno dei quali, Anastasia appunto, continuò a trasmigrare in varie “incarnazioni”.

Manuela non aveva dubbi: colei che veniva al suo berceau era Anastasia, autentica, in carne ed ossa: i particolari della vita a corte, che rievocava con perfetta lucidità, non sarebbero stati attendibili se riferiti da testimone puramente improvvisata. E quale suggestione lei ancora presente col suo passato, quasi leggenda ormai lontana per gli altri “merendieri” lassù, paradiso alto e sereno, dove si ascoltavano, accanto a motivi di storia, occasioni d’arte e fantasia. Penso a Francis Toye, brillante autorevole studioso di Rossini e Verdi, quante volte avrà suonato il piano issato a braccia per gli stretti sentieri, mentre la moglie dipingeva con l’assillo del whisky. Toye era una simpatia, un amico di tutti: il marito di Emanuela se lo vede ancora davanti, nudo al sole, che trattava loro con famigliarità, neanche fosse nato da quelle parti. Si faceva amare, Portofino, molte personalità se ne andavano tristi, come i patrioti esuli del secolo scorso, costretti ad abbandonare le care amate sponde. Il caso di Giorgio Strehler che vi trascorse giornate invidiabili, e declamava nei silenzi notturni e faceva teatro en plein air anche senza il “Piccolo” urbano. Se ne partì lasciando ai due del berceau la sua lupona alsaziana che continuò a recitare nello stile della Commedia dell’arte, senza copione, improvvisando. E fu tanto brava da sottrarre alle fauci della volpe la gallina ovaiola dei padroni con la prontezza di una scacchista.

Altri invece spariti… Guardavo la casa di Rex Harrison, piombato in zona dopo l’Oscar di “My fair lady” nel 1965. Eretta con spesa folle su un fortino tedesco smantellato, lo splendido Rex ne fece una dimora, per lui e la sua nuova amica Lilly Palmer, poi sostituita da Key Kendall, affascinanti creature, che chiamavano in allegria mezza Hollywood, e ormai nido deserto, ombroso di pudico silenzio, tra un gelsomino di profumo intenso, omaggio sofisticato, ma pur sempre “nature”.
Un posto di evocazioni, dove lo stesso marito di Emanuela aveva da dire della sua vecchia vita, quando giovane “barone rampante”, razziatore di pigne, attraversava senza toccar terra il soffitto della foresta, oggi molto ridotta anche dall’interesse dei piromani, avidi cercatori di spazi per costruzioni abusive. Avanza il turismo grosso, retrocede il riservato. C’è pericolo che alla nostalgia si manchi di rispetto.

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