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Ci sarebbe, magari, un "grazie" da dire

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Con l'ingaggio del nuovo allenatore e del nuovo ds del Parma Calcio si chiude una vicenda che è stata finora trattata solo nelle pagine sportive, ma che è paradigmatica per tutta la città. Perché il terremoto ai vertici della nostra squadra ha messo in luce gran parte dei difetti che - purtroppo - continuano a rappresentare un freno a mano tirato per Parma.
Cominciamo dall'inizio. Che non è l'esonero di Apolloni e le conseguenti dimissioni di Scala, Minotti e Galassi: ma è il fallimento del Parma Calcio. Eh già: perché pochi si ricordano che il Parma Calcio che tutti hanno nella mente e nel cuore non c'è più. È fallito, sotterrato da inchieste che hanno portato in luce gestioni a dir poco imbarazzanti. Quindi il Parma, la gloriosa squadra crociata delle coppe europee, di Buffon Cannavaro Crespo e anche di Cassano e Donadoni, non esisteva più. Era finita. Lasciando in tutti i parmigiani - non solo negli appassionati di calcio - quello che si suol chiamare un vuoto incolmabile.
E che invece è stato colmato da un gruppo di imprenditori ai quali mai e poi mai sarebbe venuto in mente di mettersi nel mondo del calcio, un mondo scivoloso, ambiguo, spesso malfrequentato, un mondo dove quando va bene ci si rimettono dei soldi. Ma questi imprenditori, tutti parmigiani, si sono presi in mano la patata bollente solo perché sanno bene che cosa rappresenti, il Parma, per Parma.
Dal nulla, in pochi giorni è così nata poco più di un anno fa una nuova società, dai bilanci puliti, che ha preso il posto di quella pasticciata e fallita. Bisognava ripartire dalla Caienna della serie D, quindi per i proprietari del nuovo Parma non solo c'era l'impegno di mettere soldi ed energie, ma mancava pure il beneficio, non so quanto importante, di una qualche pubblicità della quale, peraltro, non hanno alcun bisogno. Comunque. Il Parma ha vinto subito il campionato ed è stato promosso in Lega Pro. Dove le cose si sono complicate, per tre motivi: 1) il campionato è più difficile da vincere; 2) i ricavi sono gli stessi della serie D; 3) i costi sono molto superiori. E quindi, per i proprietari del nuovo Parma l'impegno si è fatto ancor più gravoso.
Ma andiamo avanti. Comincia il campionato e in città iniziano le lamentele. La squadra gioca male, il pubblico fischia, molti (anzi, moltissimi) invocano una svolta tecnica. Però quando la svolta arriva, ecco che le lamentele si spostano dalla panchina alla proprietà. Si comincia a dire che il presidente Scala è stato trattato male, che si è tradita l'idea di un "calcio biologico", poi che si è tardato troppo a trovare il sostituto di Apolloni.
Perché dico che questa vicenda è paradigmatica? Perché in questa città (mi permetto di dirlo, dopo un anno che sono qui) certe pretese e l'abitudine al lamento sono più dannose della crisi economica. Tutti invocano l'intervento di privati che "facciano squadra" per il bene della città: ma, quando l'intervento c'è, si comincia ad eccepire, magari pretendendo che una squadra debba vincere un campionato dietro l'altro solo perché si chiama Parma. Invece di dire, semplicemente, un "grazie", e collaborare tutti per la ripartenza.
(Ps: do per scontato che qualcuno dirà che questo articolo è servilismo nei confronti dei "padroni". Me ne infischio, perché i fatti sono questi. E perché so, purtroppo, che anche la maldicenza non manca).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Gianni Cesari

    05 Dicembre @ 08.19

    giannicesari

    "Grazie!" Dopo il grazie, rimane cmq il problema gioco, l'incognita (anzi no la scommessa!) allenatore, il drappello dirigenziale da comporre. Tutti si augurano che la Proprietà abbia scelto in maniera illuminata, tutti speriamo in un Parma sempre in vetta, ma la critica qui ci sta...eccome!

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  • mclain

    04 Dicembre @ 21.06

    Direttore, il grazie credo sia ampiamente stato dato è continuerà a essere dato. Ricordiamoci che il grazie era stato dato anche a Ghirardi, ciò non toglie che i tifosi ( tra cui parecchi soci dell'attuale Parma 1913, non scordiamolo), hanno il sacrosanto diritto di criticare. Ma la critica non era alla proprietà bensì alle persone scelte e ai risultati conseguenti. Riprova ne è che il vice presidente Marco Ferrari ha dichiarato che il progetto tecnico era fallito. Il pubblico aveva anticipato i tempi. Forza Parma.

    Rispondi

  • Daniele

    04 Dicembre @ 19.05

    Gentile Direttore i Parmigiani se ci sarà da combattere per portare la squadra nel calcio che conta ci sono e ci saranno sempre non hanno mai abbondanato la barca anche quando stava affondando ma non tollerano supponenza e dirigenza a mezzo servizio (Presidente impegnato sui trattori e direttore tecnico a fare le telecronache sky mentre la squadra gioca) ma esigono cuore passione e dedizione. Questi sono i tifosi del Parma quelli che si lamentano sui social forse sono altro...

    Rispondi

  • Vittorio

    04 Dicembre @ 17.26

    Peccato non ci possa essere la controprova,ma sarei curioso di sapere se al posto degli attuali proprietari,ci fosse stato qualcun 'altro, se il Suo giudizio sarebbe stato il medesimo.Comunque al di la' dei ringraziamenti l'attule proprieta' ha sbagliato tutto quello che si potesse sbagliare,almeno dal mio punto di vista

    Rispondi

  • Vercingetorige

    04 Dicembre @ 17.24

    Sono commosso ! Non so se piangere più per il Parma o per l' Inter. Comunque , visto che lei , Direttore , sottolinea di essere arrivato a Parma solo da un anno , le ricordo che il "Grande Parma" , sul punto di vincere lo Scudetto e vincitore delle Coppe Internazionali , era il "Parma AC" di Calisto Tanzi ( piaccia o non piaccia) , non il "Parma FC" , di Ghirardi , Leonardi , Cassano e Donadoni , testè fallito. Non si preoccupi delle accuse di "servilismo padronale" . La "Gazzetta di Parma" ha la sua linea editoriale da secoli . Non l' ha mica portata lei ! Tutti noi parmigiani la conosciamo bene , per questo la leggiamo "cum grano salis" , e , comunque , per noi la "Gazzetta" , resta come la torta fritta e gli anolini. Siamo grati al gruppo dei "Magnifici Sette" imprenditori parmigiani che stanno tentando di far rinascere il nostro Calcio , ma , se permette , diciamo che , la crisi di gioco e di risultati degli ultimi mesi , l' hanno gestita proprio male !

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