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Caso Villari: Veltroni nelle sabbie mobili

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di Giuliano Molossi

Ci vorrebbe l'Alberto Sordi dei tempi migliori per raccontare la straordinaria storia del senatore Riccardo Villari, incollato alla sua poltrona di presidente della commissione di vigilanza della Rai. La surreale vicenda, che da giorni tiene banco sulle prime pagine dei giornali, certamente non appassiona il grande pubblico ma fotografa in maniera impietosa la nostra classe politica.  Riepiloghiamo rapidamente i fatti. La guida della commissione di vigilanza (istituita 33 anni fa con lo scopo di sorvegliare l'attività del servizio pubblico radiotelevisivo) spetta all'opposizione, in considerazione della funzione di garanzia che dovrebbe avere. Nel maggio scorso il centrosinistra propose la candidatura di Leoluca Orlando. La maggioranza subito si irrigidì: è un nome che non possiamo accettare, disse, sceglietene un altro. Risposta: è un veto inaccettabile, il nostro candidato è questo. Quarantatre votazioni, quarantatre fumate nere: Orlando non passa. Si arriva così al 13 novembre quando, con i voti della maggioranza e due dell'opposizione, viene eletto presidente un senatore del Pd,  il «peone»  Riccardo Villari, napoletano, ex democristiano mastelliano. Veltroni e Di Pietro insorgono: è una vergogna, una cosa inaccettabile e comunque Villari si dimetterà immediatamente. Non è così. Villari resta al suo posto ma dice: me ne andrei solo se si trovasse un accordo su un nome condiviso. L'accordo viene trovato sull'ottantacinquenne Sergio Zavoli, senatore del Pd ed ex presidente della Rai. Tutto è bene quel che finisce bene? Niente affatto. Villari, che intanto ci ha preso gusto, non molla la poltrona: «Sono stato eletto regolarmente, perchè me ne dovrei andare?»
Il Pd lo espelle, i presidenti della Camera e del Senato e il presidente del Consiglio lo invitano a farsi da parte, ma lui niente, non fa una piega. Ecco, siamo a questo punto. Nella sceneggiata una delle pagine più gustose, si fa per dire, è stata quella del «pizzino», quando in diretta tv un senatore del Pd (il dalemiano Latorre) ha suggerito a un collega del Pdl (Bocchino) l'argomento giusto per mettere in difficoltà un esponente dell'Italia dei Valori, Donadi, che difendeva la candidatura di Orlando. Un siparietto che la dice lunga sui rapporti fra Pd e Di Pietro ma soprattutto su quelli, all'interno dello stesso Pd, fra Veltroni e D'Alema.
Da questa farsa tutta italiana escono male tutti. Le istituzioni sono ridotte a merce di scambio, come fossimo a un mercato. Non  scopriamo oggi che i partiti si spartiscono la Rai come le iene fanno con la gazzella, ma così in basso, forse, non ci eravamo mai arrivati.  Cosa è cambiato da quando Enzo Biagi diceva che in Rai si assumeva un democristiano, un socialista, un comunista e uno bravo? Ne esce male Villari con la sua ostinazione a restare al suo posto, come fosse un bunker, a dispetto dei santi. Ne esce male il Pd che lo ha fatto eleggere senatore ma poi lo «ripudia» perchè troppo gradito alla maggioranza. Ma chi ne esce peggio di tutti è Veltroni.
Il segretario del Pd ha commesso errori a ripetizione, è caduto in ingenuità colossali. Il primo sbaglio, il più grave, è stato quello di  intestardirsi nella  candidatura Orlando. Sulla Consulta, il Pdl, quando ha capito che Pecorella non sarebbe mai passato, ha cambiato cavallo (come aveva fatto notare Latorre nel suo «pizzino») trovando facilmente l'intesa su un altro nome. Ma Veltroni, ostaggio di Di Pietro, non se l'è sentita di scaricare l'ex sindaco di Palermo. Ed è andato avanti finché i «furbetti» del Pdl non lo hanno spiazzato con il blitz su Villari. Se Veltroni, invece di insistere inutilmente su Orlando, avesse proposto subito il nome di Zavoli o anche un altro della stessa autorevolezza, Berlusconi non avrebbe potuto fare obiezioni. E ci saremmo risparmiati questa farsa. Un altro passo falso Veltroni lo ha fatto quando, subito dopo il colpo di mano della maggioranza, ha detto: Villari si dimetterà immediatamente. Sono trascorsi otto giorni e Villari è ancora lì. Troppe figuracce. Adesso in casa Pd c'è un'aria pesante di resa dei conti. Veltroni è sempre più debole, il partito è lacerato, i suoi elettori delusi e avviliti. E poi dicono che Berlusconi non è un uomo fortunato...

Da Roma a Parma: Pdl e Lega, prove di accordo - Pd, quali alleanze? - Ubaldi e Lavagetto: novità in vista? - Vai all'articolo

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  • franco

    22 Novembre @ 15.50

    Magari berlusoni sara' anche fortunato, ma in questa vicenda hanno perso tutti, in primis l'Italia di fronte al mon do,per chi fosse interessato l'AD dell'ENI ha dichiarato che nel 2009 ogni famiglia risparmiera' 2000 euro sull'ener gia, anche questa e' politica, e magari qualche imbecille ci credera' pure.

    Rispondi

  • ARIO

    22 Novembre @ 13.41

    E\' la democrazia, bellezza! Sono e rimango convinto che in politica l\'Italia si merita quello che ha. Persino infimi personaggi come questo Villari di indiscusse origini mastelliane. Vi ricordate quel Mastella che si vantava, coerentemente per la sua origine politico-mentale, di essere elargitore di favori e assunzioni clientelari? Ecco, quello! Specchio di una Italia e dei suoi abitanti, che sono irrecuperabili. Caro Molossi, la colpa è e rimane degli italiani. E, se siamo in democrazia, è questo che dobbiamo chiarire!

    Rispondi

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