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I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Ieri cadevano i cent'anni della Rivoluzione d'Ottobre. Ma sulla Piazza Rossa di Mosca, a celebrare la ricorrenza, c'erano soprattutto stranieri: italiani, in buon numero. I russi, che il comunismo lo hanno vissuto sulla propria pelle, quella rivoluzione l'hanno in buona parte rimossa, tant'è che l'anniversario non è più, e da tempo, una festa nazionale.

Tuttavia, quella notte tra il 6 e il 7 novembre del 1917 (24 e 25 ottobre del calendario giuliano, allora in uso nella Russia zarista) e i giorni che seguirono («i dieci giorni che sconvolsero il mondo», secondo il racconto del giornalista americano John Reed) furono - secondo molti storici - il momento più rilevante del Novecento. La rivoluzione russa ha influenzato tutto il secolo, suscitando opposte reazioni: grandi speranze e grandi paure. Secondo lo storico tedesco Ernst Nolte, lo stesso nazionalsocialismo nacque come opposizione al «pericolo comunista». In ogni caso, non v'è dubbio che per tutto il XX secolo il mondo sia stato diviso tra chi vedeva quel che era accaduto in Russia come un'attesa di redenzione dell'umanità, e chi come una minaccia alla libertà. Bene fa dunque il Comune di Parma a dedicare alla ricorrenza una serie di incontri che si terranno a Palazzo del Governatore: sono cominciati ieri e si protrarranno fino al 17 novembre.

Sogno o incubo? Il comunismo nacque come un'esigenza di uguaglianza: «Dare a ciascuno secondo il suo bisogno». Un senso di giustizia che fu acuito dal massacro della Prima Guerra Mondiale, che venne considerata come una prova della malvagità del mondo capitalista, il quale mandava al macello la povera gente per inseguire le sue mire imperialiste. La rivoluzione russa fu dunque anche la ribellione a un inferno, quello della Grande Guerra. Ma si guastò quando pretese di diventare un paradiso. Per realizzare l'Eden c'era sempre, infatti, qualche nemico da spazzare via: prima gli aristocratici, poi i kulaki, poi i compagni deviazionisti, quindi i sionisti, infine tutti gli ebrei, e i borghesi. Così, il paradiso sognato è diventato a sua volta un inferno: di purghe, di deportazioni, di lager, di milioni di morti; e di guerre - il paradosso! - a loro volta imperialiste. Ed è grave che, mentre in Germania ci sono i memoriali dell'Olocausto, in Russia non ci siano quelli dei crimini comunisti.

C'è chi dice che la deriva autocratica sia nel dna dei russi. Però il comunismo è diventato Stato di polizia, e tirannia, ovunque lo si sia sperimentato: Cina, Cuba, Cambogia, Vietnam. E così, forte è il sospetto che il difetto fosse per così dire nel manico, che il fallimento fosse iscritto nella natura stessa di un'ideologia che è totalitaria. Eppure.

Eppure sarebbe sbagliato non tener conto del perché nacque il bolscevismo. «Per colpa del vostro egoismo», urla don Camillo in faccia agli agrari durante uno sciopero. E un anticomunista doc come Edgardo Sogno - che fece la guerra di Spagna dalla parte di Franco e tentò, in Italia, un colpo di Stato di destra - diceva: «Guai se non ci fossero i comunisti. Senza di loro, i padroni non avrebbero alcun freno». La storia quindi è complessa. Ed è venuto il momento di parlarne con quel distacco che il tempo, ora, dovrebbe permettere.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • Indiana

    08 Novembre @ 22.31

    Indiana

    Ne ha fatta una giusta Trump:dedicare proprio in questa data la giornata in memoria alle vittime del comunismo, un po' troppo spesso dimenticate. Ci vorrebbe anche in tutta Europa e in tutto il mondo,tanto quel cancro si è espanso. Tutto il mio compatimento va a quei personaggi noti e meno noti italiani che sono andati in Russia quando anche Putin ha evitato certi "festeggiamenti " irrispettoso. Ma non possono rimanere là invece di ritornare in Italia?

    Rispondi

    • Biffo

      09 Novembre @ 10.50

      Eh, Indiana, è troppo comodo fare i comunisti in Italia, in Russia è sempre stato molto rischioso, ne sapeva qualche cosa Il Migliore.

      Rispondi

  • Biffo

    08 Novembre @ 17.35

    Purtroppo, del marxismo originario di Marx ed Engels, nel leninismo e poi nello stalinismo, 70 anni dopo, non è rimasto nulla. Non si è instaurata, né in URSS, né altrove, una dittatura temporanea del,proletariato, ma una dittatura sul proletariato. Il popolo è stato schiacciato ed oppresso da un esercito di burocrati e funzionari di partito, coadiuvati da una polizia politica infame. Dicono che Togliatti, quando tornò in Italia, baciò il suolo, finalmente libero dalle grinfie di Stalin. Lo fecero poi morire, come Thoreau, nella famigerata clinica di Yalta.

    Rispondi

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