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Vite con troppi decibel

In aumento i trami acustici: colpa di città sempre più rumorose e musica ad alto volume

Vite con troppi decibel.   E l'orecchio va in tilt
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Che cos’hanno in comune concerti rock ad alto volume ascoltati appiccicati alle casse, auricolari con musica elettronica «a palla» e lo sparo di un fucile? Qualcosa di non piacevole purtroppo, come i danni all’udito. Rumori forti improvvisi o prolungati nel tempo possono portare a traumi acustici e a una perdita di udito che rischia di condizionare le nostre vite quotidiane. Ne parliamo con Teore Ferri, direttore del reparto di Otorinolaringoiatria e otoneurochirurgia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.

I danni all’udito possono avere nature differenti?

«Possiamo distinguere due tipi di trauma acustico: un trauma acustico cronico e un trauma acustico acuto - spiega il primario - Il primo si verifica dopo esposizioni per lunghi periodi di tempo a fonti sonore di intensità superiore a 85 decibel, come un allarme antincendio. Il trauma acustico acuto è definito, invece, come un evento singolo che apporta un danno all’apparato uditivo determinato da un’esposizione ad onde sonore di intensità superiore a 120 decibel», ad esempio un tuono o un aereo in decollo.

Cosa si danneggia nell’orecchio in questi episodi?

«Le onde sonore sono di tipo meccanico e agiscono determinando un movimento della membrana timpanica - continua Ferri - Questa membrana permette la trasmissione a livello dell’orecchio interno delle vibrazioni grazie allo spostamento di sostanze fluide contenute nell’orecchio interno. Tale movimento “meccanico” va ad agire sull’”organo del Corti” che ha il compito di trasformare l’impulso meccanico in impulso “elettrico”, trasmesso a livello corticale ed elaborato infine dal nostro cervello. L’esposizione improvvisa ad un suono superiore ai 120-130 decibel, come un’esplosione, provoca un violento impatto a livello dell’orecchio interno e, in particolare, causa un danno meccanico acuto sulle cellule nervose che fanno parte dell’organo del Corti, facendo muovere violentemente il fluido all’interno dell’orecchio e determinando così un deficit uditivo».

Quali sono i sintomi del trauma acustico acuto?

«I sintomi del trauma acustico acuto si verificano immediatamente e comportano perdita o abbassamento dell’udito monolaterale o bilaterale (nel caso di forti rumori da esplosione in ambienti chiusi), acufene (ossia un fischio o ronzio) e distorsione della percezione sonora. Per quanto riguarda il trauma acustico cronico - spiega l’esperto - l’ipoacusia è solitamente bilaterale, può essere accompagnata da sensazione di orecchio pieno, acufeni e lieve cefalea durante la fase iniziale dell’esposizione (primi 10-30 giorni). Successivamente si passa ad una fase “silente”, della durata di mesi e anche anni, in cui il paziente non riferisce alcun sintomo finché non si accorge che ha difficoltà a comprendere parti di un discorso in ambienti rumorosi oppure ha necessità di alzare il volume della televisione».

È importante riconoscere il danno uditivo in tempo?

«Sì, perché se non vengono prese misure precauzionali si può arrivare ad una sordità da rumore, con difficoltà da parte del paziente a capire la voce parlata: il paziente sente ma non capisce le parole».

Che fare quando ci rendiamo conto che il nostro udito non è più così tanto affidabile?

«Occorre rivolgersi a uno specialista Otorinolaringoiatra che, tramite l’esame audiometrico tonale, verificherà se abbiamo un’ipoacusia neurosensoriale, cioè una diminuzione delle capacità uditive da danno dell’orecchio interno. Da sottolineare che il trauma acustico è ancora oggi oggetto di studio ed è difficilmente curabile ma facilmente prevenibile, basta avere l’accortezza di utilizzare dispositivi di protezione, come tappi o cuffie nelle situazioni a rischio.

I ragazzi, immersi nel ritmo martellante delle discoteche, della movida e dei concerti a tutto volume sono più soggetti a traumi uditivi?

«Vi sono rigide normative che regolano l’esposizione al rumore che devono essere rispettate nei locali pubblici e durante i concerti, quindi danni da rumore dovuti a musiche da discoteca, concerti e movida non dovrebbero essere frequenti - conclude Ferri -. Di più facile riscontro, soprattutto nei giovani, è il danno da rumore indotto dall’ascolto di musica a volume alto con auricolari; un dispositivo portatile per file audio (lettore mp3) può raggiungere livelli di suono più alti di 100 decibel. Il danno è spesso proporzionale all’intensità e alla durata dell’esposizione: solitamente l’utilizzo di tali dispositivi per meno di un’ora porta ad un affaticamento uditivo e non a un vero e proprio danno irreversibile. Ciò significa che con un adeguato “riposo” l’orecchio torna al suo normale funzionamento, senza danni permanenti. Occorre comunque prestare attenzione ed utilizzare questi dispositivi in modo adeguato».

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