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Bernini: "Alcuni pm accaniti contro di me"

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Aemilia, condanne e assoluzioni. Non luogo a procedere per Bernini, che attacca: «Alcuni pm accaniti contro di me»

Georgia Azzali

È seduto su una panchina a pochi metri dal palazzo di giustizia. Gessato blu e viso abbronzato, Giovanni Bernini attende di sapere se dovrà portarsi dietro lo stigma del mafioso. «Certo, che ho un po' di paura, ma so anche di avere la coscienza a posto, e questo mi dà serenità», dice prima di entrare in aula.

Oltre sei ore di camera di consiglio per scrivere il primo atto della storia della 'ndrangheta in Emilia: il gup Francesca Zavaglia comincia a distillare le sentenze l del processo Aemilia verso le 17,30. E Bernini è il primo ad uscire, a farsi largo tra i giornalisti per dire che lui con la 'ndrangheta non c'entra nulla. Non luogo a procedere per prescrizione: questa la formula giuridica. Tradotto, significa che per l'ex assessore comunale di Forza Italia l'accusa di voto di scambio mafioso è stata ritenuta infondata, ma il giudice ha derubricato il reato in corruzione elettorale "semplice", che però è già prescritto.

Secondo l'accusa, Bernini era l'uomo su cui il clan aveva deciso di scommettere nelle elezioni amministrative del 2007. Fino a garantirgli un pacchetto di 200-300 voti. Agli atti ci sono intercettazioni tra presunti affiliati, ma la voce di Bernini non viene mai registrata. Per gli inquirenti, però, era stato Romolo Villirillo, ritenuto uno dei capi della cosca, a tirare le fila dell'operazione.

«Romolo Villirillo - scriveva il gip nell'ordinanza dell'operazione Aemilia - garantisce l'appoggio elettorale al candidato (Bernini, ndr) attraverso i suoi "amici", tra cui Francesco Lepera». Ma al Bernini in combutta con la 'ndrangheta il giudice non ha creduto. Piccolo imprenditore edile di San Secondo, Lepera era uno dei parmigiani accusati di associazione mafiosa. Sotto la direzione di Villirillo avrebbe partecipato alla raccolta di consensi per Bernini e sarebbe stato una presenza costante ai summit in cui si mettevano a punto le strategie della cosca. Ma l'accusa nei confronti di Lepera si è sgretolata: assolto, nonostante la procura avesse chiesto 12 anni.

L'impianto dell'inchiesta, coordinata dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi della Dda di Bologna, però, ha retto. Tutti i grandi capi, seppure con pene più limitate rispetto alle richieste, sono stati condannati: 15 anni per Nicolino Sarcone, 14 anni Alfonso Diletto, 12 anni e 6 mesi per il pentito Giuseppe Giglio e 6 anni e 8 mesi per il numero uno della cosca, Nicolino Grande Aracri, che però in questo processo doveva rispondere di reati satellite rispetto all'associazione mafiosa. Tutte condanne in abbreviato, quindi con la riduzione di un terzo della pena.

È sul fronte della politica, però, che la procura ha accusato il colpo: prescrizione per Bernini, per un reato non di mafia, e assoluzione per Giuseppe Pagliani, il consigliere comunale reggiano di Forza Italia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma torniamo agli altri parmigiani coinvolti in questa tranche del processo. Nove anni di pena, contro i 12 e 8 mesi chiesti dalla procura, per Alfonso Martino, salsese d'adozione, difeso dagli avvocati Francesca Scarpino e Giuseppe Rando. Si sarebbe dato da fare per raccogliere voti a favore del consigliere comunale Pd Pierpaolo Scarpino (mai indagato) per le amministrative del 2012, ma avrebbe fatto da collettore di preferenze anche per le comunali di Sala Baganza del 2011 e per le amministrative del 2006 a Salsomaggiore. Molto meno pesante la condanna per Giuseppe Pallone: 5 anni e 10 mesi, nonostante i pm avessero picchiato duro chiedendo 13 anni e 4 mesi, ma nel suo caso, come per altri, alcuni reati sono caduti. Un protagonista, Pallone, secondo gli inquirenti, della mega operazione immobiliare di Sorbolo: quell'affare da decine di milioni di euro su cui le cosca mette le mani, entrando nelle società di Francesco Falbo. L'imprenditore edile, imputato di reimpiego di soldi della cosca, ieri contava di chiudere i suoi conti con la giustizia, ma la sua richiesta di patteggiamento a 1 anno e 11 mesi (pena sospesa) è stata rigettata. Falbo era anche parte civile al processo, perché vittima di estorsione, «e la sua richiesta è stata devoluta in sede civile per il risarcimento e le persone contro cui ha fatto richiesta di risarcimento sono state condannate», spiega il suo difensore, Carmelo Panico.

Ci sono poi altre figure più marginali. Domenico Amato e Francesco Pellegri, tutti e due imputati di estorsione, e il primo anche di tentata estorsione. Pellegri, anche parte civile, per aver subito un'estorsione, è stato assolto, mentre Amato è stato condannato a 3 anni e 8 mesi, essendo caduta la tentata estorsione. Un anno e 2 mesi, poi, per Gaetano Caputo, accusato di ricettazione, detenzione e porto illegale d'arma, e 1 anno e 8 mesi per Antonio Marzano, accusato di aver fatto da prestanome per una società del boss Michele Bolognino. Al Comune di Sala Baganza, poi, che si era costituito parte civile con l'avvocato Livio Di Sabato, sono stati riconosciuti 150.000 euro di risarcimento. E ieri, in aula, c'era anche la sindaca Cristina Merusi. "È il riconoscimento che eravamo parte lesa - dice -. Lo dovevamo ai nostri cittadini".

Novanta imputati e condanne per settant'anni: è il primo punto fermo nella storia dell'ndrangheta in Emilia. Una storia lunga ormai un quarto di secolo, nonostante ci sia ancora chi fa finta di non vedere.

Bernini: «Alcuni pm accaniti contro di me Agirò in ogni sede, compreso il Csm»

È un fiume in piena, Giovanni Bernini. Canta vittoria per la sentenza: «La mia fiducia nella giustizia è stata ripagata, e questo nonostante un accanimento giudiziario da parte di alcuni pm». E poi non risparmia bordate su come è stata portata avanti l'inchiesta. «Con questa sentenza si pone fine a un incubo giudiziario, ma soprattutto si pone fine a un teorema assurdo portato avanti dagli inquirenti per cui se uno vicino a Berlusconi cerca voti tra i meridionali trattasi di mafia, se invece uno è di sinistra, come Del Rio, Vecchi di Reggio, Scarpino di Parma o Tedeschi di Salso, trattasi di normale ricerca del consenso - sottolinea -. Nonostante le numerose intercettazioni, nessuno del Pd è stato indagato. E io agirò in ogni sede, compreso il Csm, perché in questa inchiesta sono molte le lacune. Infine, il fatto che il pm Mescolini nel 2006 sia stato capo ufficio dell'allora vice ministro Pinza del Pd solleva molti dubbi».

Rimane, invece, sugli aspetti giuridici il difensore, Daniele Carra: «Non sono sorpreso dal tenore della sentenza - dice -. Piuttosto sono sorpreso per la richiesta della procura di procedere prima per concorso esterno in associazione mafiosa e poi per voto di scambio mafioso, nonostante le pronunce contrarie sia del gip che del Riesame, oltre a quanto scritto nella mia memoria difensiva».

Nessuna "macchia", poi, per Francesco Lepera, difeso dall'avvocato Marilena Facente. «Con questa assoluzione finisce un incubo - dice Lepera -, ma io ho sempre creduto nella giustizia. Vivo a San Secondo da 29 anni e lavoro con molte persone, ho contatti con professionisti, per cui non vedevo l'ora che venisse ristabilita la verità, perché io non ho niente a che vedere con la 'ndrangheta».

In parte soddisfatta anche Francesca Scarpino, legale di Alfonso Martino insieme al collega Giuseppe Rando, nonostante la condanna a 9 anni. «Partivamo da una richiesta di 12 anni e 8 mesi, per cui questo risultato può essere considerato un primo passo, anche se l'associazione mafiosa è rimasta», sottolinea.

Pena più mite rispetto alla richiesta dei pm anche per Domenico Amato, condannato a 3 anni e 8 mesi contro i 6 messi sul piatto dall'accusa: «È caduta la tentata estorsione, e questo ha portato a questa diminuzione, ma in appello potrebbero esserci ulteriori margini», commenta l'avvocato Stefano Melcarne.G.Az.

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  • marco

    23 Aprile @ 15.14

    Si potrebbe evitare di chiamare i vari Martino, Pallone, Amato, Marzano, Caputo, Lepera, Pellegri e Falbo parmigiani? Saranno anche residenti a Parma e provincia ma questi di parmigiano non hanno proprio nulla!

    Rispondi

    • 23 Aprile @ 15.34

      REDAZIONE - Ricordiamocene anche quando ci vantiamo di una eccellenza scientifica come il professor Rizzolatti: non è del sasso neppure lui, e neppure Giuseppe Verdi o Padre Lino...

      Rispondi

  • gigiprimo

    23 Aprile @ 14.48

    vignolipierluigi@alice.it

    Toh! Pensavo fosse la magistratura a far girare i processi! E a volte vedo processi veloci che conducono a sentenze. A volte, specie in prossimità di elezioni, si parte con imputazioni e sentenza mediatica, per poi aspettare che vada in prescrizione. Qualcuno mi spieghi cosa ci ha guadagnato dalla prescrizione Bermini? Politicamente, nulla, come persona, nulla, come nel caso di arrivare a sentenza assolto per mancanza di prove o meglio per non aver commesso il fatto. La frittata è fatta quando inizia il tutto, e c'è chi mangia a quattro bocche. A proposito è caduta anche la parte mafiosa , in quanto tempo sono giunti a sentenza?

    Rispondi

    • LaoTzu

      24 Aprile @ 07.11

      Mah... il reato di corruzione elettorale a quanto pare c'è stato... non aggravato dallo stampo mafiosoo, ma c'è stato... per cui, essendo la pena massima prevista inferiore ed essendo la "corruzione" (ma guarda che coincidenza) fra i reati per cui il Parlamento (cioè questa classe politica corrotta e senza vergogna), dopo Tangentopoli, ha fatto accorciare i tempi di prescrizione e allungare i tempi processuali con mille arzigogoli e cavilli infilati ad arte nei Codici, ecco assicurata l'impunità...

      Rispondi

    • antonio

      23 Aprile @ 22.22

      Hai le idee molto confuse, forse era meglio tacere

      Rispondi

  • LaoTzu

    23 Aprile @ 14.05

    Egregio sig. "gigiprimo", non è un mistero che le leggi (come quella sulla prescrizione) i Giudici possono solo applicarle... per cui si rivolga pure a chi le leggi le scrive... cioè a questa classe politica che, non essendo capace di fare pulizia al proprio interno (perché corrotta e senza vergogna oltre qualunque livello di guardia), non fa altro che inventarsi scappatoie (e la prescrizione breve è una di queste) per restare impunita. E si metta il cuore in pace, perché la maggioranza dei politici “assolti” per avvenuta prescrizione (quella breve, fatta passare ai tempi di Berlusconi proprio con questo scopo e mai cancellata dai suoi successori), il reato lo hanno commesso eccome… poi, ovviamente, possono continuare a strillare che sono innocenti… ma intanto restano impuniti e possono ricominciare a delinquere...

    Rispondi

  • ale

    23 Aprile @ 13.12

    Solo tristezza.

    Rispondi

  • gigiprimo

    23 Aprile @ 09.47

    vignolipierluigi@alice.it

    Qualcuno dei soloni che intervengono di solito, mi possono spiegare chi ha la possibilità di far cadere in prescrizione un reato? a prescindere che è stabilito per legge, chi ha interesse e facoltà di arrivare a scadenza? l'imputato, il pug, il pm o chi? e chi paga per le spese sostenute? e chi rimborserà l'imputato innocente o presunto colpevole che non si sentirà assolto perché per proseguire il 'dibattito' gli costerebbe parecchio denaro, mentre gli inquirenti lo fanno per mestiere e anche se perdono tempo dietro teoremi improponibili, non ci rimettono. Ci rimettiamo sempre noi!

    Rispondi

    • Vercingetorige

      23 Aprile @ 12.07

      Un pò di confusione non guasta ! Dunque , la convenienza a lasciar cadere il reato in prescrizione ce l' hanno l' imputato e i suoi difensori. Rallentare il processo fino ad arrivare alla prescrizione è una tattica che tutti gli avvocati conoscono bene. Non si vede come l' imputato di un reato prescritto possa "proseguire il dibattito" . I termini della prescrizione sono stati accorciati dai governi berlusconiani . A vantaggio di chi ? Il Giudice ha facoltà di addebitare le spese processuali alle parti in giudizio. La bellissima riforma Gratteri del Codice di Procedura Penale , oltre che sveltire notevolmente i processi , risolve anche il problema della prescrizione , ma è nel cassetto del Ministro di Grazia e Giustizia da quasi un paio d' anni . Il "pug" chi è ? Il marito di Peppa Pig ?

      Rispondi

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