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L'Intervista

Anna Mazzamauro, l'altra faccia della signorina Silvani

L'attrice, l'11 marzo al Moruzzi di Noceto, si racconta in questa lunga intervista. Parla della vita privata e della carriera

Anna Mazzamauro: «Che cacchetta la signorina Silvani»
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Ti mette a tuo agio, Anna Mazzamauro. Ha la voce fresca, i tempi della comicità, l'approccio immediato: «E' così bello darsi del tu, si è più affettuosi, più veri. Il rispetto è un'altra faccenda». Ha chiare le questioni della vita e della morte, ne parla con l'eloquio facile di chi ha letto parecchio («I libri? Li divoro») e a teatro ha fatto di tutto, da Aristofane a Shakespeare, da Neil Simon a Jean Cocteau a ... se stessa. Anche adesso è in tournée e l'11 marzo calcherà le scene del Teatro Moruzzi di Noceto.

«Divina: potevo non farlo? Non ho scelto io, è stato lo spettacolo che ha scelto me. La ricerca di una commedia da interpretare rappresenta sempre un momento difficile per noi artisti, perché siamo presi dal nostro protagonismo. In questo caso, Divina mi è apparsa in tutta la sua effervescente bellezza, così dolorosamente felice. Portatrice di quelle emozioni che cerco di trasmettere».

Ci racconti il canovaccio?

«Divina, ovvero Claire Bartoli, è una star televisiva e il suo show è il più popolare della tv. E' una giornalista, una donna manager che amministra il suo successo, Divina è l'appellativo con cui gli altri la chiamano. Un giorno, all'improvviso, si trova “licenziata” per un motivo che per una donna è una coltellata: l'età. Verrà sostituita da una ragazza più giovane. Lo apprende dal giornale, nessuno ha il coraggio di dirglielo. Non l'assistente gay che la accudisce esteticamente, non l'altro assistente che la blandisce in continuazione. Insomma, immaginate Barbara D'Urso licenziata da Berlusconi...»

Scatta la vendetta?

«Una vendetta crudele. Divina, già pronta con gli abiti di scena, esageratamente vistosi come tutto è esagerato in lei, si vendicherà in diretta, per poi finire a condurre con un suo ex amante, il toy boy Baptiste, una folle trasmissione di cucina, tra pentole, casseruole e frullatori. Non svelo di più, se non che faccio lavorare anche il pubblico».

La commedia è l'adattamento di un testo francese, per la prima volta in Italia.

«Un testo di Jean Robert-Charrier di cui ho curato personalmente l'adattamento, aggiungendo una dose di cattiveria che lo rende più saporito. Amo scrivere i miei spettacoli, così era stato per il precedente “Nuda e cruda” (visto l'anno scorso al Lux di Fornovo, ndr)».

Quindi in scena sei circondata da un gay, un adulatore e un toy boy. Nella vita che rapporto hai con l'altro sesso?

«Mi piacerebbe averlo (ride, ndr). Al di là degli scherzi, amo i gay perché sono insieme uomini e donne, seppure con certe esagerazioni. Quando mi dicono che sono un'icona gay ne sono molto felice. Credo che vedano in me, nella mia apparente forza, un senso materno, protettivo; però non sono la loro madre per cui non hanno il problema di farsi accettare, sanno che io li accetto».

E un uomo, nel senso di un amore, c'è nella tua vita?

«Adesso non c'è e neanche lo cerco. Da quando è morto il mio compagno, una decina di anni fa, ho preferito restare single. Non mi chiedere chi era, perché non era “famoso”, se non per me. In generale, sono stata una donna molto amata e ho molto amato, ho sofferto tanto e tanto ho fatto soffrire, che poi è la storia di tutte le donne. Ho conosciuto quello che è stato il compagno della mia vita, abbiamo passato 25 anni insieme e adesso non c'è più. Me lo domando ancora: perché non c'è più? Riverso tutto l'amore su mia figlia, una giovane donna, in gamba, con la sua vita e il suo matrimonio. Perché nella vita abbiamo bisogno di amare».

Le amicizie?

«Non credo nei cosiddetti amici/amiche. Mi sa di convenzionale. I rapporti che ho costruito sono sempre stati legati a progetti in comune. E poi, finché hai un progetto, non puoi morire, no? Sei troppo impegnato per farlo».

A proposito di progetti, nelle tue corde c'è sempre stato teatro, in maniera prioritaria rispetto al cinema...

«Per carità, non rinnego niente ma non è che sognassi di fare quella cacchetta della signorina Silvani! Ma, sia chiaro, ce ne fossero di film così, e sarei pronta a farne un altro. Devo dire che Paolo Villaggio è geniale anche se non sono mai riuscita a diventare sua amica. Però abbiamo fatto dei progetti insieme e questo conta».

Devi il tuo esordio al cinema a Federico Fellini, giusto?

«Se vuoi te lo racconto ma non è uno scoop perché lo sanno tutti. Ero agli esordi, lavoravo come doppiatrice con Oreste Lionello. Fellini mi chiese di doppiare in “Roma” un'attrice novantenne. Gli dissi: “Non posso” e lui (e qui rifà la voce di Fellini, ndr): “Provi, ci riesce”. Provo e lui: “Non va bene, riprovi”. Andiamo avanti un bel po' finché mi dice: “Signorina Mezzamauro non va bene, rifaccia”. Al che sbotto: “Dottor Felloni so che a casa ha un'attrice non brava quanto me ma sicuramente più anziana, lo faccia fare a lei”. E me ne andai. L'aiuto regista si ricordò di me quando Salce si mise a cercare un'attrice per interpretare la Silvani».

Ecco, la Silvani: che rapporto ha con lei?

«Di amore e odio. Amore perché mi ha dato la popolarità. Odio perché mi è rimasta addosso per lunghissimo tempo e le persone mi venivano a vedere a teatro non perché avevo fatto Lisistrata o Cyrano De Bergerac, ma perché ero stata la Silvani. Adesso capita meno. E tra 50 anni mi verranno a vedere perché ho fatto “Divina”, scordandosi della Silvani. Comunque, chi se ne importa, c'è gente che pagherebbe per aver interpretato il sogno erotico di Fantozzi».

Ecco, la zampata ironica che risolve tutto...

«Prima che ironica sono autoironica. L'ironia solo verso gli altri è semplicemente cattiveria».

Sul tuo aspetto fisico, ad esempio, hai sempre giocato...

«Io non sono brutta, sono atipica e ho cercato di fare della mia atipicità un altro modo di essere bella, costruendo qualcosa».

Siamo ai saluti: cosa ti posso augurare?

«Di essere sempre uguale a me stessa. Mi odiano coloro che non amano la verità, mi amano quelli che una verità la cercano, anche a teatro».

Info. «Divina» al Teatro Moruzzi sabato 11 marzo alle 21. Posto unico: intero euro 18, ridotto 16. Il giorno dello spettacolo la biglietteria del teatro apre alle 16. Tel 392.6405385 oppure Ufficio Cultura del Comune di Noceto 0521/622134-137.

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