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Le indagini

Morto a 33 anni, l'autopsia. I sei medici indagati

Ieri è stata effettuata l'autopsia sul corpo di Alessandro Petrillo, morto a Vaio dopo quasi due mesi di calvario. Ecco i nomi del primario e di cinque medici finiti sul registro degli indagati

Morto a 33 anni, l'autopsia. I sei medici indagati
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La penna a scrivere sul registro degli indagati il nome di un primario, di quattro chirurghi e di uno specializzando. La penna di un magistrato e il bisturi di un medico patologo. Ancora una volta, l'ennesima, il bisturi: dopo settimane di interventi. Ma a incidere un corpo freddo di morte. Un'affilata domanda dove altri strumenti hanno lasciato il segno quando quel corpo ancora racchiudeva la vita sempre più fragile di un trentatreenne atletico, padre di una bimba di quattro mesi.

Entrato all'ospedale di Vaio a metà settembre, dopo una serie di accertamenti per un mal di stomaco persistente, Alessandro Petrillo, non è più uscito. Prima l'intervento per un'ulcera. Per quanto si trattasse di un'ulcera non proprio «banale», ma recidivante, aggressiva, quell'operazione doveva essere risolutiva. Petrillo non sarebbe più dovuto tornare sotto i ferri.

Invece, giorno dopo giorno il suo quadro clinico continuò a farsi più grave, fino alla richiesta di un aiuto a uno specialista veronese e al ricovero in Rianimazione, verso metà ottobre, e all'esito tragico, il 31. Erano state seguite le procedure corrette? Era stato fatto tutto il possibile, per impedire la tragedia?

Poco dopo la morte del giovane commesso del Village, di origini campane ma residente in centro a Fidenza, la famiglia si presentò ai carabinieri borghigiani. Accompagnata da tutta la documentazione sanitaria raccolta dagli uomini dell'Arma a Vaio, la denuncia finì sulla scrivania di Fabrizio Pensa. Il sostituto procuratore aprì un fascicolo per omicidio colposo.

Era evidente fin da subito che l'autopsia sarebbe stato uno dei passaggi chiave, per capire se ci fossero stati errori negli interventi o nella stessa diagnosi. Ma prima si doveva verificare chi, magari anche a vario titolo, potesse essere coinvolto dall'inchiesta. E avvisarlo, per dargli la possibilità di incaricare un consulente di parte che assistesse all'esame, per sua natura un accertamento tecnico non ripetibile.

Ieri, come era stabilito nel ruolino di marcia delle indagini, il corpo di Petrillo è stato sottoposto all'autopsia, a Fidenza. Solo in leggero ritardo: alle 16,30 anziché alle 15,30 previste. A compiere l'esame, un professionista venuto da fuori. E' quanto richiede la delicatezza del caso. Pensa ha incaricato dell'accertamento Lorenzo Marinelli, medico legale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara. Uno specialista alla cui professionalità ci si è affidati già in altre vicende che vedevano coinvolti medici della nostra provincia.

L'inchiesta tocca cinque dei dodici chirurghi che operano nell'ospedale fidentino, oltre allo specializzando. Sul registro degli indagati sono stati iscritti i nomi del professor Vincenzo Violi, 69 anni, direttore dell'Unità operativa di Chirurgia dell'ospedale di Vaio e di quattro chirurghi della struttura: Stefano Rollo, 59 anni, Piero Lugani, 64, Carlo Salvemini, 42, e Francesco Fontanazza, 45. Inoltre, con loro, il trentunenne specializzando Andrea Versari. Non figura invece tra gli indagati il luminare veronese chiamato dalla famiglia. Sembra che lo specialista si sia astenuto dall'intervenire.

Un numero così alto di avvisi di garanzia si spiega con il fatto che nella sua lunga degenza Petrillo è stato sottoposto a più interventi e a più consulenze. Era prevedibile che in questa fase si volesse fare luce sull'operato di tutti i chirurghi che hanno prestato la loro opera per questo paziente. Se è stato commesso un errore - e il «se» va sottolineato un bel po' di volte, specie in una fase così delicata di questo caso - non è escluso che altri ne siano seguiti.

La difesa di Violi, di Salvemini e di Versari toccherà all'avvocato Gaudenzio Volponi; Rollo e Lugani, invece, si sono affidati all'avvocato Mario Bonati. Fontanazza, invece, si è rivolto a due avvocatesse milanesi. Sul fronte opposto, diversi sono i legali chiamati a tutelare la famiglia di Petrillo. Ylenia, la moglie nonché madre della figlia avuta quattro mesi fa dal 33enne, sarà difesa dall'avvocato Alessandro Mainardi di Brescia. I fratelli di Petrillo (che, come si ricorderà, si era trasferito nella nostra provincia dalla Campania qualche anno fa) saranno tutelati da due legali napoletani.

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  • ab9pr

    10 Novembre @ 12.12

    alberto_bianco@alice.it

    Più che lamentarsi del buon giornalismo ci si dovrebbe lamentare della mala sanità, SE mala sanità è stata. Il ragazzo è stato operato per un'ulcera e il fatto che sia morto non depone credo a favore dei medici (che dovevano risolvere e non aggravare irrimediabilmente la situazione). Forse questo l'aveva capito anche il luminare veronese, che si è astenuto dall'intervenire.

    Rispondi

    • silviococconi

      10 Novembre @ 18.31

      Giusto, almeno qualcuno pensante al momndo esiste ancora !

      Rispondi

  • klaus

    10 Novembre @ 12.08

    Perché il luminare si è rifiutato di intervenire? Non ha il dovere di tentare di salvare una vita anche se il caso è disperato? Oppure se non è convinto di vincere non gioca per non rovinare il palmares?

    Rispondi

  • milonga

    10 Novembre @ 09.53

    Buon giornalismo è una frase impegnativa. Qualora i medici in questione risultassero non avere responsabilità penali nella morte drammatica di questo giovane uomo , potremo verificare il buon giornalismo se il giornale ne darà notizia con altrettanta risonanza ed enfasi , Aspettiamo quindi.

    Rispondi

    • silviococconi

      10 Novembre @ 11.10

      Credo cmq. che uin un modo o nell'aòltro un minimo di responsabilità ce la avranno !? ... Ognuno è resposnsabile delle proprie azioni e se uno sceglie di fare il medico non lo dve fare solo per lo stipendio o perchè gli piace, ma deve essere una MISSIONE !!!

      Rispondi

    • 10 Novembre @ 10.43

      Aspettiamo anche noi i risultati dell'indagine continuando a fare buon giornalismo: è impegnativo ma doveroso

      Rispondi

  • Lucio G.

    10 Novembre @ 07.50

    Innanzitutto esprimo il dispiacere che sia deceduto un giovane. Però mi chiedo come sia possibile che su tutti i titoli dei giornali, sulle locandine apposte nei pressi delle edicole vi sia il titolo: I NOMI DEI SEI MEDICI INDAGATI. MA stiamo scherzando? L'opinione pubblica fa coincidere INDAGATO=COLEPEVOLE. Io credo sia necessaria cautela. La magistratura chiarirà. Cerchiamo di avere rispetto per tutte le persone coinvolte nella triste vicenda. Al momento è un atto d'ufficio quello di inserire nella lista degli indagati tutti i medici. MA non diamoli in pasto alla folla. Cara Gazzetta capisco che tu voglia vendere sugli scandali, ma c'è un buon giornalismo che va oltre le vendite!

    Rispondi

    • gherlan

      10 Novembre @ 15.27

      Lucio, tu ha ragione, ma la cautela o vale per tutti o non vale per nessuno.

      Rispondi

    • silviococconi

      10 Novembre @ 11.12

      Se le persone non sanno discernere tra indagato e colpevole perchè l'ignoranza è ormai un luogo comune non è certo colpa della "Gazzetta", almeno in questo caso !

      Rispondi

      • fernand

        10 Novembre @ 14.02

        cocconi ma astieniti di dire solo critiche nella convinzione che siano tutti ignoranti! fatti un esame di coscienza !

        Rispondi

        • silviococconi

          10 Novembre @ 18.36

          Ma fattelo tu che forse ce l'hai sporca ... e poi gli altri non hanno forse fatto anch'essi solo critiche soprattutto ai giornalisti che hanno solo riportato una notizia ?! ... Ed allora asteniamoci tutti dal parlare, anzi chiudiamo questi blogs per evitare d'incattivirci e sparare idiozie !

          Rispondi

    • 10 Novembre @ 09.28

      Il garante per la privacy ha stabilito che i giornalisti possono pubblicare i nomi di persone indagate o arrestate rispettando le norme sul segreto investigativo poste dal Codice di procedura penale. Ma anche nel caso in cui non si applichino le disposizioni sul segreto rientra nella responsabilità del giornalista che le informazioni pubblicate siano complete, esatte ed aggiornate. E' quello che abbiamo fatto e questo è buon giornalismo.

      Rispondi

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