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Gli anni giovanili del futuro dittatore in «Mussolini socialista rivoluzionario»: un saggio di Luciano Dalla Tana ripubblicato da Diabasis dopo mezzo secolo

Foto segnaletica di Benito Mussolini nel 1903

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L'innominabile». Così i socialisti italiani bollarono Benito Mussolini nel novembre 1914 quando decretarono la sua espulsione dal partito. «Avevano avuto la forza di cacciarlo dalle loro file quando egli non intendeva più servire la comune lotta ma non avevano la forza di pronunciare il suo nome, che era stato - almeno per la corrente massimalista - una bandiera e una promessa». Con queste parole amare Luciano Dalla Tana oltre cinquant'anni fa chiudeva la sua ricerca sul «Mussolini massimalista» oggi riproposta da Diabasis con il titolo di «Mussolini socialista rivoluzionario» e il sottotitolo «Scritti, risse e invettive» che ben sintetizza i campi d'azione del giovane Mussolini (presentazione domani alle 18 alla libreria Feltrinelli di via Farini con l'ex senatore socialista Fabio Fabbri, il direttore di «Mondoperaio» Giuseppe Covatta e il presidente Diabasis Mauro Massa).
Dalla Tana, che all'epoca della prima edizione era il presidente socialista della Provincia di Parma, non era uno storico di professione. Non lo è mai stato. Ma con metodo e serietà analizzò documenti, discorsi, articoli di giornale e tutte le fonti possibili per cercare di capire e spiegare. Capire e spiegare - da storico «dilettante» e da socialista - come era potuto accadere che Mussolini fra il 1910 e il 1914 acquisisse un ruolo di primo piano dentro il suo partito, tanto da diventare il direttore de «l'Avanti». Voleva capire come era potuto accadere che Mussolini fosse riuscito a incantare prima una parte importante dei socialisti italiani e - pochi anni dopo - buona parte del Paese. Ne scaturì questo «Mussolini massimalista» che attirò l'attenzione di storici importanti, nomi famosi come Renzo De Felice e Pierre Milza. Si tratta di una storia documentatissima dei primi trent'anni del futuro duce. Un libro ricco di aneddoti e personaggi (spesso dimenticati) ma soprattutto una riflessione, talvolta accorata e amara, su quel dilemma fra massimalismo e riformismo che ha accompagnato per decenni la storia dei socialisti italiani e di buona parte della sinistra. Come la pensasse Dalla Tana, scomparso poco meno di due anni fa, è facile immaginarlo per chi conosce la sua storia di riformista tenace e attento, consapevole che è più facile salire una scala salendo un gradino dopo l'altro piuttosto che con un sol balzo. Convinto che il massimalismo, le posizioni rivoluzionarie che hanno attraversato il movimento socialista in ogni epoca, siano state spesso più un freno che uno stimolo alla conquista dei risultati sperati. Ed è alla sua storia e alle sue idee che sono dedicate le pagine della postfazione scritta dall'ex senatore socialista Fabio Fabbri che completa il volume di Diabasis insieme alla prestigiosa prefazione dello storico Arrigo Petacco.
Fabbri traccia un «profilo del riformista Luciano Dalla Tana», che è una mini biografia dell'ex presidente della Provincia. Pagine affettuose e interessanti che ne ripercorrono la vita: gli anni del sindacato alla Federbraccianti e alla Camera del Lavoro, quelli sui banchi del Consiglio comunale a Parma. Poi la presidenza della Provincia. E la scelta di dedicarsi allora a quello studio su Mussolini che uscirà in libreria proprio nelle settimane dell'accordo fra il Psi e la Democrazia cristiana per l'ingresso socialista al governo. Accordo che causò l'ennesima, non certamente l'ultima, drammatica spaccatura fra riformisti e massimalisti socialisti. Ma Fabbri racconta anche gli anni successivi: quelli di Dalla Tana prima alla presidenza della Banca Monte e poi alla vicepresidenza della Banca commerciale italiana. E soprattutto ci ricorda il periodo alla guida dell'Autocamionale della Cisa, dove racconta Fabbri, l'ex sindacalista di Collecchio si ritrovò insieme al notaio Bandini. E i due, il socialista e il liberale, seppero collaborare insieme con «realismo e lungimiranza».
Dopo quelle esperienze Dalla Tana non ebbe più incarichi pubblici ma non abbandonò la passione politica. Passione che aveva vissuto negli anni settanta al fianco del parlamentare Gaetano Arfè, e prima ancora di Ferdinando Santi. La passione nell'idea socialista non venne meno neanche dopo tangentopoli nelle riunioni «semi-clandestine» dei pochi socialisti rimasti. A questi ultimi anni si riferisce l'ultimo aneddoto recente che Fabbri racconta. Alla fine del 2005 in vista delle elezioni politiche della primavera 2006 socialisti e radicali danno vita alla Rosa nel Pugno. E Dalla Tana si presenta da Fabbri con un'idea: candidare Mario Tommasini in Parlamento. «La componente libertaria di Mario era viva e generosa», racconta Fabbri. Ma proprio in quei giorni Tommasini finisce in un letto di ospedale a causa di un male crudele che lo ucciderà nel giro di qualche settimana. E con la malattia svanisce quell'idea un po' così di candidare l'ex comunista eretico in una lista fatta di radicali e socialisti.
Mussolini socialista rivoluzionario Diabasis, pag. 157, 16,00

 

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