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E' morto Mauro Saviola, il re del legno

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"Stiamo recuperando legno, aiutateci a salvare gli alberi". Recita così la frase riportata sulle centinaia di camion del Gruppo Mauro Saviola che ogni giorno percorrono in lungo e in largo la penisola. Il riciclaggio del legno usato, così come i pannelli di truciolato e poi i mobili in kit, erano stati la grande intuizione di Mauro Saviola, l'imprenditore di Viadana scomparso martedì all'età di 70 anni, stroncato da una malattia che lo aveva colpito alcuni mesi fa. Aveva cominciato a lavorare a soli 11 anni nella falegnameria del padre e nel corso degli anni aveva creato dal nulla un vero e proprio impero, il Gruppo Mauro Saviola, che oggi conta venti stabilimenti sparsi in tutt'Italia e all'estero, 1800 dipendenti e 800 milioni di euro di fatturato all'anno. Un imprenditore, Saviola, molto conosciuto anche a Parma, dove veniva spesso e dove aveva diverse proprietà. In particolare, ha gestito - fino alla recente chiusura - il Centro medico Simonetta in borgo delle Colonne, mantenendo anche dopo la chiusura la proprietà del palazzo storico in cui il centro aveva sede. Così come era proprietario di diversi altri palazzi in centro storico, come in via Cavour e in via Repubblica (possedeva lo stabile dove si trova il ristorante Parizzi).
«Ho solo un rimpianto, di non averlo conosciuto prima», dice Alberto Ziliani, consuocero di Saviola (la figlia Veruschka ha sposato uno dei due figli dell'imprenditore, Alessandro) e originario di Parma. «Era un uomo eccezionale, che dal niente ha creato un impero, un uomo generoso, leale. Per me era come un fratello, ma un fratello amico. Il fatto di aver gestito tutto quell'impero e che non ci sia mai stata una sola ora di sciopero o un solo giorno di cassa integrazione, la dice lunga su come sapeva rapportarsi con la dirigenza e gli operai. Era un uomo trasparente, forte e coraggioso». Ricorda che qualche anno fa Saviola rifiutò una proposta degli americani che gli offrivano una cifra astronomica per rilevare il suo gruppo. «Mi disse: “Ma cosa me ne faccio dei soldi? Preferisco lavorare a andare avanti con l'azienda che ho creato”». Da ragazzo andava a vendere il carbone e la legna con il triciclo. «Una persona che non ha ereditato la sua fortuna - osserva Ziliani - ma che se l'è fatta da solo, creando un impero dopo essere partito veramente da zero». Un lavoro di espansione che non ha mia interrotto. «Ha sempre continuato ad aprire nuovi stabilimenti, anche quando poteva fermarsi. Ultimamente poi stava pensando di trasferire in aperta campagna gli impianti che si trovano in paese a Viadana».
Il motto che amava ripetere era: «Diecimila alberi salvati ogni giorno». Perché la sua passione per il lavoro andava a braccetto con la sua attenzione per l'ambiente e la sua vocazione all'ecologia, quella vera, praticata sul campo giorno dopo giorno nell'attività delle sue fabbriche. Dove si producono pannelli truciolari utilizzando soltanto materiale di recupero.
Saviola era nato a Viadana nel 1938. Il padre Alfredo lavorava i manici di scopa nella sua falegnameria e ben presto il figlio cominciò ad aiutarlo in bottega. Poi cominciarono a commerciale legname e carbone per riscaldamento, fino a quando Mauro capì che il futuro poteva essere nel legno di scarto, quello che abbondava nella vicina golena del Po. Da qui l'idea di creare pannelli in truciolare, salvaguardando gli alberi vergini e recuperando legno che altrimenti sarebbe andato perduto. Nascono così i pannelli ecologici, dei quali Saviola ha ideato i relativi processi di realizzazione e perfino i macchinari per la lavorazione. Dopo quella geniale intuizione è stato un crescendo continuo, con l'apertura di nuovi stabilimenti prima a Viadana - da cui non si è mai voluto allontanare e dove tuttora ne esistono tre - e poi un po' in tutt'Italia e anche all'estero, fino in Sudamerica. Mezzo milione i pannelli costruiti ogni mese, venduti fra gli altri anche a Ikea, il colosso svedese dell'arredamento.
Quel suo pallino di lavorare con il legno usato, salvando così milioni di alberi, ha fatto di lui un vero e proprio paladino dell'ecologia anche agli occhi dei mass media. Spesso veniva invitato a partecipare a trasmissioni televisive, dove spiegava con naturalezza quella sua filosofia del recupero, che era convinto potesse contribuire davvero alla costruzione di un mondo migliore.
Il suo attaccamento al lavoro e alle sue fabbriche era tutt'uno con l'affetto per la grande famiglia dei suoi dipendenti. Che ogni anno, il primo maggio, invitava in massa a partecipare al pranzo che offriva nella sua villa. Per quell'appuntamento venivano da tutti gli stabilimenti italiani e anche dall'estero: l'ultima volta erano in ottocento. E poi c'era l'amore per la pittura, un altro dei modi attraverso i quali esprimeva la propria creatività. E le sue opere, ovviamente, non poteva che realizzarle dipingendo sui suoi pannelli ecologici.
I funerali saranno celebrati oggi alle 14.30 a Viadana, con partenza dall'abitazione di viale Lombardia 15 per la chiesa di Santa Maria del Castello.f.ban.

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