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Una mamma: «Segnalai la maestra di mia figlia e fui intimidita da chi doveva controllare»

La testimonianza di una mamma: «Segnalai la maestra di mia figlia, ma fui intimidita»
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Toccante testimonianza di una mamma che racconta dubbi e paure dopo aver notato cose anomale che accadevano nella sezione della figlia e dopo averlo segnalato a chi avrebbe dovuto controllare: inascoltata e anzi ostracizzata. La maestra in questione fu effettivamente arrestata per maltrattamenti alcuni anni dopo. "Ed è stato un pugno nello stomaco". Ma oggi questa mamma risponde anche a chi, di fronte ai fatti di Colorno,  dice: "I genitori dovevano svegliarsi prima". E a chi commenta: "Lasciatele nelle mani dei familiari". Leggi l'intervista

«E' successo dopo diversi anni dalla mia segnalazione sottovalutata e, anzi, quasi rivoltata contro di me: un giorno ho avuto davanti l'articolo della "Gazzetta" e ho scoperto che avevano arrestato proprio lei, la persona che seguiva mia figlia. L'ho riconosciuta da un dettaglio della foto e mi è mancato il fiato. Sono ritornate le notti insonni e i giorni di apatia, sono arrivati gli attestati di stima postumi, qualche scusa da chi mi aveva additato come una mamma rompiscatole. Ma non le scuse di chi avrebbe dovuto controllare e invece mi rispose, intimidendomi: "Ma lei come si permette? Sta infangando il buon nome di una persona". Io, invece, chiedevo solo di verificare...».

E' passata tanta vita tra ieri e oggi, ma quando parla della donna finita poi ai domiciliari, il nome «maestra» non riesce proprio a pronunciarlo. Lei è una mamma che in un altro paese del Parmense ha avuto dei sospetti di maltrattamenti e ha provato inutilmente a fare chiarezza: inascoltata. Una mamma che ha avuto paura. Che - racconta - si è sentita anche sola e ostracizzata. Che ha saputo dopo - tanto dopo: quando per molti bimbi era troppo tardi - di avere avuto ragione, una amarissima, sgradevole ragione.

E' arrivata altra cronaca - gli arresti di Colorno - a riaprire la ferita con quello che - dice - «è stato un altro pugno nello stomaco. Succede ogni volta che leggo di esperienze simili alla nostra. Ora non ci perdo più le notti, ma è ugualmente difficile affrontarlo».

Cos'è che non passa?

«I dubbi su ciò che quella vicenda ha lasciato, ad esempio. Oggi mia figlia è serena ma soprattutto nei primi anni, ad ogni suo problema o difficoltà mi sono chiesta se stesse influendo ciò che aveva vissuto. Serve sempre un grande lavoro per non intervenire troppo e non avere troppa ansia di proteggere. E poi non passa nemmeno la rabbia per quel che poteva essere fatto e non è stato: ci sono delle responsabilità oggettive che poi sfumano, non tutto è contestabile da arrivare fino a procedimento. Ma spero che alcune persone sentano ancora un minimo di responsabilità per quello che hanno passato i nostri figli. L'ho scoperto dopo che non ero stata l'unica a farsi avanti: tutti ugualmente ignorati.

Lei quando ha capito che qualcosa non andava in quella sezione di asilo?

Non c’è un giorno preciso: si sommano cose, unisci i “puntini” e ti suona un campanellino. Cose che hai captato casualmente quella volta che sei arrivata in anticipo o ti sei attardata fuori: le urla scomposte, il cambio repentino di atteggiamento quando arrivava un genitore, il pianto di vera sofferenza di certi bambini, la quotidiana mancanza di coccole, l’assenza di sorriso e la trasandatezza di quella persona. E poi episodi riferiti da altre famiglie. C'erano voci in paese, ma subito anch'io non le ho volute ascoltare attribuendole ai “soliti” piantagrane. Chi in questi casi dice che i genitori avrebbero dovuto “scantarsi prima”, parla senza sapere...».

Cosa dovrebbe sapere?

«Che non è facile ammettere con se stessi che una figlia non stia bene, che ci sia qualcuno a farle del male nel posto dove proprio tu la porti ogni mattina. Ti confronti in famiglia, con le amiche, ma tendi a minimizzare. Ed è difficile giudicare il lavoro degli altri... Poi quando infine ti decidi e segnali a chi di competenza, ti trovi trattata a pesci in faccia: ti dicono che stai sbagliando senza verificare le tue parole, ti fanno passare per pazza o isterica e ti intimidiscono dicendo che stai diffamando una persona. E allora ti metti ancora di più in discussione: quando si parla di bimbi è difficile avere certezze. Alla fine abbiamo comunque deciso per il trasferimento altrove».

Che reazioni ci sono state?

«Tanti ci hanno criticato, pochi genitori si sono fatti venire dei dubbi, nonostante avessi provato a metterne in allerta qualcuno. Ma forse è più facile non voler vedere: un po’ perché pensi che chi ti deve tutelare lo faccia, un po’ sei sempre convinto che a te non possa accadere. Invece di fronte a cose poco chiare bisogna avere il coraggio di chiedere che i controlli vengano fatti, e farlo anche per iscritto. Finché si parla sembra tutto più leggero... Io ho solo un rimpianto...»

Quale?

«Non essere andata dai carabinieri. Ma ero stata talmente intimidita che non mi sono sentita di farmi carico di una denuncia. Tanto più dopo aver intuito che la mia segnalazione, in teoria riservata, era arrivata a quella persona. Sul fronte familiare, invece, la reazione è stata sorprendente: nel giro di una settimana mia figlia è cresciuta come mai in quei mesi, ha cominciato a sorridere tanto, a cantare e a portare a casa ciò che aveva imparato. Prima mi sembrava di lasciarla lì in giornate tutte uguali e tutte vuote»

Avrà visto i commenti che, ad ogni storia di maltrattamenti, dicono: «Lasciatele nelle mani dei genitori»...

«Io preferisco assistere alla crescita di mia figlia da casa e non dalla galera. Certo, avrei sperato che la giustizia facesse maggiore chiarezza, ma qualche colpa è stata pagata. Non sono comunque due schiaffi a rimediare le cose: in quei momenti sei solo impegnata ad accettare che sia successo proprio a tua figlia e a capire come aiutarla. Poi, successivamente, a provare a fare la tua parte perché queste cose non accadano più»

Come si può, secondo lei?

I genitori devono segnalare, se hanno dei dubbi. Chiedere chiarimenti è lecito e confrontarsi aiuta tutti: tutti siamo attori nella crescita dei bambini. Devono però funzionare i meccanismi di controllo e di tutela dei bambini e degli stessi educatori. Io non credo che certe persone nascano così, e mi spingo persino oltre: momenti di difficoltà possono capitare. Per questo servono controlli orizzontali e verticali e interventi di sostegno: dalla collega che ti dice che stai esagerando, al superiore che non sottovaluta le segnalazioni. Ecco: io, ad esempio, vorrei che non si desse per scontato che tutti i genitori sono rompiscatole e che chi ha sempre lavorato bene continui a farlo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Caratteri rimanenti: 2500

  • Filippo

    28 Maggio @ 14.40

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    Se dovesse essere vero, chi doveva controllare deve essere licenziato.

    Rispondi

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