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Il Cocoricò riapre dopo 4 mesi di stop. E vieta l'ingresso ai minorenni

Ingresso vietato ai minori, installate 70 nuove telecamere

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Cocoricò: si torna in pista con nuove regole. Ieri sera, dopo uno stop di quattro mesi imposto dalla questura dopo la morte di un sedicenne per overdose di ecstasy, la discoteca di Riccione ha riaperto i battenti puntando molto sul fattore sicurezza. Prima novit, gi annunciata nei giorni scorsi, il divieto di ingresso per i minori di 18 anni. Una decisione ritenuta «saggia, ma tardiva" dal pap di Lamberto Lucaccioni, il ragazzo umbro deceduto lo scorso luglio.
I controlli sono rigidissimi e il personale all’ingresso irremovibile: documento di identit alla mano o si resta fuori. Qualcuno ieri sera ha gi avuto dimostrazione che non ci sono margini di manovra. Due ragazze arrivate a Riccione in treno per la serata Tunga, programmata per l’inaugurazione, non avevano con s la carta di identit e i buttafuori non hanno voluto sentire ragioni: «Spiacenti sono le regole». Si torna a casa. Stessa sorte per una ragazza che, pur avendo la tessera universitaria e la tessera sanitaria, stata costretta a fare dietrofront. Altra novit, gi consuetudine nella maggior parte dei locali all’estero, il divieto di rientrare una volta usciti. O meglio: chi vuole rientrare deve pagare nuovamente il biglietto per intero. È stato dunque abolito il sistema del 'timbrò sulla mano che consentiva di uscire e poi rientrare. "Questo - ha spiegato il direttore del Cocoric Mauro Bianchi - per evitare il 'nomadismò da e per il parcheggio dove qualcuno potrebbe andare per bere o assumere stupefacenti». E proprio i parcheggi sono stati fra l’altro transennati e illuminati a giorno. Vietato naturalmente entrare con bottiglie di alcolici. Qualcuno ci ha provato, ma stato subito intercettato prima della selezione all’ingresso e le bottiglie sono state sequestrate. Nuove anche le due ampie aree relax fuori dalla 'piramidè. Il tutto vigilato, dentro e fuori, da 68 telecamere ad alta definizione. «Non un Cocoric blindato ma controllato - precisa Bianchi -. Come abbiamo sempre fatto, cerchiamo di rendere il divertimento sicuro. Non ci siamo certo svegliati oggi. Manteniamo rapporti stretti con questura e carabinieri e segnaliamo persone sospette. Pi teniamo fuori i malintenzionati, meglio . Ci prendiamo le nostre responsabilit come prima della tragedia di questa estate». Il riferimento appunto alla morte di Lamberto Lucaccioni, il 16enne sentitosi male al Cocoric a luglio per un’overdose di ecstasy. Proprio questo episodio, sommato ad altre «irregolarit» verbalizzate dalle forze dell’ordine negli ultimi tre anni, avevano portato al provvedimento di chiusura per 4 mesi disposto dal questore di Rimini Maurizio Improta. La serata inaugurale, intanto, scivolata via tranquilla. Centinaia di ragazzi, gi in fila dalle 23, aspettavano dall’estate di tornare in pista al Cocoric. Il prossimo banco di prova sar domani: dopo la parentesi Tunga si riprende con la classica serata 'Coccò. Per l'occasione, ricorda il direttore Bianchi, verr proiettato il filmato di sensibilizzazione contro l’uso di droghe. «Speriamo che i nostri giovani colgano il messaggio», chiude.

Il commento del papà del 16enne morto per overdose di ecstasy

E’ una decisione «saggia, ma tardiva» quella di vietare ai minorenni l'ingresso al Cocoric di Riccione, secondo i genitori del sedicenne umbro Lamberto Lucaccioni, che cos hanno commentato - con l’ANSA - la riapertura del locale avvenuta ieri sera dopo quattro mesi di stop.
Lo hanno fatto attraverso il loro legale, l’avvocato Roberto Bianchi, il quale ha spiegato che sono ancora distrutti dal dolore il pap e la mamma del sedicenne di Citt di Castello morto nel luglio scorso per una overdose di ecstasy dopo essersi sentito male nella discoteca di Riccione, ma hanno ripreso il lavoro e sentono forte intorno a loro l’affetto di tutta la comunit cittadina.
Non hanno invece mai incontrato i familiari dell’unico indagato per questa vicenda, un 19enne fratello di un amico di scuola di Lamberto, che confess ai carabinieri di Riccione di aver dato la droga al ragazzino, n la famiglia del ragazzo che ospit Lamberto la sera del tragico evento.
Quanto ai gestori della discoteca, «con questi quattro mesi di stop - ha detto l’avv. Bianchi all’ANSA, commentando alcune dichiarazioni che gli stessi avrebbero fatto in passato - hanno pagato il conto alla giustizia amministrativa, ma non con la famiglia Lucaccioni» che li ritiene «corresponsabili di quanto successo». (ANSA)

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