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Tecnici rapiti, si attende un contatto. L'angoscia dei parenti

Tecnici rapiti, si attende un contatto. L'angoscia dei parenti
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Notte di apprensione per i familiari e gli amici dei quattro tecnici della Bonatti rapiti in Libia, nei pressi di Mellitah. E si spera che arrivi un contatto per sapere che i quattro stanno bene e avere un punto da cui partire. Al momento non c'è stata nessuna rivendicazione.

Sono in trepidante attesa i familiari dei quattro tecnici rapiti in Libia, chiusi in un riservato silenzio e fiduciosi nell’operato della Farnesina. Due sono siciliani. Si tratta di Filippo Calcagno, 65 anni, di Piazza Armerina nell’ennese, e di Salvatore Failla, 47 anni, originario di Carlentini, in provincia di Siracusa, dove vive la sua famiglia. Gli altri due tecnici sono il ligure Gino Pollicardo, di Monterosso, in provincia di La Spezia, nelle Cinque Terre, e Fausto Piano, 60 anni, di Capoterra, in provincia di Cagliari. I quattro sono dipendenti della società di costruzioni Bonatti, sono tutti esperti e reduci da altre esperienze di lavoro all’estero, in particolare in nord Africa.

Ore d'ansia

A Monterosso, dove vive Gino Pollicardo, il tecnico di 55 anni che lavora per la Bonatti, tutta la comunità  si è stretto intorno ai parenti. Il sindaco Emanuele Moggia fa da scudo alla famiglia Pollicardo e chiede «rispetto e silenzio in momento assai delicato».

Attendono a casa in ansia davanti al telefono la moglie e i figli di Fausto Piano, il tecnico sessantenne di Capoterra (Cagliari) sequestrato due giorni fa in Libia assieme ai colleghi Gino Tullicardo, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, dell’azienda Bonatti.
«Non abbiamo nuove informazioni - dice al telefono un parente che è andato a trovare la famiglia Piano - sono tutti in ansia, non hanno voglia di parlare con nessuno». Al ricevitore in lontananza si sente una voce di donna, forse la moglie di Piano, che dice «Non abbiamo niente da dire, stiamo aspettando».
«Sono molto preoccupati - sottolinea ancora il parente -. Fausto era partito due giorni prima del fatto, dopo aver trascorso in luglio a Capoterra un periodo di ferie. Appena arrivato a Tripoli ha chiamato dicendo che il viaggio era andato bene, poi non abbiamo saputo più nulla».

«In azienda c'è grande preoccupazione e smarrimento. Sono tutti trasfertisti e sanno quali sono le condizioni di pericolo che si possono trovare in paesi di questo tipo ma nessuno poteva poteva immaginare questa situazione. L’azienda comunque continua a tenere il massimo riserbo». Questa l’atmosfera che si vive in Bonatti, l’azienda dei quattro tecnici rapiti in Libia. Antonino Leone, segretario provinciale Fillea-Cgil di Parma, ieri ha avuto un incontro con i dirigenti dell’impresa parmigiana che, racconta, «ci hanno assicurato che saranno costantemente vicino alle famiglie. Il nostro auspicio è che possano tornare presto a casa».
Ma la questione sicurezza quando si lavora in paesi come la Libia resta centrale. «Sono tecnici abituati a lavorare anche sotto scorta, come avviene ad esempio anche in Messico dove è una tensione continua - aggiunge Leone - Immaginiamo come possa essere più pesante e più pericolosa la situazione in Libia. Siamo comunque di fronte ad alte professionalità, che spesso dirigono cantieri e purtroppo non c'è una regolamentazione in Italia per questi lavoratori che vanno ad operare all’estero. C'è, è vero, il distacco internazionale, ma di tutele reali non ce ne sono. Spesso poi vengono sottoscritti contratti estero su estero».
Alla Bonatti, oltre al fronte libico, preoccupa la situazione in Messico. «I lavoratori ci hanno raccontato che non potevano uscire dal cantiere e dal luogo dove risiedevano - conclude Antonino - L’azienda però ha attuato tutte le precauzioni per garantire la sicurezza del proprio personale, anche con scorte armate. Se questo non è successo in Libia sarebbe gravissimo». (ANSA).

Ecco chi sono i quattro rapiti

La Santanchè: "Ce la stanno facendo pagare"

«Secondo quanto riferisce l'ambasciatore libico in Italia, Ahmed Safar, una delle ipotesi più probabili relative al rapimento di quattro nostri connazionali in Libia è legato alla rappresaglia di qualche trafficante di essere umani. Insomma ce la stanno facendo pagare. Alla faccia di Renzi che ha affermato che è tutto sotto controllo e del ministro Gentiloni che ogni giorno si barcamena in dichiarazioni di rito, qui la situazione sta precipitando. D’altronde il governo italiano non ha un referente come lo ebbe Berlusconi con Gheddafi. Insomma comandano loro: in Libia e a casa nostra. In Italia, da Alfano a Minniti, sanno solo parlare d’altro». Lo dice la deputata di Fi Daniela Sanntanchè.

Gentiloni: "Dare interpretazioni politiche è imprudente"

Dare interpretazioni politiche sul movente del rapimento in Libia di quattro italiani è prematuro ed imprudente». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in una conferenza stampa con l’inviato speciale dell’Onu Bernardino Leon. «Questo non è il momento di esercitarsi sui retroscena - ha aggiunto il ministro - ma per mostrare il volto di un Paese unito come l’Italia che conosce il terreno e ha fiducia nel lavoro della diplomazia e dell’intelligence». Le forze libiche «che si sottrarranno o boicotteranno» l’accordo siglato il 12 luglio «avranno una reazione di isolamento da parte della comunità internazionale, cosi come è emerso dal Consiglio europeo di ieri a Bruxelles». Ha detto  Gentiloni in una conferenza stampa con l’inviato speciale dell’Onu per la Libia Bernardino Leon a proposito dell’intesa che il governo di Tripoli non ha ancora firmato.

Leon: "L'accordo è la luce in fondo al tunnel"

L’accordo siglato tra le forze libiche il 12 luglio è un «passo importante perchè per la prima volta si vede la luce in fondo al tunnel». Lo ha detto l'inviato speciale dell’Onu Bernardino Leon sottolineando che "bisogna essere realistici e ci sono ancora molte cose da fare». Tra queste le priorità sono «lavorare per un governo di unità nazionale e per garantire la sicurezza», ha aggiunto.

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