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Vienna: "Allarme attentati in Europa tra Natale e Capodanno". Sventato attacco a Sarajevo

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Un allarme attentati in tutte le capitali europee tra Natale e Capodanno arriva dall’Austria nel giorno in cui la procura di Sarajevo annuncia di aver sventato un attacco che puntava a uccidere almeno cento persone la notte di capodanno.
Allerta altissima dunque proprio mentre il capo dell’Isis torna a far sentire la sua voce. Abu Bakr al Baghdadi assicura che che il suo 'Califfatò non ha subito conseguenze dai raid aerei della Coalizione internazionale. E minaccia anche Israele.
E’ stato il capo della polizia di Vienna a parlare di un alto rischio di attentati durante le feste. Un messaggio in questo senso, ha detto, è stato diramato «a diverse capitali europee" qualche giorno prima del 25 dicembre, dai «servizi di intelligence di un paese amico». Gli attentati, ha precisato il funzionario, potrebbero essere compiuti con «bombe o armi». E proprio una bomba volevano utilizzare gli 11 estremisti arrestati a Sarajevo e vicini all’Isis. Pensavano di piazzarla sotto l’auto della polizia o in un luogo affollato per Capodanno e come ha detto il procuratore antiterrorismo, puntavano ad uccidere «più di cento persone».
Parole che si incrociano con quelle pronunciate da al Baghdadi, che si è rifatto vivo con un messaggio audio di 24 minuti di cui non è possibile verificare l’autenticità ma che è stato diffuso da siti e account twitter già usati in passato per rilanciare le minacce dell’Isis. «Siate fiduciosi - ha affermato il 'Califfò - che Dio garantirà la vittoria a coloro che lo adorano, e ascoltate la buona notizia che il nostro Stato è forte. Più si intensifica la guerra contro di esso, più si fa puro forte».
Al Baghdadi, più volte dato per morto o ferito in notizie circolate nell’ultimo anno e sempre smentite, passa poi a minacciare Israele. «La Palestina - afferma - non sarà la vostra terra nè la vostra casa ma il vostro cimitero. Allah vi ha raccolto in Palestina perchè i musulmani vi uccidano».
Il Califfo se la prende infine con l’Arabia Saudita, che recentemente ha dato vita a una coalizione di Paesi islamici contro il terrorismo. «Se fosse una coalizione islamica - dice Al Baghdadi - si sarebbe dichiarata libera dai suoi padroni ebrei e crociati e avrebbe fatto dell’uccisione degli ebrei e della liberazione della Palestina il suo obiettivo».
Intanto arriva quello che potrebbe essere un duro colpo ai negoziati di pace sulla Siria ancora prima del loro inizio a Ginevra, il mese prossimo, con l’uccisione avvenuta ieri in un raid nei pressi di Damasco di Zahran Allush, leader della principale organizzazione ribelle islamista nella regione. Forte di 20 mila miliziani e sostenuta dall’Arabia Saudita, l'organizzazione è nemica dell’Isis, ma si ispira pur sempre ad un’ideologia fondamentalista ed è accusata di violenze contro gli alawiti, seguaci della stessa setta sciita del presidente Bashar al Assad. «L'attacco è un tentativo di far fallire gli sforzi dell’Onu per una soluzione politica», ha affermato oggi in un comunicato la Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e dell’opposizione.

Sventato attacco a Sarajevo, 100 morti per Capodanno

Cento morti per la fine dell’anno a Sarajevo. Un maxi attentato sventato dalla procura bosniaca e pianificato da un gruppo di estremisti vicini all’Isis, collegati con combattenti in Siria e Iraq.
Un piano reso noto dal procuratore antiterrorismo di Sarajevo Dubravko Campara mentre da Vienna è arrivato l’allarme attentati per tutte le capitali europee nel periodo tra Natale e Capodanno.
L’obiettivo del gruppo era quello di piazzare una bomba sotto un’auto della polizia, oppure in un luogo centrale della città, gremito di gente per Capodanno. A fermarli una vasta operazione antiterrorismo compiuta nella periferie di Sarajevo il 22 dicembre. Undici gli arresti, accompagnati da perquisizioni in moltissime abitazioni e luoghi di culto e poi ancora controlli incrociati e collegamenti che hanno portato il procuratore Campara, a quattro giorni di distanza, a parlare con certezza della pianificazione del maxi attentato di Capodanno.
«Puntavano ad uccidere oltre un centinaio di persone», ha detto Campara, senza scomporsi di fronte al fatto che non sia stato trovato l’esplosivo. Ragione in più, ha assicurato, per tenerli in carcere, visto che solitamente puntano a distruggere ogni prova.
Il gruppo, secondo il procuratore, si riuniva per pregare in un appartamento alla periferia di Sarajevo, trasformatosi nella base per pianificare l’attentato nei dettagli. La procura ha diffuso una foto dell’appartamento sul cui muro campeggiava una bandiera nera dell’Isis.
Gli avvocati dei sospetti terroristi hanno negato tutto, parlando di arresti «assurdi» e hanno chiesto l’immediato rilascio dei loro assistiti in assenza di prove. Ma la procura, per il momento ha confermato gli arresti per 30 giorni.

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