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Infrastrutture dimenticate nell'Italia del no a tutto

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E’ presto per sapere come andrà a finire la vicenda della concessione a Autostrade per l’Italia. Serviranno mesi, o meglio anni, per la conclusione definitiva di quella che si annuncia come un’aspra battaglia fra il Governo e il gruppo Atlantia, proprietario della società che gestisce la maggior parte delle autostrade italiane. Ma, mentre tutte le forze politiche sembrano impegnate solo a rinfacciarsi responsabilità per le concessioni stipulate e per le eventuali amicizie con il gruppo Benetton, rischia di passare in secondo piano un problema cruciale per il nostro Paese: la cronica inadeguatezza delle nostre infrastrutture, non solo autostradali. L’Italia è drammaticamente indietro rispetto agli altri paesi europei. Che si tratti di autostrade o di normali strade provinciali, di linee ferroviarie ad alta velocità o di vecchie linee a binario unico, in Italia è sempre più difficile veder partire e finire dei lavori pubblici. E poco importa che servano a costruire una nuova infrastruttura o ad adeguarne qualcuna già esistente. Il fronte del no ha quasi sempre la meglio. Che tutto questo si risolva revocando le concessioni e nazionalizzando le autostrade è una pia illusione. E’ vero: le privatizzazioni in Italia negli anni ’90 sono state fatte in fretta e male. E’ vero: certi privati - vedi il caso Autostrade, ma anche Alitalia o Telecom - hanno dato prove imbarazzanti. Ma lo stato padrone che gestisce aziende ha già dimostrato di non saper funzionare.

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  • lupo

    26 Agosto @ 18.11

    Ci voleva la tragedia di Genova per far vedere agli italiani come la politica e l'imprenditoria si spartiscono la torta con la scusa delle privatizzazioni. È comodo fare le grandi opere coi soldi pubblici e poi dare tutto in gestione per decenni in cambio di 4 soldi.

    Rispondi

  • Giovanni

    26 Agosto @ 14.38

    I fronti del No in Italia di per sè valgono ben poca cosa. Acquistano invece un peso sostanziale quando sono manipolati da forte politiche e da movimenti trasversali di interessi nonché corporazioni. Costoro Infatti scatenano ad orologeria i fronti del no quando occorre affossare una qualche opera che va contro i loro interessi mentre gli tarpano sapientemente la bocca quando le opere in questione sono a favore dei propri interessi. Basti notare come si comporta la regione Emilia Romagna: chissà perché i camion che devono passare da Bologna profumano di margherite, il passante Nord non è per nulla una devastazione del paesaggio; altrove invece considerano letale una qualsiasi infrastruttura, anche la più semplice. Questo è il vero problema: le corporazioni (Per non usare un termine ben peggiore), altro che Fronte del no....

    Rispondi

    • 27 Agosto @ 15.26

      (dalla redazione) Resta il fatto che del passante a Nord si parla da 20 anni e non si sa ancora se verrà fatto e quando. Si vede che le corporazioni non funzionano molto bene.

      Rispondi

  • marco850

    26 Agosto @ 09.38

    Analisi impeccabile e a mio parere totalmente condivisibile. Quello che sembra mancare è la vigilanza sui privati che hanno in mano attività strategiche. Si ha la sensazione che chi dovrebbe vigilare prenda un mucchio di soldi da una parte e dall'altra senza muovere un dito.

    Rispondi

  • Roberto

    25 Agosto @ 23.46

    quindi?

    Rispondi

  • sabcarrera

    25 Agosto @ 20.21

    È inutile costruire del nuovo se non riusciamo a star dietro alla manutenzione del vecchio. Come costruire una casa poi invece di riparare il tetto che perde allarghiamo l'edificio. Un buon padre di famiglia non fa così.

    Rispondi

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