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CANDIDATO NEL '65

Guareschi e il Nobel mancato

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L’ Accademia reale svedese ha desegretato, a distanza di 50 anni, l’elenco dei candidati ed è spuntato a sorpresa il nome di Giovannino Guareschi. L’autore di Mondo Piccolo fu suggerito all’epoca da Mario Manlio Rossi, professore di letteratura all’Università di Stoccolma.

Egidio Bandini

Politicamente scorretto o, meglio, come si definiva egli stesso, parafrasando il Poeta «A Dio spiacente e a li nemici sui»: Giovannino Guareschi, nella sua lunga carriera di giornalista, scrittore, disegnatore e polemista era finito spesso nei guai. Anzi, forse –anche questa era una sua riflessione – erano direttamente i guai ad andarlo a cercare. L’ultimo in ordine di tempo - più un “incidente” che un guaio - la mancata assegnazione del Premio Nobel per la letteratura. Lo scrive Daniele Abbiati ieri su «Il Giornale», nel suo pezzo «Guareschi, un emarginato che ha sfiorato il Nobel»: nel 1965 il professor Mario Manlio Rossi, docente di filosofia e letteratura all’Università di Edimburgo propose l’assegnazione del premio al papà di Peppone e don Camillo, scrittore di indubbio successo, tradotto in tantissime lingue, venduto a milioni di copie, autore di sceneggiature cinematografiche di straordinario successo ben al di fuori dell’Europa. Guareschi, però, sottolinea Abbiati, in quegli anni era vittima, in Italia, di un ostracismo bipartisan – come si direbbe oggi – sia dal governo monocolore DC, che dall’opposizione social-comunista. Dunque, di nuovo e come sempre, «A Dio spiacente e a li nemici sui».

Morale, quell’anno il Nobel per la letteratura se lo aggiudicò lo scrittore russo Šolochov, autore de «Il placido Don», guarda caso lo stesso titolo della rubrica che Giovannino teneva sul «Candido» per parlare del Po che scorreva, al pari del Don, in terra comunista. Sta di fatto che Šolochov era autore di un romanzo dal titolo «Terre dissodate» che parlava appunto della Russia comunista e della “terra ai contadini”. Ma Guareschi a farsi “trovare dai guai”, aveva iniziato molto tempo prima: negli anni del ventennio fascista si mise nei pasticci con una vignetta che irrideva il coraggio e l’abnegazione dei cittadini di Gallarate, con un’altra ridicolizzò l’autarchia; nel 1942 fu, ancora, la polizia fascista ad accusarlo per le affermazioni ad alta voce (è un eufemismo) sul regime e la guerra, durante la notte, in un quartiere di Milano, dopo aver appreso che il fratello Pino era disperso in Russia; l’8 settembre del 1943, quando i tedeschi si affacciarono coi carri armati alla caserma di Alessandria, dove prestava servizio come tenente d’artiglieria, alla richiesta dei teutonici di scegliere se «continuare a combattere assieme a loro o essere rinchiuso in un campo di concentramento», Giovannino rispose che preferiva «continuare la guerra per conto suo», e finì in un lager; nel 1951 si beccò una condanna ad otto mesi di carcere, causa una vignetta di Carletto Manzoni, che trasformava in corazzieri le bottiglie di Nebbiolo dell’allora Presidente Einaudi, per non parlare della vicenda De Gasperi che, nel 1954, lo vide scontare 405 giorni di galera e sei mesi di libertà vigilata, dopo un processo-lampo, conclusosi con l’immancabile verdetto di condanna: diffamazione a mezzo stampa. Un anno di prigione, cui si aggiunsero gli otto mesi del Nebbiolo (comminati con la condizionale), non ricompresi nell’amnistia del 1953. Un altro “incidente”, simile alla non assegnazione del Nobel, Guareschi lo ebbe nel 1953: il primo mancato riconoscimento al suo lavoro di scrittore e creatore di personaggi immortali: quel pretone di nome don Camillo e quel grosso sindaco comunista chiamato Peppone che, dalla Bassa parmense, divennero famosi in tutti e cinque i continenti. Il fatto si verifica quando il film «Don Camillo» esce negli Stati Uniti d’America: la versione inglese del lungometraggio firmato da Julien Duvivier ha tutti i requisiti per ottenere un grande successo: il contrasto del parroco con i comunisti, il grande senso di religiosità e, da non sottovalutare, la voce del Cristo che parla: il grandissimo Orson Welles. Così accade che a Hollywood l’Academy of motion pictures Arts and Sciences sta discutendo su quali siano i film da inserire nelle nomination per l’Oscar. Ebbene, ai primi posti nella lista per l’Award onorario destinato al miglior film straniero c’è «The little world of don Camillo». Ma, c’è un ma: esisteva, presso la Paramount, un Ufficio Censura Nazionale ed Estera, ai vertici del quale stava Luigi G. Luraschi, italo-inglese che, oltre ad essere il responsabile del benestare alla proiezione di certi film negli Stati uniti, era anche il contatto della CIA nel dorato mondo hollywoodiano. Ebbene, proprio la Central Intelligence Agency americana fece in modo di escludere il film guareschiano dalle nomination all’Oscar. Perché? Perché il lungometraggio era considerato anticlericale e quasi “di sinistra”. A spiegarlo, in una lettera oggi reperibile su internet, come moltissimi documenti dell’Agenzia statunitense, è lo stesso Luraschi che scrisse ad Owen (il suo contatto alla CIA) il 10 marzo 1953: «Ho fatto un gran lavoro personale con i membri dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences riguardo il premio al miglior film straniero. In un precedente rapporto ti avevo indicato come i Leftists (filo sinistri ndr) fossero ansiosi di assegnare il premio a “The small world of don Camillo” (il titolo è scritto errato nel testo originale ndr). Volevano accentrare l’attenzione sul fatto che il Comunismo e il resto del mondo possono stare insieme. Penso che li abbiamo sistemati. In sostanza abbiamo messo in fila abbastanza persone da indicare con un voto a pioggia che l’Oscar deve andare a “Forbidden games” (in italiano “Giochi proibiti” di René Clément che vinse di fatto l’Oscar ndr) il film francese e non a “Camillo”.». Candidato all’Oscar, candidato al Nobel, Guareschi non vinse alcuno dei due premi ma, a differenza di «Giochi proibiti» e di «Terre dissodate» (che i premi li vinsero) «Don Camillo» ancor oggi se lo ricordano tutti: il libro come il film e, ne siamo certi, sarà così ancora per tanto, tanto tempo. Altro che Oscar e Nobel!

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  • gigiprimo

    07 Gennaio @ 09.02

    vignolipierluigi@alice.it

    Purtroppo quella candidatura non ha avuto seguito. Il buon Giovannino lo meritava veramente, ma oltre al Rossi non aveva altri angeli in quel consesso!? e pensare ad altri Nobel italiani vien da piangere!

    Rispondi

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