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Cinzia Leone si racconta: «Il pubblico mi ha aiutata a guarire»

Cinzia Leone si racconta: «Il pubblico mi ha aiutata a guarire»
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Cinzia Leone racconta le cose della vita, il palcoscenico, ma anche la feroce malattia contro cui ha combattuto: «Ce l'ho messa tutta per recuperare, non ho voluto l'invalidità civile, non ho voluto il permesso sull'auto. La mia felicità è il pubblico che ha creduto in me come nessun altro». L'attrice sarà domani sera al Teatro di Noceto...

Mara Pedrabissi

Un piccolo, accidentale, imprevisto porta subito la conversazione con Cinzia Leone sul “piacere” dello sbagliare in buona fede, principio distinguente la nostra natura umana da quella della macchina. «E' per questa ragione - dice lei - che mi sono messa la suggeritrice vivente, in carne e ossa tra il pubblico. Quando do vita ai miei monologhi, improvviso, rompo gli argini. Capita che mi fermi e chieda alla suggeritrice: “...che stavo a dì?”. Se lei si ricorda bene, sennò ci facciamo aiutare dal pubblico. Tutti ridono, pensando che sia un numero provato, invece è un momento di autenticità»

Divertente lo spettacolo pare fin dal titolo: «Mamma sei sempre nei miei pensieri. Spostati!», domani sera al Teatro Moruzzi di Noceto.

«In effetti, è uno spettacolo molto divertente sulla mamma dentro di noi, sul distacco dal cordone ombelicale. Per crescere dobbiamo capire dove finiscono i pensieri della mamma e dove iniziano i nostri. Mia madre mi ha ossessionata con le gocce; teorizzava il lavandino asciutto, che è un controsenso assoluto. Per prendere un bicchiere d’acqua, dovevamo andare sotto al rubinetto chiuso, prelevare l'acqua e richiudere prima di togliere il bicchiere. Quando sono andata a vivere sola, ho pensato di rovesciare secchiate per terra, liberatorie. E, invece, mi sono ritrovata uguale a mia madre. Una sera un malaugurato amico si è offerto di lavarmi i piatti. L'ho fulminato: “No, che mi fai le gocce per terra”. E lui: “Mamma di Cinzia, esci da questo corpo. Liberala”. E' uno spettacolo sulla “disidentificazione”, sulla crescita, non sulla conflittualità».

Gli italiani hanno fama di essere «mammoni».

«Questo perché mia madre non è ancora andata all'estero. Dipende tutto dalla posizione geografica di mia madre»

Che ritorno ha dal pubblico?

«Mi imbarazza dirlo, non tocca a me... ma molto bello. Si crea un'energia vivace in sala. Per mia natura, non amo l'estetica teatrale; punto sulla condivisione, sull'empatia. Con il pubblico si crea quella complicità di quando si condivide la stessa difficoltà. Facendoci sentire il peso più leggero, ci libera la risata»

A proposito di risate, lei ha fatto divertire parecchio i telespettatori con le sue imitazioni alla fine degli anni '80. Perché è così difficile fare imitazioni - specie per le donne - e, però, quelle che riescono ci fanno tanto ridere?

«L'imitazione riuscita è quella che va a scavare dentro il personaggio e porta fuori un'autenticità. Anna Marchesini era strepitosa quando entrava nella pelle di una Lollobrigida, divissima, che però sputava il nocciolo di oliva, un po' burina. Non perché la Lollo sia burina, ma Anna metteva in luce la sua vena laziale, la sua natura prima di essere diva. Così della mia Francesca Dellera emergeva l'inadeguatezza di una ragazza a cui era stato costruito attorno qualcosa di troppo grande. Far uscire la verità, da qualche parte, è il segreto della comicità»

Com'è cambiata da quegli anni la tv?

«E' cambiato tutto. E' cambiato il pubblico. C'è stato l'avvento della Rete, lo scoppio di una democrazia a cui non eravamo preparati. E così i direttori delle tv hanno pensato di proporre un corrispettivo della Rete, mandando modelli di “normalità”. Ma la televisione non è la Rete ed è abbastanza inutile, secondo me, replicare qualcosa che c'è già».

Una domanda personale: lei ha dimostrato parecchio coraggio confrontandosi con la malattia, nel 1991.

«E' vero. L'emorragia, pure operata benissimo, mi lasciò, come spesso accade, una emiparesi sul lato sinistro. Ce l'ho messa tutta per recuperare, non ho voluto l'invalidità civile, non ho voluto il permesso sull'auto. Ho affrontato tutto il lavoro che c'era da fare. Sono morta mille volte e mille volte sono rinata, come diceva Charlie Chaplin in “Luci della ribalta”. La mia felicità è il rapporto con il pubblico perché ha creduto in me come nessun altro».

Info:
Spettacolo domani alle 21. Posto unico euro 18, ridotto 16. Tel. 392.6405385. Domani la biglietteria sarà aperta alla mattina e al pomeriggio dalle ore 15.

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