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Solomon lascia il carcere. Il consulente del pm: «Folle e socialmente pericoloso»

Solomon lascia il carcere. Il consulente del pm: «Folle e socialmente pericoloso»
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Solomon Nyantakyi, che l'11 luglio massacrò la madre e la sorellina, è stato dichiarato dal consulente della procura totalmente incapace di intendere e volere ma anche socialmente pericoloso. Il ragazzo ha lasciato il carcere. Leggi tutti i dettagli

Georgia Azzali

Il calcio. La scalata nell'olimpo dei campioni. Sono passati solo tre anni dall'orgoglio di quella prima panchina in serie A con la maglia del Parma: Solomon Nyantakyi, che parlava timido davanti alle telecamere e aveva come idolo Cuadrado. Solo tre anni, ma quella era l'altra vita. E intanto sono cresciuti i fantasmi, le ossessioni. Fino al massacro dell'11 luglio nella casa di via San Leonardo: la madre Patience e la sorellina Maddy colpite da una furia impressionante. Da una violenza segnata dalla malattia, perché Solomon, 21 anni, origini ghanesi, era totalmente incapace di intendere e volere in quel momento. Folle, quando ha straziato quei corpi. E socialmente pericoloso. Sono queste le conclusioni a cui è arrivato lo psichiatra Renato Ariatti, il consulente nominato dalla procura. Valutazioni che hanno spinto il gip Mattia Fiorentini a disporre la misura di sicurezza nella Rems di Casale di Mezzani, dove Solomon è stato trasferito nei giorni scorsi.

Non può rimanere in carcere. Ma deve restare in una struttura in cui possa essere sorvegliato e allo stesso tempo curato. Prima si finiva negli ospedali psichiatrici giudiziari, dal 2015 ci sono le Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza), le strutture in cui persone totalmente o parzialmente incapaci - e pericolose - vengono internate per un determinato periodo.

Una consulenza tecnica di parte, tuttavia si tratta dell'esperto nominato dal pm Paola Dal Monte. Che - ammesso ci siano i presupposti - potrebbe anche chiedere una perizia psichiatrica in incidente probatorio: un modo per assumere la prova con il contraddittorio delle parti e «congelarla» in vista del processo. Ma la perizia super partes potrebbe essere anche disposta dal giudice in udienza preliminare. Comunque sia, siamo di fronte a una consulenza dell'esperto nominato dall'accusa: un dato destinato ad avere un peso significativo nel percorso processuale. E una relazione in sintonia con l'analisi del consulente nominato dalla difesa, lo psichiatra Giuliano Turrini. «Si tratta di valutazioni in linea con la nostra consulenza, ma soprattutto con quanto è emerso fin da quando il ragazzo è stato rinchiuso a San Vittore e con le successive cartelle cliniche - sottolinea Vincenzo Agostino Cecere, difensore di Solomon -. In ogni caso - precisa l'avvocato - vorrei ancora essere cauto, perché è una situazione in itinere. Il ragazzo è in una condizione psicofisica delicata, vuole essere aiutato e si dimostra collaborativo. Una struttura come la Rems può essergli maggiormente d'aiuto rispetto al carcere».

Arrestato alla stazione centrale di Milano, Solomon era stato rinchiuso a San Vittore, e un paio di settimane dopo era stato trasferito in via Burla. Poi, era cominciata la spola fuori e dentro il carcere: prima al «repartino» psichiatrico del penitenziario di Piacenza, di nuovo in cella a Parma, infine al servizio psichiatrico Diagnosi e cura. Quel suo mondo fatto di allucinazioni e deliri ha fin da subito messo in allarme i medici e il consulente della procura. Una forma di schizofrenia che lo rende incompatibile con il carcere e allo stesso tempo pericoloso. Solo così, a meno che non si voglia immaginare una straordinaria e beffarda recita, possono avere un senso le parole pronunciate nell'interrogatorio davanti al pubblico ministero: «Le ho uccise perché erano possedute dal diavolo. Le ho liberate, ora stanno meglio».

Il «non» movente. Perché Solomon non ha mai spiegato il perché. «Avevamo litigato», aveva detto subito dopo il fermo. Nulla di più per far capire cosa aveva fatto esplodere quella ferocia. Una violenza rabbiosa venuta da chissà quale dolore viscerale e distruttivo che stava scavando nella testa e nel cuore di Solomon. Corpi martoriati da decine di colpi anche dopo la morte. Un accanimento che forse non può trovare spiegazione in una banale lite. E' come se Solomon avesse oltrepassato il «confine». La sorella, 11 anni appena, aveva una ferita profondissima sotto il ginocchio destro. Una lesione, molto probabilmente post mortem, che potrebbe essere compatibile con la mannaia (da cucina) sequestrata nell'appartamento insieme ad altri coltelli: l'ipotesi è che Solomon abbia cercato di tagliare la gamba della sorella. L'orrore partorito dalla follia. Che non gli aveva impedito di giocare a calcio e sognare in grande, ma forse gli stava già scavando un abisso dentro.

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  • Clipper

    17 Ottobre @ 16.34

    Ma ... lascia il carcere ... e dove va? Nella rems di Mezzani, dove già l'anno scorso era evaso un tunisino, e dove non hanno un sistema di controllo valido.

    Rispondi

  • Il prode Gedeone

    17 Ottobre @ 14.49

    E' talmente surreale che sembra di vivere all'interno di un film di fantascienza. Invece è tutto vero, tutto reale; faccio veramente fatica a capire anzi, non ci riesco proprio

    Rispondi

  • jan solo

    17 Ottobre @ 14.17

    solo qui può succedere un abominio simile!!! e se questa enorme risorsa indispensabile per pagarci le pensioni, ammazzasse di nuovo? mettiamo giustamente in carcere il giudice di manica larga? costui fuori, e l'avvocato che si è difeso ammazzando il ladro accusato di omicidio premeditato!!!! applausi per il guardasigilli PD!!!!

    Rispondi

  • Oberto

    17 Ottobre @ 13.02

    eh insomma è incapace di intendere e volere!!! E rimandarlo al suo paese, dove hanno delle ottime cure?

    Rispondi

    • federicot

      17 Ottobre @ 14.36

      federicot

      il suo paese è l'Italia

      Rispondi

      • filippo

        17 Ottobre @ 19.21

        veramente è ghanese con passaporto ghanese...

        Rispondi

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