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Viaggio fra gli «invisibili». Ed è polemica fra Comune e Diocesi

Viaggio fra gli «invisibili». Ed è polemica fra Comune e Diocesi
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Viaggio della Gazzetta fra i senzatetto, in una notte gelida in cui alla disperazione di chi non ha nulla e dorme all'aperto si contrappone la generosità di enti, associazioni e volontari che si prodigano per portare conforto a chi è ai margini. Ma proprio sull'aiuto ai poveri l'assessore comunale Laura Rossi attacca duramente la Diocesi: «Non fate abbastanza», è l'accusa. Don Valentini: «Lavoriamo nel silenzio».

Beppe Facchini

Alberto ha 48 anni ed è un ex operaio originario della provincia di Mantova, trasferito a Parma per amore. Dopo vent’anni, il matrimonio con una donna dalla tipica erre ducale è naufragato nel 2014. Lei si è portata via tutto in seguito a una relazione con il suo vecchio datore di lavoro, mentre il figlio 18enne fa persino finta di non conoscerlo. «E pensare che da piccolo gli davo tantissime attenzioni – racconta quasi in lacrime –. I miei parenti sanno del divorzio, ma non che dormo per strada, non voglio dargli questo dispiacere. Qualche volta penso che dovrei farla finita. E so anche come: mi basta una siringa».

Gli invisibili

Da oltre un anno Alberto è uno dei tanti «invisibili» che si aggirano per la città. Una delle circa ottanta persone, per dirla con una cruda statistica, che si ritrovano ad affrontare le temperature sempre più basse di questo inverno senza un tetto sulla propria testa, talvolta per scelta. Alberto di solito dorme in stazione. Altri, invece, dove capita. Sotto i portici della Pilotta o in costruzioni semiabbandonate della periferia.

La rete solidale

Associazioni di volontariato, Comune, Caritas e tanti normalissimi cittadini che proprio non riescono a voltarsi dall’altra parte, fanno il possibile per aiutarli. Per affrontare l’emergenza freddo, ma anche per non abbandonare alla più completa solitudine chi non ha molte alternative alla strada durante tutto l’anno, esiste infatti in città una vera e propria rete solidale che però ha bisogno di continuo sostegno. «Chiunque abbia delle coperte da donare, può venircele a portare in qualsiasi momento», dice Maurizio De Vitis, segretario dell’Assistenza pubblica. L’associazione di viale Gorizia ha una convenzione con il Comune per fare la propria parte in tal senso con la sua unità di strada. Tre giorni alla settimana, vicino alla stazione, consegna cibo e tè caldo a chi ne ha bisogno. E quando serve, anche coperte. Il lunedì fa lo stesso la comunità di Sant’Egidio. Il martedì tocca all’associazione «Pane e vita», il sabato alla neonata «Ronde del cuore» e il giovedì ai «City angels», che per altre due sere alla settimana girano anche per la città con zaini pieni di coperte, scarpe e giubbotti da consegnare a chi dorme fuori. «Quando è il nostro turno serviamo fino a 150 pasti», spiega il coordinatore Giancarlo Ruberti, lanciando un altro appello alla generosità dei parmigiani: «Il prossimo 29 gennaio saremo dalle 8 alle 20 il Pilotta per raccogliere coperte e maglioni. Il 16 è invece previsto un incontro generale con il Comune al Duc proprio per fare il punto sull’emergenza freddo».

Emergenza freddo

Già, emergenza freddo. La stessa che ogni anno richiede un grandissimo sforzo collettivo per evitare che qualche storia di solitudine e povertà si trasformi in tragedia. «Per fortuna in giro c’è tanta gente buona», dice ancora Alberto, mentre sorseggia il suo tè caldo vicino al pulmino della Pubblica. Con lui ci sono tanti stranieri. Alcuni una casa ce l’hanno, un lavoro vero probabilmente no. Ci si saluta, si scambia qualche parola, si cerca un attimo di normalità e poi via, di nuovo a caccia di un modo per sopravvivere, sia al freddo che ad una vita che per qualcuno non ha quasi più senso.

Aiuto e accoglienza

«Qui inoltre si indirizzano le persone nei luoghi dove possono essere aiutate e accolte», aggiunge De Vitis. I volontari fanno delle domande alle persone in coda, ma con molta discrezione. Dopo si fa un giro nei luoghi dove di solito si sistema chi non ha una casa ma non arriva in stazione, e si aiuta anche loro.

In caso di necessità estrema, si allerta il 118 o il numero 393-3526031 gestito dalla Caritas e attivo tutto l’anno, 24 ore su 24, per le emergenze. Chi risponde valuta caso per caso il da farsi, la migliore assistenza che si può garantire in base alle esigenze e la disponibilità di posti letto. Un letto vero, ovviamente: di questi tempi vanno letteralmente a ruba.

BOTTA E RISPOSTA COMUNE-DIOCESI

Botta e risposta fra Comune e Diocesi sulla questione dell'aiuto ai senzatetto e a chi è in situazioni di grave indigenza. All'assessore ai Servizi sociali Laura Rossi, che contesta alla Chiesa di Parma di non fare abbastanza e di non sfruttare tutte le strutture a propria disposizione, risponde il vicario generale don Luigi Valentini, che spiega quali siano le numerose attività svolte dalla Diocesi e dalla Caritas per aiutare chi è in difficoltà, ricordando anche che quello che fa la Chiesa è molto più di quanto non appaia, proprio perché spesso agisce in silenzio e senza clamore.

«Il Comune ha messo a disposizione di tutto, non abbiamo più nulla. Dovrebbe fare la sua parte anche la Chiesa: a Parma solo tre o quattro parrocchie aprono le proprie porte. Il loro contributo è preziosissimo, però tutte le altre dove sono? Perché non accolgono come chiede anche Papa Francesco? La Diocesi di Parma, ma anche altre vicine, hanno decine di appartamenti, garage, uffici, negozi. Qualche locale è stato messo ovviamente a rendita e – ci mancherebbe – nessuno lo vieta. Però il Comune da solo non ce la fa, non abbiamo più nulla». Lo sfogo è di Laura Rossi, assessore al Welfare, che ricorda come per l’emergenza freddo (ma anche per quella che si deve affrontare tutto l’anno pur di non lasciare nessuno per strada) l’ente di piazza Garibaldi non sa più a quale santo rivolgersi.

«Abbiamo tre unità di strada più quella dell’Ausl per persone con problemi di alcol e droga – continua –, che in caso di emergenza porta la gente al dormitorio di Betania. Circa 80 persone sono senza casa, molte dopo lo sgombero di via Zarotto. Per sei mesi alcune di queste famiglie staranno a Gaione, altri hanno occupato, con Rete diritti in casa, un edificio di fronte al teatro Pezzani. Cinque delle persone che dormivano sotto il ponte Verdi sono state invece collocate al Cornocchio». Qui i posti letto sono in tutto 24. Gli altri numeri delle risorse messe a disposizione dal Comune? Nel 2015 la spesa complessiva per la convenzione con la Caritas, denominata «Bassa soglia» (pasti, docce, punto d’ascolto, servizio emergenza festivi e pronto cassa anche per pagare alberghi convenzionati) è stata di 170mila euro. Quella per i dormitori 730mila euro. Per queste strutture i posti letto a disposizione sono in tutto 119: 40 nel dormitorio di Padre Lino, 13 in quello femminile Cento lune, 24 alla Casa di accoglienza notturna temporanea in Santa Margherita, 6 alla comunità Betania e 12 al dormitorio femminile della Caritas.

Poi ci sono gli alloggi d’emergenza, completamente a carico dell’ente: nel 2015 (gli unici dati disponibili sono questi) sono stati collocati 12 nuclei a Corcagnano, 9 in via Alpi, 20 nei bilocali del residence Sant’Ilario, 39 tramite Acer, uno in via Casa bianca e 89 a Vicofertile nell’ambito del progetto «Una casa per ricominciare», affidato tramite convenzione a Casadesso. La spesa per il 2016 è stata di quasi 500mila euro; a bilancio 2014 era di 320mila euro..

Alle affermazioni dell'assessore Rossi risponde il vicario generale della Diocesi, don Luigi Valentini. «Il problema della casa – ricorda – è certamente grave e interessa situazioni tra loro diverse: famiglie, famiglie sotto sfratto, persone che transitano da Parma e rifugiati. Non è abitudine della Chiesa dire cosa fa, perché ritiene che sia bene che “la mano destra non sappia quello che fa la sinistra” e inoltre non è facile censire quanto fanno i cristiani, stimolati dal Vangelo trasmesso con forza dalle parole di Papa Francesco, che sono accolte, ascoltate e, a volte, anche anticipate da scelte della nostra Chiesa, come il destinare parte del seminario maggiore a dormitorio. Non si può inoltre conteggiare le disponibilità date dalle parrocchie solo in base agli accordi presi con enti pubblici; bisogna piuttosto cogliere l‘insieme di un impegno che va ben oltre, comunque finalizzato a soccorrere chi è in difficoltà, e non solo per la casa».

Don Valentini ricorda che «ci sono parrocchie che hanno messo a disposizione direttamente degli immobili, facendo della Caritas parrocchiale o parmense il tramite di questo intervento. Altre hanno sottoscritto con enti pubblici un rapporto dando una disponibilità; altre ancora si sono attivate per pagare l'affitto per famiglie che non riuscivano più a farvi fronte; altre ancora hanno abbassato ulteriormente il canone di propri appartamenti dati in locazione, o addirittura hanno accettato e concordato la sospensione dei pagamenti. Da notare che spesso quei canoni costituiscono l’unica risorsa certa per sovvenire alle necessità di una comunità che deve fare fronte a ingenti spese per altre finalità di carattere caritativo, quali la distribuzione di generi alimentari, il pagamento di bollette per famiglie in difficoltà, il mantenimento di spazi per assistenza scolastica, oltre alla più ampia azione caritativa e degli oratori, centri di aggregazione giovanile aperti a tutti». E aggiunge: «Diverse comunità si sono fatte garanti nei confronti dei proprietari, assicurando il regolare pagamento degli affitti, mentre in comunità religiose hanno trovato posto famiglie in situazioni di emergenza per sfratti o altro, messe in mezzo alla strada senza alcun aiuto. Cosi pure persone o famiglie stanno godendo di queste ospitalità a lungo termine».

Non solo. Il vicario generale osserva che «anche l’Istituto diocesano sostentamento clero, che possiede diversi appartamenti i cui proventi sono regolamentati da precisa normativa concordataria, da tempo viene incontro a situazioni di disagio, calmierando ulteriormente i canoni e collaborando con forme agevolate di locazione concordate con realtà assistenziali che, a loro volta, si fanno carico di famiglie in difficoltà o di persone bisognose di una particolare progettualità». E aggiunge: «Ci sono inoltre alcuni spazi che, per le loro precarie condizioni, non sono abitabili e mancano i fondi per renderli tali. Al riguardo alcune progettazioni stanno attuandosi, ma richiedono risorse ingenti che non è facile reperire in questa particolare situazione. Proprio a questo riguardo, è auspicabile il concorso di enti e persone di buona volontà per favorire queste risoluzioni. Del resto, tale problematica pare comune a numerosi enti pubblici che dispongono di spazi ben più ampli, che riteniamo non siano resi disponibili in queste emergenze proprio per la necessità di renderli abitabili».

Quanto all’emergenza legata al freddo e alla presenza di persone che transitano dal nostro territorio e non hanno alloggio o dei rifugiati, don Valentini ricorda che «per questi, a prescindere dal loro status giuridico, si cerca, nei limiti del possibile, di assicurare un ricovero caldo (letto, pasto, doccia, cambio abiti, assistenza sanitaria...), accogliendo pure le segnalazioni di chi non si limita a distribuire cibo e bevande calde, ma va a verificare sotto i ponti e nei luoghi dove l'esperienza insegna che queste persone trovano riparo. Per questo mi sento di dire che a Parma è viva e sentita la preoccupazione di assicurare un letto caldo, compreso a chi dormiva in macchina, non potendo più avere alloggio in ricoveri pubblici. Per situazioni particolari, quali gruppi familiari, genitori con bambini o altro, si interviene nell'emergenza anche attraverso l’alloggio in altre strutture, quali l’ostello e l'albergo, a spese della Chiesa tramite la Caritas, che ne è espressione».

Il sacerdote ricorda infine che «la Chiesa è disponibile a rendersi presente, laddove si cercano soluzioni reali per la casa, con una presenza continua, preferendo e auspicando un impegno concreto nel silenzio, piuttosto che punteggiato di comunicati e conferenze stampa. Con questo non ci nascondiamo la necessita di fare passi avanti e di declinare la carità con una rinnovata creatività. Sarà cura della Caritas offrire una disamina più puntuale su aspetti tecnici, così pure dare chiarimenti sulla convenzione che la fondazione Sant’Ilario trattiene con il Comune di Parma, mettendo a disposizione una variegata opera di assistenza, che costituisce solo una parte di un'azione ben più ampia, sostenuta dalla generosità di tanti e anche dai contributi dell’8×1000, che sono lievitati sul settore assistenza, a scapito di altri». r.c.

LA CARITAS

«Dispiace che il servizio alle persone in difficoltà venga minato dalla contrapposizione che qualcuno vuole creare, che a volte si traduce in uno scarico di responsabilità che di certo non aiuta». A dirlo è Maria Cecilia Scaffardi, direttore della Caritas diocesana di Parma, che risponde in questo modo alle parole dell'assessore Rossi e alle sue critiche nei confronti del ruolo della Chiesa di Parma nell'assistenza a chi è senza nulla. «Bisogna lavorare tutti insieme – aggiunge –, ognuno con un ruolo ben preciso: la Chiesa continuerà a fare quello che fa perché è qualcosa che nasce da un mandato del Vangelo, ma crediamo anche che questo debba essere svolto in una dimensione sussidiaria, perché non sta certo a noi sostituirci alle istituzioni». E aggiunge: «I numeri a cui fa riferimento l'assessore non sono i numeri complessivi dell'impegno della Caritas e della Diocesi, ma sono i numeri del rapporto istituzionale che la Caritas ha con il Comune». Quello che la Caritas fa, insomma, va molto oltre e spesso viene svolto nel silenzio, senza clamore.

Detto questo, la Scaffardi spiega nel dettaglio quale sia l'entità dell'opera svolta a Parma dall'organizzazione di cui è alla guida, per portare aiuto alle persone più in difficoltà. «Il primo servizio che cerchiamo di garantire – ricorda – è quello dell'ascolto e della conoscenza delle situazioni e dell'accompagnamento verso soluzioni idonee». Questo si traduce in varie risposte concrete, che la direttrice enumera.

In primo luogo, la mensa della Fraternità di via Turchi, al cui interno è presente anche un servizio docce e un servizio di distribuzione di pacchi con generi di prima necessità. Poi ci sono i dormitori: l'accoglienza per gli uomini, con 70 posti letto in un'ala del seminario maggiore in via XX Marzo, in pieno centro, dove un piano è riservato ai profughi e un altro ai poveri di casa nostra; e il dormitorio femminile Sant'Ilario di via Trento, con 12 posti letto in una struttura «che sarà presto ampliata per offrire ulteriori servizi alle donne ospitate».

C'è poi il servizio di distribuzione vestiti, ora in piazzale Santo Stefano ma che prossimamente si trasferirà in piazza Duomo. C'è il punto di ascolto sanitario che da giugno, in vicolo del Medioevo, offre una prima assistenza di tipo medico a chi normalmente non si rivolge all'ospedale o a un dottore. C'è un'unità di strada che va a incontrare le ragazze prostituite («prostituite, non prostitute, perché fanno quello che fanno non per scelta ma perché obbligate dalle circostanze», precisa la Scaffardi). Infine, ma non meno importante, c'è tutta la rete delle Caritas parrocchiali, «che, a parte dormitori e mense, fanno più in piccolo tutto quello che fa la Caritas diocesana, forti della conoscenza che hanno del territorio e delle persone». Che in molti casi mettono anche a disposizione alloggi: «Parrocchie che sono certamente più delle tre o quattro citate dall'assessore, ma almeno una trentina, fra quelle che ospitano e quelle che danno aiuti di tanti tipi che consentono comunque a intere famiglie di non finire in strada».

Il problema vero da affrontare, secondo la Scaffardi, è però un altro: «Riuscire a trovare soluzioni alternative, ancora più a bassa soglia e con regole minime, per tutte quelle persone che rifiutano i dormitori e i percorsi che vengono loro proposti: le situazioni evolvono e dobbiamo essere in grado di saperle interpretare, in modo che davvero nessuno resti in strada o sotto i ponti». r.c.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • erotte

    16 Gennaio @ 23.58

    "Nel 2015 la spesa complessiva per la convenzione con la Caritas, denominata «Bassa soglia» (pasti, docce, punto d’ascolto, servizio emergenza festivi e pronto cassa anche per pagare alberghi convenzionati) è stata di 170mila euro. Quella per i dormitori 730mila euro. Per queste strutture i posti letto a disposizione sono in tutto 119: 40 nel dormitorio di Padre Lino, 13 in quello femminile Cento lune, 24 alla Casa di accoglienza notturna temporanea in Santa Margherita, 6 alla comunità Betania e 12 al dormitorio femminile della Caritas". Ma Don Valentini e la Scaffardi fanno intendere che l'accoglienza in queste strutture è fatta a titolo gratuito dalla diocesi ma se interpreto bene quanto riportato sopra con la convenzione "bassa soglia" la diocesi per questi posti letto incassa 900 mila euro all'anno. non faccio commenti ma se percepiscono questa somma incassano circa 21 euro a notte per posto letto. provate 900.000/119/365= 20.72 euro

    Rispondi

  • Filippo

    16 Gennaio @ 23.10

    In questa polemica, io sto con la Rossi.

    Rispondi

  • Filippo

    16 Gennaio @ 19.30

    In questa polemica, io sto con la Rossi.

    Rispondi

  • Oberto

    16 Gennaio @ 13.49

    la chiesa deve dare tutto, lo stato deve invece presidiare i confini e non farli nemmeno entrare.

    Rispondi

    • ab9pr

      16 Gennaio @ 17.16

      alberto_bianco@alice.it

      pensa un po che invece succede tutto il contrario

      Rispondi

  • jan solo

    16 Gennaio @ 10.23

    son diventati tutti di clausura??????

    Rispondi

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