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Dr. Rock - StereoEquipe

Schede di archeologia pop, di Riccardo Venturella

Dr. Rock - StereoEquipe
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Riccardo Venturella è un filologo musicale parmigiano, che al suo lavoro a Radio-Tv parma ha via via aggiunto nel tempo una serie di apprezzatissime iniziative anche pubbliche (come Controtempi) con un unico filo comune: lo studio e la passione per la musica, rock-beat-pop...... Ora ha accettato di aricchire il nostro sito con alcune "schede di archeologia musicale pop", per la rubrica "Dr. Rock".    Ecco  quindi la nuova scheda di Dr. Rock:

 

STEREOEQUIPE

Il beat sinfonico concettuale dell'Equipe 84

Che l'Equipe 84, di Maurizio Vandelli fosse un gruppo al top negli anni sessanta è un dato di fatto, pochi però ricordano quanto l'opera musicale del gruppo sia stata importantissima all'interno del contesto musicale italico, svolgendo quella funzione evolutiva che ha permesso di fatto anche da noi un filone musicale piu moderno e all'avanguardia per i tempi e che ancora oggi mostra la sua validità. Accanto al "principe" Vandelli c'erano il bassista Victor Soliani,il chitarrista Franco Ceccarelli (si proprio il papà della bravissima Sandra) e il batterista Alfio Cantarella (che potremmo definire il Keith Moon nostrano!) a mostrare fin dall'esordio su vinile (il primo lp del 1965) la capacità di rileggere gente come i Rolling Stones, Kinks, Beach boys e Moody Blues, con gusto personale e inventiva.

Ma è nel 1966 che comincia la vera rivoluzione sonora, che porterà il gruppo ad essere un vero e proprio faro musicale, e il primo passo è il cambio d'etichetta, dopo la fallimentare partecipazione a San Remo ("Un giorno tu mi cercherai", accoppiata su 45 giri con "L'antisociale" che è di fatto l'esordio di Franceasco Guccini come autore non accreditato) l'Equipe passa dalla Vedette alla Ricordi e licenzia il primo capolavoro, il Lp "Io ho in mente te" che mostra una band lontana anni luce dall'album d'esordio. Inciso con apparecchiature d'avanguardia e una variegata strumentazione (tutta indicata nei credit di copertina) il disco si apre subito alla grande con "Alti nel cielo" dove un banale folk rock dei Mamas & Papas (I need somebody groovy) viene trasformato in una delizia psichedelica che unisce l'innovativo sound dei Byrds alle intuizioni dei Beatles, con un testo che poco ha a che vedere con i "viaggi" in aereo (è la scusa che prenderanno anche i Byrds per spiegare "Eigh Miles High"!!) vedere per credere (video). 


Si prosegue ad altissimo livello tra riuscite rielaborazioni di cover poco note, come "Spiegami come mai" e "Resta" (è quella "Stay" che Jackson Brown renderà popolarissima nei 70 ) e le più conosciute Bang Bang (anche su 45 giri) e la title track che trasforma un'incolore "You were on my mind" di Berry McGuire, in un gioiellino pop , fatto di di deliziosi intarsi canori e un crescendo trascinante, che a breve. vince il Cantagiro e diventa un classico(video) . Il resto non è da meno, e la voglia di superare la dimensione provinciale italiana è esplicitata anche nell'uso dell'inglese (vera eresia per una band italiana all'epoca) in ben due pezzi: l'eterea "Floating" e l'autocover "Wanna pray" (aggiornamento musicale del brano sanremese) ma la vera bomba arriva alla fine dell'album quando smessi i panni elettrici, i quattro si buttano in un intensa ed emozionante lettura folk di "Auschwitz" del grande Guccini(che è bene ricordarlo era in formazione agli inizi della storia e che provoca subito un pandemonio con la censura!! ).(video)

Mentre i singoli dominano la Hit parade del compianto Lelio Luttazzi (ma anche il Lp vende molto bene, tant'è che oggi lo si trova facilmente) la band si prepara per un biennio di fuoco. Il 1967 è all'insegna di una coraggiosa quanto riuscita avanguardia sonora che li porta in breve a licenziare due singoli stratosferici, oltre che scoprire e lanciare il talento di Lucio Battisti. Il primo è la celeberrima "29 settembre" che viene tolta dalla dimensione folk originaria (sentite la versione dell'autore sull'album d'esordio) e trasformata in tour de force musicale con vorticose chitarre psichedeliche, batteria ipercompressa e pianoforti martellanti (dico una follia, ma mi fa pensare ai Velvet U. di "I'm waiting for my man") e dulcis in fondo il titolo recitato da uno speaker del notiziario radiofonico nazionale ... (video) a ciò aggiungete uno splendido retro (La gucciniana "E' dall'amore che nasce l'uomo" ovvero quando lo space rock incontra la melodia italiana) e avrete il singolo rock italiano piu bello degli anni sessanta! A seguire ancora Battisti (che partecipa anche alle registrazioni) regala al gruppo la splendida accoppiata "Nel Cuore e Nell'anima/Ladro" che dispiega un'orchestrazione beatlesiana nel lato A e una verve indoetnica nel lato B!


Ed è a questo punto che i nostri baroni calano l'asso, Nel 1968 infatti incidono quello che è il Sgt Pepper italico ovvero (rullino i tamburi) “Stereoequipe”. Prino disco della Ricordi registrato tutto in stereofonia (da qui il titolo), l'album contiene i 4 brani dei singoli del '67 remixati, il resto è un tripudio di sorprese tra i deliri psichedelici di "Tutto è solo colore" (video) ("Every little bit hurt" classico soul irriconoscibile ,date un'occhio all'incredibile video) e la stonatissima "Per un attimo di tempo" (video) , la rilettura di "Intermission riff" (standard jazz di Ray Wetzel, che diverrà sigla del Tg7 della rai!!!) e ancora "Nel ristorante di Alice" che cita la beatlesiana Penny Lane (e pare che Hendrix quando nel 68 venne in Italia ne fosse rimasto molto colpito!!!) o "Una anno" che fa conoscere i Traffic qui da noi (era sigla del programma radiofonico "Gran Varietà)), per tacere della famosa "Un angelo blu" (pubblicata su singolo) e sopratutto "Hey ragazzo" oscuro gioiello battistiano che cita la Harrisoniana "Within you without you" del Pepper. Pensata come un'unicum sonoro (i brani sono uniti da brevi intermezzi orchestrali), ques'opera pop rock,dal respiro sinfonico, è un vero capolavoro che ancora oggi affascina e stupisce, suggellata da una splendida copertina firmata dal genio della Pop art Mario Schifano (gia all'opera per i singoli del '67).

Purtroppo l'album troppo complesso per un pubblico poco avvezzo agli esperimenti sonori, venderà poco e mai più ristampato cadrà nell'oblio,dimenticato anche dai critici, musicicisti e addetti ai lavori, reperibile solo nel mercato collezionistico a prezzi molto alti. Solo recentemente ha avuto una degna riedizione sia in vinile che in cd (on sale music), con i singoli del 1969 come bonus ,tra i quali “Tutta mia la città” bella e nota rilettura sinfo pop dei Move di “Blackberry way”. Non mi resta che dirvi “Accattatevillo”!





 

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