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Bilanci, plusvalenze e brand: chiesto il rinvio a giudizio per Ghirardi, Leonardi e altri 21 (ecco i nomi e le accuse)

Parma Fc, il pm chiede il rinvio a giudizio di Ghirardi e altri 22: ecco nomi e accuse
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Bilanci falsi, plusvalenze milionarie e giocatori «svenduti»: la procura ha chiesto il rinvio a giudizio del patron Tommaso Ghirardi e di altre 22 persone per il crac del Parma calcio Fc. Ecco i nomi e le accuse

GEORGIA AZZALI

I titoli di coda dovevano scorrere quasi tre anni prima. Perché già nel luglio del 2012, secondo la procura, il Parma Fc targato Tommaso Ghirardi era già sull'orlo dell'abisso. Ma si andò avanti grazie a mirabolanti operazioni e giganteschi falsi in bilancio fino al 19 marzo 2015, quando il tribunale di Parma dichiarò il fallimento della società, soffocata da 218 milioni di debito. Un profondo rosso di cui ora la procura chiede conto a 23 persone: oltre al patron Ghirardi e al braccio destro Pietro Leonardi, la lunga lista comprende dirigenti, amministratori, sindaci e revisore. C'è il nome di Ermir Kodra, che comprò il Parma per 1 euro, ma non ci sono (e non c'erano già nell'avviso di conclusione delle indagini) quelli dell'ineffabile Giampiero Manenti e di Rezart Taci. Bancarotta fraudolenta aggravata, bancarotta documentale, oltre a truffa e accesso abusivo al credito: questi i reati contestati a vario titolo e in relazione al periodo in cui gli imputati erano in carica e al ruolo svolto. Il pm Paola Dal Monte, che ha coordinato l'indagine portata avanti dalla Finanza, ha presentato nei giorni scorsi la richiesta di rinvio a giudizio. Ora, spetterà al gup fissare la data della maxi udienza preliminare. Rispetto all'avviso di conclusione delle indagini, depositato poco meno di un anno fa, due sono le posizioni stralciate e per le quali si profila una richiesta di archiviazione: Roberto Giuli e Giuseppe Scalia, consiglieri d'amministrazione tra il 2014 e il 2015.

PLUSVALENZE DA CAPOGIRO

Ma i maquillage contabili sarebbero cominciati anni prima. Secondo quanto messo nero su bianco nella richiesta di rinvio a giudizio, i bilanci sono stati taroccati almeno a partire dal 2010. Plusvalenze, ecco la parola magica. Per esempio: se un calciatore del valore di 10 milioni viene ceduto a 12, la società realizza una plusvalenza di 2 milioni. Soldi inquadrati come proventi e iscritti a bilancio tra le entrate dell'esercizio in corso. Nulla di illecito: il problema nasce quando i valori dei calciatori vengono gonfiati. E nel giro di cinque stagioni - dal 2009/2010 al 2013/2014 - il Parma arriva a iscrivere complessivamente nei bilanci oltre 90 milioni di plusvalenze. Vendite e acquisti contestuali di giocatori che «avvenivano - si sottolinea nei capi d'imputazione - senza movimentazioni di cassa significative, al solo scopo di migliorare il risultato economico complessivo dell'esercizio in corso e, per l'effetto, compensare le perdite operative prodotte dalla gestione».

LA CESSIONE DEL MARCHIO

Con l'acqua alla gola, Ghirardi, il potente ad Leonardi e i consiglieri d'amministrazione che si sono succeduti avrebbero orchestrato una serie di operazioni dolose. E tra quelle più sospette c'è sicuramente la cessione del marchio alla fine della stagione 2012/2013. «Parma Football Club» viene venduto alla società Parma Fc Brand, una srl costituita ad hoc dallo stesso socio di maggioranza del Parma, la Eventi Sportivi spa: 37 milioni e 510mila euro, questo il prezzo della vendita, Iva compresa. Ma - sottolinea la procura nella richiesta di rinvio a giudizio - gli amministratori sanno perfettamente che la Fc Brand è «priva di qualsiasi solidità patrimoniale e capacità finanziaria». La Fc Brand viene poi incorporata dalla Eventi Sportivi, ma al Parma Football Club non arriveranno mai i soldi concordati. L'obiettivo? Sempre il medesimo, secondo gli inquirenti: far figurare a bilancio un credito.

LA LETTERA TRUFFA

Perché la società ha bisogno di soldi già nel 2010. Ma tre anni dopo la situazione è drammatica, tanto che Ghirardi, Leonardi, Di Taranto e Preti arrivano a fare una falsa lettera di cessione del credito, apponendovi anche la falsa firma di Angelo Gandolfi, presidente di Erreà Sport. Con quel documento la società di abbigliamento sportivo apparentemente accetta la cessione di un credito di 1.050.000 euro dal Parma calcio alla banca tedesca Ibb Ag. Così, presentando poi effettivamente la lettera all'istituto di credito, Ghirardi e i suoi collaboratori fanno diventare la Erreà debitrice di quella mega somma. In compenso, il Parma ottiene dalla banca un finanziamento di quasi 2 milioni.

Una truffa in piena regola, secondo la procura. Che ora vuole far finire sotto processo 23 protagonisti e comprimari dell'era Ghirardi.

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