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'Ndrangheta, 4 arrestati a Parma: ecco tutte le accuse

'Ndrangheta, 4 arrestati a Parma: ecco tutte le accuse
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Franco Gigliotti (nella foto), Aldo Marincola, Vittorio Farao e Fabio Potenza: sono i quattro arrestati a Parma nell'ambito della maxi operazione anti-'ndrangheta partita da Catanzaro: ecco le accuse e i profili.

Georgia Azzali

E' la 'ndrangheta che si fa impresa. Lo ha insegnato la maxi inchiesta «Aemilia». E ora la storia si ripete. Stessa arroganza, identici appetiti voraci anche fuori dalla terra d'origine. «Stige», la più grande operazione antimafia degli ultimi vent'anni, messa in piedi dalla procura di Catanzaro, è sbarcata anche a Parma: 4 arrestati, tra cui Franco Gigliotti, 49 anni, nato a Crucoli, in provincia di Crotone, ma da tempo nella nostra città e titolare della G.F. Nuove Tecnologie, di via Monte Sporno, azienda molto conosciuta nell'ambito dell'impiantistica per le imprese farmaceutiche e alimentari. Oltre all'imprenditore, sono finiti in cella Aldo Marincola, 33 anni, nato in Germania, ma con casa a Parma, Vittorio Farao, 40, originario di Cirò Marina, ma residente nella nostra città, come Fabio Potenza, 30, nato nella stessa cittadina calabrese e anche lui dietro le sbarre. Tutti sono accusati di associazione mafiosa (come partecipanti all'organizzazione), ma sia Gigliotti che Potenza devono anche rispondere di intestazione fittizio di beni aggravata dal metodo mafioso.

Farao-Marincola, due cognomi «pesanti», che fanno riferimento all'omonima cosca che spadroneggia nel territorio di Cirò Marina e ha importanti influenze a Crotone, grazie ad accordi anche con i Grande Aracri (strapotenti in Emilia), ma da tempo ha messo radici pure in Germania. E sono proprio Vittorio Farao, figlio di Giuseppe, e Aldo Marincola, secondo l'accusa, gli uomini che terrebbero i rapporti della cosca con Gigliotti. L'imprenditore avrebbe infatti assunto i due in altre società che controlla a Parma - la R.P. Work, la P.R. Service, la C.L.C. Impianti e la G.G. Service - facendo affidamento su di loro per far fronte a pretese estorsive da parte di altre organizzazioni criminali, oltre che per tenere a bada (con metodo mafioso) le richieste dei dipendenti per questioni di lavoro. Insomma, per la procura di Catanzaro, la girandola di società compiacenti con il clan avrebbe consentito di mandare avanti gli affari in tutta tranquillità. E se c'erano problemi, il duo Farao-Marincola poteva intervenire.

Ma la figura centrale dell'imprenditore «pulito» su cui fare affidamento era Gigliotti. I suoi investimenti? Mirati a incrementare il fatturato delle imprese della 'ndrangheta - si legge nel capo d'imputazione - garantendosi così anche un aumento del suo portafoglio clienti, mettendosi al riparo anche da eventuali pretese da parte di altri clan nemici della mafia cirotana.

I soldi girano a Parma, ma arrivano anche in Calabria. Secondo l'accusa, Gigliotti avrebbe finanziato la Ag Film, una società a tutti gli effetti della 'ndrangheta, che raccoglie e rigenera la plastica ed è riconducibile, tramite i fratelli Francesco e Gaetano Aloe, a Giuseppe Spagnolo, ritenuto uno dei capi dell'associazione. Non solo. Grazie agli appoggi della cosca, Gigliotti avrebbe creato a sua volta, a Torretta di Crucoli, la G-Plast, una srl che ha il monopolio della raccolta e della rigenerazione dei cartoni. E proprio la scelta di quei soci occulti ha fatto scattare per l'imprenditore parmigiano anche l'accusa di intestazione fittizia di beni, con l'aggravante del metodo mafioso.

Potenza, invece, sarebbe stato l'uomo di riferimento nel territorio cirotano per la gestione dei servizi turistici per conto della cosca. Mare meraviglioso e stabilimenti balneari che portano soldi: in particolare, Potenza avrebbe gestito il «Ninì Prince». Ma era anche la persona giusta per organizzare gli incontri tra gli 'ndranghetisti e gli imprenditori associati al clan, come Gigliotti, secondo l'accusa. Era stato il boss Giuseppe Spagnolo a dare in gestione il lido a Potenza, da qui anche l'accusa di intestazione fittizia di beni, con l'aggravante del metodo mafioso. Ma Potenza - scrive il gip Giulio De Gregorio nell'ordinanza di custodia cautelare - è anche l'uomo «che collabora con il Gigliotti, il quale era restio ad "uscire allo scoperto" e usava particolari cautele nel tenere i rapporti con gli Aloe Francesco e con Spagnolo ed è presente a incontri nei quali si parla di interessi di ‘ndrangheta. E’ il Potenza a gestire i delicati rapporti connessi alle pretese economiche di Aloe Francesco. Lo stesso Potenza compare come prestanome dello Spagnolo».

Un filo diretto Calabria-Parma. Seguendo l'odore inconfondibile dei soldi.

UN IMPRENDITORE CON LA PASSIONE PER CALCIO E RUGBY

«Franco Gigliotti è imprenditore di ‘ndrangheta». Un'ordinanza di quasi milleduecento pagine, per forza di cose, dosa con cura le parole, utilizza perifrasi e tortuosi giri di parole per ricostruire accuse e sospetti da acclarare.

Ma gli investigatori della Dda di Catanzaro che hanno messo in piedi l'operazione «Stige» contro l 'ndrangheta nel definire l'imprenditore quarantanovenne nato a Crucoli, in provincia di Crotone, ma da molti anni residente a Parma, non usano mezze misure: «Gigliotti è inserito nella gestione di plurimi affari della cosca per un lungo periodo e finanzia la cosca assumendo persone». E per essere più chiari citano nella stessa ordinanza una conversazione tra aderenti al gruppo che ribadiscono come l'imprenditore s'impegni ad aumentare «il fatturato delle imprese di ‘ndrangheta e a versare annualmente una parte dei proventi in “bacinella”».

Un'accusa pesante che usa il linguaggio in codice della criminalità calabrese ma che in questo caso coinvolge un imprenditore che mai nella nostra città era stato indagato. E che, anzi, era conosciuto più che altro negli ambienti dello sport. Molto lontano da contesti chiacchierati. Gigliotti infatti finora era noto per aver fatto parte della schiera di coloro che hanno aderito al piano di rilancio del Parma Calcio: tanto che fu tra i primi a versare quindicimila euro per entrare a far parte dell'azionariato popolare di Parma Partecipazioni calcistiche. Un impegno ovviamente legittimo così come al di sopra di ogni dubbio è l'impegno profuso nel corso degli anni in altri gruppi sportivi, dal rugby a Colorno al calcio a Noceto e Felino dove il suo nome, e quello delle sue aziende, è apparso spesso nella lista degli sponsor e degli investitori. Ma ovviamente non è di pallone delle serie minori che si sono occupati gli inquirenti che parlano piuttosto di lui come di un «facoltoso imprenditore di riferimento della cosca» e che elencano la lunga lista di società attive nel settore della impiantistica. Anche se i giudici ricordano che il suo intervento poteva arrivare anche in ambiti ben diversi.

Questo lo si evincerebbe dalla contestazione di avere messo a disposizione di persone molto vicine alla 'ndtrangheta «le proprie entrature nel mondo dello spettacolo per organizzare eventi».

Un uomo dai mille interessi, quindi? A leggere il corposo malloppo di carte parrebbe proprio di si. Ma anche attento ad evitare di esporsi, avendo estrema cura «ad uscire allo scoperto» e capace di adottare cautele nel incontrare persone considerate sospette e a «partecipare a incontri nei quali si parla di interessi di mafia» .

Nonostante queste attenzioni, tuttavia, questi contatti, secondo gli investigatori ci sarebbero stati. E oltre ad essere documentati si tratterebbe di una collaborazione molto stretta, tipica di chi manifesta piena adesione all'associazione a delinquere.

Per farlo l'imprenditore, secondo quanto sostenuto dalle accuse, avrebbe assunto numerose persone da impiegare nelle proprie aziende: tra questi ci sarebbero il quarantenne Vittorio Farao e il 37enne Aldo Marincola, nati rispettivamente in Calabria e in Germania ma a loro volta residenti qui a Parma, arrestati nella maxi retata delle scorse ore, che si sarebbero dedicati «all'acquisto, per finalità di spaccio, di quantitativi non modici di sostanza stupefacente».

Insomma, una rete in apparenza capace di proteggere giri più che strani e che secondo le intercettazioni aveva proprio lo scopo di tutelare l'imprenditore che, se nella nostra città si occupava di impianti, in Calabria aveva impiantato invece una lucrosa impresa specializzata nella raccolta e nella rigenerazione dei cartoni.

Anche qui in apparenza tutto bene: peccato che secondo gli investigatori il successo dell'azienda che operava praticamente in regime di monopolio nascesse «dalla carica di intimidazione della cosca».

A rendere più pesante la posizione dell'uomo, ora sottoposto al regime detentivo, ci sarebbero anche le testimonianza di alcuni pentiti: tra di loro uno citerebbe la presenza della nostra città di amici che vengono una volta al mese «a prendere la mazzetta» da uno originario di Torretta di Crucoli «che fa dei lavori di saldatura speciale».

Un riferimento che sarebbe inequivocabilmente rivolto all'imprenditore che, visto il gran numero di attività che gestiva, rappresentava una vera e propria agenzia di collocamento per gli amici. Lo ha detto chiaramente uno degli indagati sentito durante una intercettazione in cui, parlando con un familiare, si accalorava ribadendo che qui da noi tutto va bene. «A Parma sti ragazzi lavorano tutti! Lavorano...». Resta da capire, però, di che tipo di lavoro stesse parlando. Luca Pelagatti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • ab9pr

    10 Gennaio @ 21.30

    alberto_bianco@alice.it

    @LARIVOLTADIATLANTE permettimi di replicare che personalmente non do per inevitabile nulla, è solamente la realtà di ciò che succede da anni, a un soffio da casa, nella porta accanto, nella ditta di fianco a dove lavori, ecc. ecc.

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    10 Gennaio @ 20.00

    la rivolta di atlante

    GRAZIE AI DEMOCRISTIANI CHE HANNO SPALMATO LE MAFIE IN TUTTA ITALIA INVECE DI CREARE UNA GUANTANAMO DEI MAFIOSI ... E GRAZIE ALLE NUOVE GENERAZIONI DI POLITICI SENZA BANDIERA CHE SI SPOSTANO DA UNA TANA ALL'ALTRA NELLA UNICA DETERMINAZIONE, FARCI I SOLDI ... E RESTARE A GALLA FINCHE' MORTE NON GIUNGA ...

    Rispondi

  • Artico

    10 Gennaio @ 19.37

    Tutti Parmigiani DOC del sasso.....

    Rispondi

  • filippo

    10 Gennaio @ 19.34

    Evidentemente i soldi fanno gola a tanti..a Parma contano i soldi...poi puoi essere mafioso, pusher, ladro...se hai i soldi sei benvenuto

    Rispondi

    • Michele E

      10 Gennaio @ 21.59

      Sì, solo qui!! Infatti gli altri 165 che hanno arrestato erano momentaneamente fuori Parma a prelevare al bancomat...

      Rispondi

  • Francesco

    10 Gennaio @ 15.20

    brundofrancesco@libero.it

    Tutti in odore di Santità.

    Rispondi

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