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Maleducazione, inciviltà e bullismo: quei ragazzini che invadono il centro

Parma, quelle bande di ragazzini violenti
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Sulla stampa nazionale si parla di baby gang. Ma nelle nostre strade ci sono piuttosto gruppi di giovanissimi spesso sotto l'effetto dell'alcol e della droga che si lasciano andare ad episodi violenti. Tra vandalismo e rapine.

Sono giovani, spesso giovanissimi, hanno di frequente famiglie distratte alle spalle e, in qualche caso, sanno già che effetto fa finire in caserma o in questura. Ma a differenza dei loro coetanei delle smisurate periferie delle metropoli, o dei figli dei vicoli del sud in guerra perenne, non portano addosso i segni distintivi delle gang, non formano «paranze« o «batterie». E soprattutto, per fortuna, non nascondono il ferro, ovvero la pistola, in tasca. «No, sono per lo più compagnie di ragazzi smarriti, convinti da troppi telefilm e da un eccesso di lassismo che si possa fare quello che si vuole. Che credono che se vogliono un cellulare nuovo non devono fare altro che allungare la mano e prenderlo. E, cosa ancora più grave, che il fatto di essere giovani li renda intoccabili». Chi parla è uno che la divisa la porta addosso da decenni, che il rombo della vita di strade lo conosce, che sa distinguere quello che racconta la cronaca nazionale - piena di minorenni massacrati e di branchi feroci che si fanno i selfie con l'arma in pugno - da ciò che accade a Parma. Dove il disagio e la violenza, certo, non mancano. Ma ancora non si declinano sotto forma di quelle che, con una formula fortunata ma sbrigativa, sono state battezzate le gang dei ragazzini. «Nella nostra città non ci sono fenomeni di simile preoccupante gravità», spiega il questore Pier Riccardo Piovesana. - Piuttosto siamo in presenza di compagnie di giovanissimi che si abbandonano a comportamenti incivili, di grave maleducazione, che talvolta si trasformano in reati. In pratica parlerei di spunti di preoccupante bullismo». Già, che ci sia materia di timore è fuori discussione: durante il recente discorso per Sant'Ilario persino il sindaco è stato costretto a ricordare il caso del diciassettenne picchiato per ben due volte da un 19enne sul Lungoparma. La sua colpa? Aver raccolto un pezzo di carta buttato a terra da quel maleducato con l'inclinazione alla violenza. E tanti altri rammentano la mega rissa scoppiata a novembre tra due gruppi di filippini e magrebini per un altoparlante rubato. La questione poi è stata regolata, si fa per dire, a colpi di bastone in via Emilia Est.

«Episodi esecrabili certo, che però a differenza di quello che accade altrove non sono caratterizzati da una finalità associativa e da una continuità nella commissione dei reati», spiega il questore. Insomma, altrove si tratta di malviventi in erba che imitano i modelli sbagliati, che studiano da boss. Qui da noi, piuttosto, sono i frutti di un vuoto che parte dai genitori e arriva alla scuola. E infine invade le strade. «Si trovano insieme come hanno sempre fatto i giovani per trascorrere il tempo. In alcuni casi i gruppi sono caratterizzati da una comune provenienza etnica anche se non mancano i casi di gruppi, già tenuti d'occhio dalle forze dell'ordine, dove si mescolano italiani e stranieri». E fin qui non ci sarebbe nulla di strano. Il problema sorge quando il branco dei piccoli diventa piccolo branco. E la forza dei singoli si somma trasformandosi in cattiveria. Ne è un esempio quello che è accaduto qualche mese fa ad un trentenne aggredito da quattro ragazzi in via Bruno Longhi: la vittima è finita a terra, contusa. I balordi sono fuggiti con i cavetti del suo cellulare prima di essere pizzicati dalla Mobile: due sono di origini straniere, due parmigiani, tutti sono minorenni. Il più grande ha 17 anni, il più piccolo solo 15. Un caso isolato? Non proprio: perché gli episodi di cellulari rapinati con due spintoni e la faccia cattiva sono ormai legione. Già questo sarebbe grave; ancora più brutto sapere che pochi dopo denunciano. «In effetti, di segnalazioni ne arrivano poche nei nostri uffici», conferma un altro esponente delle forze dell'ordine. Ma poi basta scorrere gli sfoghi su facebook per vedere che accade pure spesso. Così come non rari sono i casi di piccole estorsioni. Il copione è banale: un ragazzo viene fermato da due o tre poco più che coetanei: «Quanto hai in tasca?», è la domanda ringhiata a brutto muso. E quei pochi euro passano di mano. E' successo negli ultimi mesi in Ghiaia e in stazione, in via D'Azeglio e in via Melloni. Qualche volta i responsabili sono stati presi. E, denominatore comune, erano al massimo appena maggiorenni.

«Lo ripeto, sono episodi occasionali, tra di loro scollegati - prosegue il questore. - Un nesso però c'è ed è un aspetto su cui troppo spesso non si riflette: l'abuso di alcol e l'uso di stupefacenti da parte dei giovanissimi. Che spesso agiscono sotto l'effetto di queste sostanze». Quindi non gang criminali ma piuttosto gruppetti di ragazzi tramortiti e sballati. Superfluo sottolineare che questo spiegherebbe almeno un po' i motivi di certe aggressioni altrimenti senza senso come quella dello scorso 18 novembre: due amici 18enni camminavano in via Cavour quando hanno rimediato minacce e pugni in faccia da parte di un gruppetto di altri ragazzi. I due gruppi non si conoscevano, non c'è stata provocazione ma il picchiatore si doveva sfogare. Evidentemente gli accade spesso visto che ha solo 19 anni e una sfilza di precedenti. Tra cui uno per violenza sessuale. E via Cavour, cuore del centro, è il teatro dell'episodio dell'altro giorno quando un transessuale è stato offeso e aggredito verbalmente nonostante la strada fosse piena di gente. Ecco, qui sta l'altro aspetto scomodo quando si parla di bande di ragazzini: gli adulti intorno troppo spesso si girano dall'altra parte. E in tanti fanno propria la legge egoista del fatti i fatti tuoi. «E anche questo instilla forse in alcuni ragazzi l'errata convinzione di essere intoccabili, di non correre rischi», conclude il questore. Lo spiega un agente che tante volte è dovuto accorrere quando la situazione sembrava poter diventare pericolosa. «Vedono le divise, vengono portati in questura e allora sbottano striduli: “Non mi potete fare nulla, sono minorenne”». Allora lo ricordano, allora smettono il ghigno da duri. Ma solo perché, a quel punto, fa molto comodo.

Luca Pelagatti

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  • Michele E

    23 Gennaio @ 12.39

    giorgiop, guarda che il servizio militare era "efficace" proprio perchè i militari eravamo noi! Con la "truppa" attuale, marescialli e sergenti di una volta avrebbero qualche problema anche loro, te lo assicuro, perchè la "sciafadora" (meno male che qualcun altro la rimpiange, oltre a me) devi accenderla quando serve e ben prima, se no non funziona.

    Rispondi

  • PEPOMAN

    23 Gennaio @ 10.03

    E PROVARE A IGNORARLI ....NON SCRIVERE NULLA SU QUESTI 4 SEMI ?

    Rispondi

  • roberto

    23 Gennaio @ 09.02

    E i genitori di quelli che vengono beccati e portati in questura cosa dicono? cosa fanno? Bisognerebbe mettere in moto la sciafadora.

    Rispondi

  • Alessandro

    23 Gennaio @ 08.25

    quando ero ragazzino, ovvero una quindicina di anni fa, se sgarravi ti beccavi due ceffoni dai più grandi, ora ti becchi le denunce se provi a sfiorarli

    Rispondi

  • matgabil

    23 Gennaio @ 01.09

    La mia generazione pensava che avere un padre e una madre severi e spesso intransigenti fosse una grande sfortuna ma era esattamente l'opposto ; purtroppo non è più così è altrettanto purtroppo si vede e anche bene.

    Rispondi

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