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La prova: KTM 790 Duke, la media che mancava

La 790 Duke colma un vuoto importantissimo nella gamma KTM. Per la prima volta su una moto di Mattighofen arriva un bicilindrico in linea. Leggera, reattiva, appagante nel misto. ha i “numeri” degni di una KTM. 105 cv per soli 185 kg in ordine di marcia. Se la gioca alla grande nel sempre più affollato segmento delle naked medie

Prova KTM 790 Duke – la media che mancava
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È la vera via di mezzo che mancava. Fino a oggi, tra la Super (1290) e le piccole (125/250/390) Duke c’era solo (e c’è ancora) la 690 Duke l’agilissima quanto divertente naked monocilindrica tutta coppia leggerezza, che per caratteristiche proprie del motore rimane più che altro una fun bike. Non bastava però a colmare il vuoto di un segmento quello delle 800, che nel frattempo si è fatto decisamente affollato.

Colma un vuoto
Mancava una bicilindrica media, mancava ma ora è arrivata l’era Duke 790, La novità principale, epocale per Mattighofen, sta nel motore bicilindrico in linea. Per la descrizione dettagliata della moto vi rimando comunque all’articolo di presentazione di Stefano Cordara a fine 2017, ma un ripassino alle caratteristiche salienti è sempre utile. Coerenza innanzitutto. Anche in questo caso KTM rimane affezionata all’acciaio cromo-molibdeno, materiale utilizzato perfino per il telaio dei prototipi della MotoGP. In questo caso la struttura a traliccio è abbinata all’alluminio per la parte posteriore sottosella. Alluminio anche per il lunghissimo forcellone, che origina un interasse superiore alla media: 1.475 mm.

Misure racing

Nonostante ciò, le altre misure caratteristiche (avancorsa 98 mm e angolo cannotto a 24 gradi) puntano senza mezzi termini all’agilità dell’avantreno. Lunga dietro, compatta davanti: con queste quote la 790 Duke sarebbe una supersportiva perfetta. Anche i 169 kg a secco del peso contribuiscono a presentare la KTM 790 Duke come una moto svelta, cosa che verificheremo durante questa prova. Le sospensioni, ovviamente WP, non sono racing, anche perché non servirebbero: la forcella rovesciata da 43 (escursione 130 mm) non regolabile e monoammortizzatore con molla progressiva (escursione 150 mm) privo di leveraggio, in questo caso registrabile nel precarico e nel ritorno idraulico. Parlando di freni il doppio disco anteriore da 300 mm è abbinato a inedite pinze per la prima volta marcate KTM, in luogo della storica fornitura Brembo. E’ la prima volta che su una KTM stradale viene meno questo binomio “premium”.

Il primo twin

Tornando al motore, new entry che sicuramente sarà sfruttato su altri modelli, come ad esempio l’attesissima 790 Adventure, è l’ormai noto bicilindrico in linea fronte marcia da 799 cc. Le 4 valvole per cilindro sono attivate da bilancieri a dito, il motore adotta la lubrificazione a carter secco (un classico per KTM)  ed è dotato di due contralberi di bilanciatura. Degne di nota le prestazioni dichiarate: 105 cavalli a 9.000 giri e 87 Nm di coppia massima a a 8.000 giri.

Elettronica da grande

Se qualche componente ciclistico può forse apparire un po’ “semplice”, KTM invece ci è andata pesante con l’elettronica, al top (e pure oltre) nel segmento.
Se il controllo di trazione regolabile (MTC) si può ritenere  quasi scontato su una moderna naked sportiva, un po’ meno lo è la piattaforma IMU per gestire i principali controlli in funzione dell’inclinazione, fra i quali l’utilissimo cornering ABS, derivato dal sistema che esordì come world premiere sulla KTM 1190 Adventure del 2014, e l’MSR (Motor Slip Regulation, controllo automatico del freno motore).

A tutto questo si aggiungono le mappe con i tipici riding mode KTM (Rain, Street, Sport) con in più la modalità Track completamente personalizzabile. Sorprende anche la presenza del controllo per l’impennata Anti-Wheelie (disinseribile) e addirittura del launch control, altro gadget di derivazione puramente racing. Infine, ma assolutamente rilevante, il cambio elettronico quick shift in entrambe le direzioni.

Tutto compreso
Il quadro si chiude con la strumentazione con display TFT a colori multifunzione come sulle più prestigiose super sportive, soluzione che però KTM usa già sulla 125 Duke. Considerando che il suddetto pacchetto incluso (di serie) nei 9.550 euro f.c., si può ritenere il nuovo giocattolo arancio a dir poco allettante. Come optional evidenziamo il sistema KTM MY RIDE per interagire con lo smarthphone, mentre è ricchissima, come sempre, l’offerta di  accessori Power Parts per personalizzare in toto la moto, fra cui segnaliamo il sempre attraente terminale di scarico Akrapovic.

RIDE


Appare scenografica già da lontano, aggressiva ancora prima di avviarsi. Da vicino si può notare una qualità costruttiva generale medio alta, anche se il design è sempre molto Mazinga e piuttosto giovanile. Ma ormai il design molto spinto fa parte della filosofia senza compromessi dello spirito ready to race. Di certo la KTM 790 Duke non manca di fascino. Il frontale esprime cattiveria come poche altre, e il codino sembra il perfetto fondoschiena di una modella. L’attrazione, avvicinandosi, si fa sempre più forte, insieme alla voglia di svegliarla.

Compatta
La trovo più piccola di quanto mi aspettassi, intesa come compattezza e, soprattutto, snellezza. La Duke 790 è magra come poche ai fianchi, snella dove si inseriscono le gambe, soprattutto avendo ben chiaro che siamo in sella a una 800 cc . Nonostante ciò, salgo e ci entro bene, la sella a 825 mm da terra è il giusto compromesso per non mettere in eccessiva difficoltá i meno alti, pur accogliendo dignitosamente chi ha corporatura superiore alla media. Ciò è anche favorito dalla posizione di guida amica, che è pure parzialmente modificabile intervenendo sulle ben 12 regolazioni offerte del manubrio: praticamente te la cuci su misura. Le pedane hanno però un posizionamento tendenzialmente sportivo, perciò piuttosto arretrato, e ciò comporta che chi ha arti lunghi (altezza superiore a 1.80) nelle trasferte lunghe soffra un tantino di eccessiva piega alle ginocchia.

Un po’ naked un po’ motard
Viceversa, il manubrio alto e largo offre comfort e gran controllo. La 790 Duke appare come una via di mezzo fra una naked e una maxi motard stradale, al punto quasi di confondere un po’ le idee come approccio e stile di guida. In sella, posizione a parte, si scopre una moto piuttosto radicale dal punto di vista del comfort. Protezione dall’aria scarsa imbottitura della sella sportiva, in autostrada si soffre ma appena si arriva nel misto... Sportivo è anche il sound, capace di far innamorare al primo rilascio di gas anche con il terminale di serie. Inutile dire che con l’Akrapovic l’effetto coinvolgimento sonoro sia all’ennesima potenza.

Street per piacere

Prime curve: inizio a giocare un po’ con i vari riding mode e con le opzioni elettroniche (le combinazioni sono infinite). Trovo che la mappatura Street offra il miglior compromesso fra prestazioni, emozioni e margine di sicurezza, ottima per iniziare a prendere confidenza con la moto. Confidenza che, grazie all’intuitività della Duke impiega ben poco ad arrivare, insieme alla voglia irrefrenabile di provare la mappa Sport capace di offrire una erogazione più decisa, una risposta al gas che definirei acuminata, e controlli elettronici più “liberi”.

Queen of corners
Mappa sport, una, due, tre curve. Arriva anche il divertimento. E’ questo il terreno di caccia preferito dalla 790 Duke che invoglia subito ad allungare il passo diventando entusiasmante. 100 cavalli o giù di li. Se sono come quelli della Duke, appagano anche chi ha mestiere che non sente esigenza di averne di più. Un pelo brusco quando si riprende in mano il gas ai bassissimi regimi, il bicilindrico KTM diventa poi corposo una volta che si distende mostrando gran schiena e un bell’allungo.

Vai col liscio

Le sospensioni svolgono bene il loro compito senza mostrare particolari punti deboli anche forzando il passo. Su fondi levigati il lavoro è irreprensibile, mentre se la strada presenta imperfezioni il feeling diminuisce a causa degli pneumatici di primo equipaggiamento (Maxxis forse non proprio all’altezza del progetto) e della risposta del monoammortizzatore che sembra tarato per un assetto molto sportivo. C’è da dire che queste ultime sensazioni sono emerse solo nei tratti dove il passo era decisamente allegro, perciò non propriamente da utente medio.

Leggera e reattiva
Il peso contenuto si traduce in una piacevole velocità di azione in curva, specie in fase di inserimento, idem nei cambi di direzione, dove la Duke si rivela svelta e appagante. Le pedane alte e arretrate consentono angoli di piega non indifferenti, mentre la moto si dimostra piuttosto precisa anche sul veloce, nonostante la guida alta. Il livello di vibrazioni espresso dal motore è molto contenuto fino ai regimi medio alti, mentre tirando si avverte qualcosa in più ma di livello più che accettabile. Il cambio elettronico è preciso e veloce ed è in buona sinergia con l’ottima frizione, ma è anche sensibile.Conviene normalmente avere l’accortezza di non lasciare il piede vicino alla leva onde evitare dei cambi marcia non voluti. Il debutto di KTM nel mondo delle medie bicilindriche arriva quindi nel migliore dei modi. La 790 Duke riesce ad esprimere perfettamente il DNA KTM pur con caratteristiche tecniche nuove per il marchio austriaco. Pimpante, veloce, vivace e leggera. In questo segmento la concorrenza è spietata c’è da sgomitare. Ma la 790 Duke ha le spalle larghe.

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