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Gli «strani» risultati di maturità e Invalsi

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Quando affidiamo i nostri figli alla scuola, noi genitori speriamo che incontrino un mondo giusto. Un mondo dove il merito sia premiato e le scorciatoie messe al bando. Ma la scuola italiana riesce davvero a farsi portatrice di questi valori? Riesce davvero ad essere meritocratica?

Ripassando i dati del Miur sulle votazioni agli esami di maturità, vengono molti dubbi. Perché ogni anno si ripete la stessa storia: cioè un’esplosione di 100 e lode al Sud, mentre al Nord i bravissimi vanno cercati col lanternino. La più alta concentrazione di «geni» si registra in Puglia, Campania e Sicilia, regioni che battono alla grande Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Viene da chiedersi: ma com'è possibile?

Ad esempio, in Lombardia le lodi sul numero totale di maturi non superano lo 0,5%, mentre in Campania e in Sicilia sono tre volte tanto, 1,4% e 1,3%. Alla Puglia va il record italiano di bravissimi, con 944 lodi su 5494 in tutt’Italia, una su sei, il 17% circa. In Sicilia le lodi sono 516, in Campania 802. E in Emilia Romagna? Qui gli studenti super sono appena 376, ossia meno della metà della Campania. Per ogni lode nella nostra regione, ce ne sono circa tre in Puglia. Ma è credibile che nostri ragazzi siano in massa più somari di quelli del Sud?

Giriamo pagina. E capovolgiamo l’Italia. I dati riguardano i risultati dei test Invalsi, cioè del (discusso) monitoraggio nazionale che viene fatto sugli alunni di seconda e quinta elementare, di terza media e di seconda superiore per sondare le conoscenze in italiano e matematica. Vale per 2 milioni e 230mila alunni in tutt’Italia. Cosa ci raccontano le prove Invalsi 2017? Tutta un’altra storia. Cioè che il Nord Est e il Nord Ovest sono realtà virtuose, il Centro è nella media nazionale, il Sud arranca. «Ai blocchi di partenza, - spiegano i docenti dell'Invalsi - si presentano tutti dotati delle stesse potenzialità: i livelli, alla primaria, sono molto simili in tutte le aree del Paese. Ma man mano che si procede con il livello di scuola, tendono a differenziarsi, anche sensibilmente. Sintetizzando, nella scuola primaria, i risultati del Nord-Est, del Centro e del Sud sono relativamente uniformi. In terza media, Nord-Ovest e Nord-Est conseguono risultati molto superiori alla media nazionale, il Centro risultati intorno alla media, il Sud e Isole decisamente al di sotto. Le differenze di risultati si confermano e si consolidano ulteriormente in seconda superiore, dove le differenze si attestano, in italiano, a 12 punti per il Sud e a 24 punti per il Sud e Isole, e in matematica a 24 e 35 punti». In sostanza, a 15 anni gli alunni del Sud arrancano in matematica e in italiano: com'è possibile che resuscitino tre anni dopo davanti alla commissione di maturità?

Qualche perplessità è lecita e il problema non è di poco conto. Anche perché il 100 e lode conta eccome per avere sconti o esenzioni sulle tasse universitarie ed è tenuto in considerazione sia nelle università private di maggior prestigio sia nell’accesso alle università straniere. Allora, forse, c’è qualcosa da rivedere. Forse ci vorrebbero più equità, criteri di giudizio omogenei per tutto il Paese, commissioni di maturità in cui la pur giusta discrezionalità dei docenti venga sottoposta maggiormente a parametri oggettivi. Che quel bonus di 5 punti e la lode, che sono la spinta in più, non siano affidati troppo alla manica larga di prof diciamo comprensivi. Sarebbe un passo importante, rivedere la maturità. Per far sì che «meritocrazia» non resti una parola vuota.

amferrari@gazzettadiparma.net

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  • Bastet

    14 Agosto @ 10.17

    Diciamo che al sud l'italiano non lo sanno parlare...è una realtà ! Senti maestri esprimersi in maniera pressoché aberrante!

    Rispondi

    • Enzo

      14 Agosto @ 11.43

      Peccato che anche i benpensanti radical chic ora parlino come i suddetti maestri: ad es "chi ha finito si alzasse" anziché "si alzi", oppure "ci andassero loro" invece che "ci vadano loro". oltre a espressioni tipo "uè", "aò", "pure" invece di "anche", "che ffai?" invece di "cosa fai?", "che cc'è?" invece di "cosa c'è", "scendi il cane", ecc.

      Rispondi

  • Svegliati Parma

    13 Agosto @ 18.28

    Complimenti! Un "pezzo" che veramente con una semplicità straordinaria dice tutto quello che già si sapeva da un pezzo. Di nuovo Complimenti!

    Rispondi

  • Berta

    13 Agosto @ 12.04

    La storia non cambia MAI: prima erano i 60, oggi i 100 e lode regalati. E con essi lo "scivolo" verso facoltà a numero chiuso come medicina, scienze infermieristiche, ecc alle solite regioni, con conseguente accesso negato a studenti meritevoli ma usciti magaro con un 98 che vivono nella città in cui lha sede l'Università (comportandp quindi meno costi sia alla famiglia che ai contribuent, TUTTI i conteibuenti). Basta fare un giro per gli ospedali e osservare la provenienza della maggior parte del personale medico per capirlo. Non da oggi, da almeno 40 anni.Ricordo che la scuola per infermieri di Parma, quando non era ancora universitaria, era costituita al 90% da pugliesi, in particolare foggiani. E molti imparentati addirittura tra loro. No comment.

    Rispondi

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