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Il governo cancella "non subito" il numero chiuso a Medicina. L'Ordine: "Ci ripensi". I rettori: "Un equivoco" I numeri

Cdm prevede stop numero chiuso a Medicina
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«Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi». E’ quanto annunciato al termine del Consiglio dei Ministri di ieri tra le norme del disegno di legge relativo al Bilancio di previsione dello Stato per il 2019. In una seconda nota, poi, Palazzo Chigi, corregge quanto scritto nel comunicato del Cdm: «In merito al superamento del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina, la presidenza del Consiglio precisa che si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle università italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso».  Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, aveva smentito l’ipotesi della fine del numero chiuso alle facoltà di medicina, in occasione della firma del protocollo d’intesa con la Regione Veneto a venezia: «A me personalmente non risulta questa notizia, che è stata pubblicata questa mattina. Stiamo lavorando per allargare il numero degli ammessi: sarà un percorso graduale, ma si farà». I ministri Bussetti e Grillo hanno chiesto, in sede di Consiglio dei ministri, di «aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina. E' un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il governo intende onorare». Lo affermano i ministri dell’Istruzione e della Salute in una nota congiunta. Io sono da sempre contrario al numero chiuso nelle facoltà scientifiche. C'è bisogno di ingegneri e medici». Lo afferma il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. 

L'Ordine dei Medici: "Il governo faccia un passo indietro"

"Sull'ipotesi di stop al numero chiuso alle facoltà di Medicina «il governo faccia un passo indietro». Lo chiede il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli.
«Bene, permettiamo a tutti di poter accedere agli studi, ma, allo stesso modo - afferma Anelli - garantiamo a chi arriva a laurearsi di poter completare il suo percorso formativo, accedendo in automatico alla specializzazione. E tutto questo non potrà essere fatto in un giorno». Anelli ricorda infatti che «ci sono già oggi quindicimila medici laureati e abilitati ma privi della possibilità di specializzarsi o formarsi nella Medicina Generale in maniera da poter poi entrare, con le adeguate competenze, nel Servizio Sanitario Nazionale, e che chiedono risposte precise alla loro condizione di precarietà».
«Per noi - rileva - il percorso è unico, parte dall’accesso e finisce con l’acquisizione del titolo specialistico o di Medico di Medicina Generale. A che serve - afferma - sfornare migliaia di medici laureati ma ancora privi di tutte quelle competenze necessarie a entrare a pieno titolo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale e lasciarli poi intrappolati in un limbo dal quale sempre più difficilmente potranno affrancarsi, a meno di non fuggire all’estero per specializzarsi e poi lavorare, con conseguente perdita di risorse umane e finanziarie?». La Fnomceo «c'è - conclude Anelli -. E’ pronta a sedersi a un Tavolo e a proporre soluzioni, che garantiscano ai giovani una formazione concreta ed efficace e ai cittadini professionisti e cure di qualità. Chiama sin da ora a raccolta i giovani colleghi, in una grande Conferenza che aprirà il percorso degli Stati Generali del 2019».

I rettori: "Un equivoco"

"La notizia dell’abolizione del numero chiuso a Medicina? Penso ci sia stato un equivoco...» il presidente della Conferenza dei rettori italiani, il professor Gaetano Manfredi, rettore all’Università Federico II di Napoli, non nega di essere rimasto «assai sorpreso» dalle notizie e dalle telefonate che ha ricevuto stamane, appena sveglio, riguardo al numero chiuso alle facoltà di Medicina, prima che una nota della Presidenza del Consiglio precisasse che «si tratta di un obiettivo politico di medio periodo».
«In Italia - spiega Manfredi all’ANSA - la pressione e la richiesta su Medicina è al di fuori di ogni standard europeo: all’ultima selezione si sono registrate quasi 70 mila persone, un numero assolutamente spropositato rispetto al resto dell’Europa, all’estero questi numeri non ci sono». Per Manfredi «è la stessa presenza del numero chiuso che crea l’opportunità di lavoro certo e quindi causa il numero spropositato di richieste: c'è questo paradosso, insomma».
Dall’altra parte, la formazione in Medicina per essere di qualità «richiede un numero di docenti elevato, formazione sul campo, laboratori, un numero congruo tra posti letto in ospedale, malati e specializzandi: questo determina la necessità di poter lavorare con numeri ragionevoli, per garantire questi standard ed assicurare ai nostri futuri medici una formazione di qualità», prosegue il rettore. «In Italia - ricorda Manfredi - ci sono situazioni molto differenziate: negli ultimi anni il corpo docente è stato ridotto di 10 mila unità e alcuni atenei non hanno il numero di professori per garantire qualità didattica a grandi numeri: bisogna tornare ad investire».
«La nostra proposta, alla quale stiamo lavorando con il titolare del Miur Bussetti, è di aumentare un pò i numeri: questo è fattibile con degli investimenti: in tre anni si potrebbe arrivare a 15 mila posti, ovvero il 50% in più rispetto ad oggi. Bisogna lavorarci. Già quest’anno sono aumentati di quasi 1000 i posti, il cui numero è fissato dal Miur e dal ministero della Sanità. Dobbiamo tutti lavorare nell’interesse degli studenti - conclude il rettore - serve formazione di qualità soprattutto per i medici, nessuno si vuole far curare da medico impreparato».

In 20 anni 155mila posti, migliaia non sono entrati. Ma mancano ancora tanti camici bianchi

L’introduzione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina risale al 1997, quando l’allora Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ortensio Zecchino, istituì con un decreto ministeriale il numero chiuso nazionale. Numerosi furono però i ricorsi, e bisogna arrivare al 1999 per l’introduzione con legge del numero chiuso per l’ammissione alla facoltà di Medicina, legge che è stata dichiarata legittima da parte della Corte Costituzionale nel 2013, dopo che il Consiglio di Stato aveva sollevato la questione di legittimità.
I posti per gli studenti comunitari sono progressivamente aumentati negli anni, toccando l’apice nel 2014, per poi diminuire leggermente negli anni successivi fino al 2018. Si è passati da un numero di 7.106 per l’anno accademico 2000/2001 ai 10.157 posti del 2013 e ai 10.440 del 2014. Nel 2002 i posti sono stati 7.482 e i numeri sono stati all’incirca questi anche negli anni successivi: nel 2006 si è arrivati a 7.763 posti, 7366 circa nel 2007, 7.945 nel 2008. Si è superata la quota di 8.518 posti nel 2009, 9.327 nel 2010, 9501 nel 2011 per giungere a quota 10.173 raggiunta nel 2012. Per l’anno 2015 i posti messi a disposizione dal Ministero sono stati 9.790. Complessivamente dal 2000 i posti per diventare medico sono stati oltre 155 mila e 500 ma il paradosso è che continuano a mancare i camici bianchi, soprattutto in alcune specializzazioni.
Anche l’affluenza al test negli anni è aumentata: nell’Anno Accademico 2004/2005 hanno sostenuto la prova 33.657 candidati; nel 2013/2014 si sono, invece, presentati ben 63.043 studenti; 53.268 sono stati i candidati che hanno partecipato alle prove nel 2015, 56.538 nel 2016, 60.040 nel 2017 e 59.743 quest’anno. Gli idonei sono stati 36.863 nel 2014, 25.579 nel 2015, 52.978 nel 2016, 52.393 lo scorso anno per scendere a 40.447 quest’anno.
Oggi il presidente della Crui, Gaetano Manfredi, ha assicurato che con finanziamenti adeguati ed un serrato lavoro si potrebbe arrivare a 15 mila posti nelle facoltà di Medicina tra 3 anni e che a questo obiettivo stanno lavorando la Conferenza dei rettori e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. La mancanza di docenti, specialmente in alcuni atenei (10 mila sono andati in pensione negli ultimi anni), e la necessità di laboratori, strutture, materiali, posti letto-medici per gli specializzandi, rendono complesso abolire tout court il numero chiuso a Medicina.

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  • Filippo

    17 Ottobre @ 10.15

    Idee poche, ma confuse.

    Rispondi

  • Patrizia

    16 Ottobre @ 22.46

    Il numero deve essere libero. Basta proteggere la casta dei medici. Università libera.

    Rispondi

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