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Il festival di Capossela targato Parma: Franco Bassi, Diego Sorba e Antonio Pompò

Il festival di Capossela targato Parma: Franco Bassi, Diego Sorba e Antonio Pompò
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Dal 21 al 27 agosto in Alta Irpinia torna il grande festival di Vinicio Capossela con una jam session di ospiti internazionali: da Kusturica a Daniele Sepe, da Gianni Mura a Erri De Luca. Responsabile dell'organizzazione dello «Sponz Fest» è il nostro Franco «Franchino» Bassi, ex Fuori Orario. Ma ci sono anche Diego Sorba del «Tabarro» alle cantine e il cantante al rovescio Antonio Pompò di Monticelli. Insomma, al festival rivoluzionario anche un po' di Parma.

Mara Varoli

«Come al termine della Creazione il Dio riposò, così anche noi, nel nostro tempo al rovescio, concludiamo la settimana iniziandola col riposo. E ciò vedemmo che era buono. Primo giorno, ricreazione del mondo».

E' il mondo rivoluzionato di Vinicio Capossela che guida la quinta edizione dello «Sponz Fest 2017»: «All’incontre’r - Rivoluzioni e mondi al rovescio», il festival che si terrà dal 21 al 27 agosto a Calitri e in Alta Irpinia con una jam session di ospiti «pensanti», quelli che non vanno sempre «di moda». E poi, spazi curiosi e giocosi, ma soprattutto con una «Libera università per ripetenti».

Ma chi c'è dietro a questo festival che dalla prima «puntata» ha conquistato un successo europeo? C'è Franco «Franchino» Bassi da Taneto, già «mente» del Fuori Orario e che con Vinicio ha cucito un'amicizia fraterna, dai tempi dell'«Escandalo».

Da quel 1986 e da quella convivenza da baratto: Vinicio suonava il pianoforte nel locale di via Repubblica e Franco gli offriva vitto e alloggio in borgo Bernabei al 4. Una convivenza finita con una lettera di sfratto, per motivi «altri», da cui «Stanco e perduto» nel primo album «All'una e trentacique circa».

«Lo Sponz Fest è nato 5 anni fa a Calitri, paese dell'alta Irpinia in provincia di Avellino, da un'idea di Vinicio e di alcuni amici calitrani, mossi dalla voglia di creare un evento di festa per la comunità locale - spiega Franco Bassi, responsabile dell'organizzazione del Festival -. Il nome Sponz (creato da Giovanni Sparano, che fu tra gli ideatori della prima edizione e che da anni dirige il Barezzi Festival, ndr) trae origine proprio dallo sposalizio e dai conseguenti festeggiamenti che solitamente conducono allo "sponzamento", altro termine calitrano col quale si è soliti indicare il mettere in ammollo (il baccalà), inzupparsi, uscirne sfiniti. E' uno sfinimento però che induce alla rigenerazione, al ri-creo».

Qual è il principio del festival?

«Ogni anno è stato dato un titolo al festival. Un titolo che sempre ha attinto dai modi di dire, dalle espressioni tipiche irpine. Un anno è stato titolato "Mi son sognato il treno" che è quando ti metti in testa un qualcosa di irrealizzabile. Lo scorso anno l'abbiamo titolato "chi tiene polvere spara" che in paese significa "chi ha qualcosa da dire, lo dica, chi ha qualche mezzo lo usi". Partendo da questi spunti abbiamo di volta in volta declinato il modo di affrontare le tematiche che stanno da sempre più a cuore a Vinicio e alle persone che lo circondano in questa impresa: tentare di dare, attraverso l'arte, la cultura, la storia e la memoria, valori che hanno profonde radici in questa terra, una possibilità credibile di crescita e futuro sostenibile a questi luoghi da sempre considerati luoghi da cui emigrare, spesso privi di speranza. Vinicio è solito parlare di queste terre come luoghi di grandi spazi, grandi bellezze e grandi opportunità. Il rischio, sempre minaccioso, è quello di riempire questi spazi con immondizia, cementificazioni, eolico selvaggio. Lo Sponz suggerisce invece una strada diversa. L'arte e la cultura, insieme alla straordinaria bellezza e salvaguardia dei luoghi, può essere il giusto volano per riempire questi spazi diversamente».

Quali i contenitori?

«Proprio perché una delle priorità dello Sponz Fest è quello di valorizzare i luoghi, il festival utilizza spazi decisamente non convenzionali. Si costruiscono eventi in sentieri impervi (sentiero della Cupa), si riscoprono fontane, aree archeologiche, stazioni sospese, aree ecologiche, vecchi castelli, vecchi borghi spesso abbandonati, abbazie diroccate, treni letterari che ripopolano le ferrovie abbandonate. Ma anche cascine dove ostinatamente si producono specialità della gastronomia locale, o luoghi di memorie antiche, di imprese epiche. All'interno di questi spazi decisamente atipici, noi mettiamo arti visive, laboratori per grandi e bambini, teatro, rappresentazioni spontanee, Libere università per Ripetenti, incontri con scrittori e artisti, tracciamo percorsi da fare in bicicletta o a piedi, apriamo grotte per presentare i prodotti tipici, e tanta musica».

Il tema di quest'anno?

«All'Incontre'r è il grido di battaglia quando si balla. Nel ballo della Quadriglia è l'invito a cambiar giro, senso di rotazione. La rivoluzione la compie anche la terra intorno al suo asse, quindi parliamo di rivoluzioni e mondi al rovescio e più che celebrare la rivoluzione si tratta di fare l'esercizio di guardare le cose dal loro contrario. La ricorrenza del centenario del '17 è un pretesto narrativo, e seppur non c'è nulla di celebrativo, la più grande rivoluzione del '900 è stata anche generatrice di straordinari movimenti artistici. Ma, come dice Vinicio, noi cerchiamo di essere sempre molto legati a quel contesto di territorio, a quella cultura popolare, e nella cultura popolare il mondo al rovescio è sempre stato un qualcosa di molto presente. Anche la festa stessa è una rivoluzione temporale, rispetto al tempo dell'utile in cui bisogna sempre lavorare e far tornare i conti. La ricorrenza è quindi un'occasione per fare l'esercizio di rovesciare le cose e guardarle da altri punti di vista. In modo ostinato e contrario, come diceva Don Gallo».

Chi sono gli ospiti del festival?

«Lo Sponz Fest è un evento collettivo, in cui l'ambizione suprema è quella di riuscire un giorno a non distinguere più l'artista dal pubblico. Il "pubblico" stesso, se così lo vogliamo definire, come la comunità dell'alta Irpinia, è una componente essenziale per la riuscita di questa festa. Fino ad oggi è stato così, per fortuna. Poi certamente ad aiutarci negli eventi Vinicio è solito chiamare persone a lui care o che ammira artisticamente. Quest'anno avremo con noi, tra i nomi più noti, Emir Kusturica e la No Smoking Orchestra, Massimo Zamboni (ex CCCP) Marc Ribot, Daniele Sepe, Antonio Infantino, i Dobranotch, direttamente da San Pietroburgo, Federico Maria Sardelli e i Modo Antiquo. Ci saranno 4 concerti all'alba, con Xylouris- White Fabio Mina, Massimo Simonini, Alessio Franchini. Poi autori come Erri De Luca, Gianni Mura, Federico Pace e tanti altri».

Qual è il suo compito?

«Il mio ruolo allo Sponz è tentare di dare fattibilità a quello che è l'immaginario caposelliano. E' un'impresa titanica, ma altrettanto entusiasmante. Dopo la mia uscita dal Fuori Orario nel tempo libero ero disoccupato. Diciamo che mi ha assunto. Manca solo la retribuzione, ma le pacche sulle spalle sono state e sono un'ottima ricompensa. E' stata, per me, una cura rivoluzionaria».

Ci sono altri parmigiani in Irpinia?

«Lo Sponz ci impegna da anni nel mese solitamente dedito al riposo. Oggi Vinicio l'ha definita una "piacevole condanna" e se anche ci siamo dati un termine al settimo anno, come i peggiori matrimoni, finché duriamo abbiamo il privilegio di poterlo fare con amici di sempre. C'è Diego Sorba (Tabarro di via Farini), che oltre a portarci il suo straordinario sapere di esperto enologo, insieme ai cartoni di ottimo vino, allestirà a Borgo Castello, in Calitri, la vineria La Frasca. E c'è Antonio Pompò, cantante al rovescio di Monticelli e studente di Ingegneria a Parma, che già ha composto l'inno dello Sponz '17 e che si esibirà nell'evento clou del 26 di agosto, alla Sponz Arena di Calitri, prima di Kusturica». E allora, come scrive Capossela, «Giro di ballo. Si comincia… Contrè…».

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