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L'INTERVISTA

Alex Zanardi: «Che noia. Ecco la Formula 1 che vorrei»

Alex Zanardi: «Che noia. Ecco la Formula 1 che vorrei»
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Il Mondiale 2018 di F1 è appena iniziato - nel segno della Ferrari di Vettel - ma il dibattito è aperto da tempo: gran premi spesso noiosi, pochi sorpassi, strategie e tecnologia più importanti del piloti. Alex Zanardi un'idea ce l'avrebbe, anzi anche qualcuna in più. Leggi l'intervista

In pista ci era tornato per lanciare la campagna di sicurezza Cover your phone, in collaborazione con BMW e la Polizia Stradale. Ma Alex Zanardi, oltre a lanciare messaggi ai tanti che usano il telefono in auto (causando un aumento del numero dei morti su strada) non ha perso l’abitudine di seguire la F1, categoria in cui ha militato con poca fortuna anni fa ma che è rimasta nel suo cuore...

«Beh come si fa a non guardare il primo GP della stagione? C’era curiosità, attesa e devo dire che aver visto vincere la Ferrari mi ha fatto molto piacere, anche se devo ammettere che Hamilton e Mercedes hanno ancora qualcosina in più rispetto alla rossa. Ma vedere una Ferrari vincente, grazie alla strategia e alla virtual safety car, ha fatto bene all’ambiente e ai tifosi».

Quindi te la sei goduta...

«La vittoria sì, ma se fosse accaduto il contrario, cioè una Ferrari beffata dalla Mercedes all’ultimo momento, avremmo aperto un dibattito sulla safety car, sulla validità delle regole e via di questo passo... Diciamo che è andata bene così per stavolta».

Quindi una Mercedes ancora favorita...

«Non di molto, hanno qualcosa in più della rossa ma non tanto. A Maranello dovranno ancora lavorare duro per recuperare quel poco che manca, ma direi che Mercedes e Hamilton hanno ancora quel piccolo margine di vantaggio».

Come valuti la gestione di Liberty Media? Loro sono americani e tu hai corso molto negli Usa, ne consoci la mentalità.

«Mi pare che anche là abbiano cercato di scimmiottare la F1 negli ultimi tempi e i risultati si sono visti, regolamenti che hanno cambiato le auto e gare che sono, a parte gli ovali, delle processioni dove non si sorpassa più. Auto con fondi modificati, alettoni e aerodinamica, minor peso, tutte cose che venivano dalla F1 e che hanno portato allo stesso risultato, ovvero gare noiose anche nella Indy».

Idee per risolvere la situazione?

«Io ne ho una molto modesta ma potrebbe essere efficace. Inutile star lì a discernere regole sofisticate, mettere limiti infinitesimi, sarebbe stato più semplice aumentare il peso minimo delle auto, non con le zavorre, ma proprio come corpo totale, questo avrebbe portato a vetture più sicure e robuste, ma anche auto difficili da guidare, dove gli spazi di frenata si sarebbero allungati, le gomme sarebbero state più stressate e usurate, per cui il pilota, quello bravo, avrebbe avuto più margine per superare in staccata, più sensibilità per gestire le gomme. Insomma, l’uomo avrebbe fatto la differenza mentre oggi sono tutti quanti racchiusi in pochissimo spazio e non puoi inventarti più niente».

Quindi il tocco di classe di un pilota oggi è rappresentato dalla differenza minima rispetto a un rivale?

«Beh, se guardi la griglia vedi che hanno differenze di centesimi di secondo, di millesimi. Una volta Senna metteva il turbo al massimo, quattro gomme da qualifica e al compagno di squadra, che gli partiva al fianco, dava due secondi di distacco, oggi due secondi li prende l’ultimo della griglia. Non è che siano tutti Senna, ma fra il bravo e il meno bravo non è così evidente».

Una visione forse romantica e del passato si potrebbe dire.

«Sì senza dubbio e infatti quei tempi non torneranno più, ma è anche giusto così. Le squadre oggi lavorano su dettagli che poi influiscono sulle prestazioni e su quel dettaglio si continua a lavorare castrando poi il valore dell’uomo. Se si pensa che la Mercedes ha 2000 persone che lavorano su ogni aspetto e team più piccoli che con 300 persone devono fare delle scelte c’è poco da inventarsi. Ecco, vorrei una F1 meno attenta al dettaglio, perché 2000 persone che studiano un particolare avranno più possibilità di 300 mentre una volta un piccolo team che aveva una idea geniale, poteva cambiare la classifica. Vorrei che si tornasse al colpo di genio, alla fantasia che ti fa la differenza invece le regole sono sempre più stringenti sempre più costrittive per cui chi ha 2000 persone sarà sempre davanti a chi ne ha 300 e questo mi pare molto triste».

Vorresti auto più pesanti e con motori potenti mi pare di capire.

«Sì, perché in rettilineo potresti per assurdo andare a 500 all’ora e uno che va 10 all’ora più di te può superarti, poi devi frenare e lì tiri fuori tutto, ma oggi in rettilineo non vanno più di tanto rispetto a ieri o sono tutti simili (e infatti guarda il DRS che aiuta) ma in curva hanno tutti una velocità spaventosa, incredibile come buttino dentro le macchine e vadano forte, dal primo all’ultimo. E lì come fai a fare la differenza?»

La soluzione?

«Uno staff tecnico super partes che decida regole semplici, facile da controllare e attuare e che rimetta l’uomo al centro della sfida, che oggi è solo tecnologica con il pilota da supporto a quello che fanno in officina».

Nella tua carriera hai guidato di tutto, quale è secondo te la monoposto più bella che hai pilotato?

«Non perché ci ho vinto, ma credo che la Indy del 1996 fosse la macchina più bella in assoluto. Motore potente con oltre 1000 cavalli, pesante, senza servosterzo, difficile da guidare ma capace di farti fare la differenza in pista. Ecco, la F1 che vorrei dovrebbe essere come quella Indy del 96 per riportare l’uomo al centro della sfida».

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