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Il Comune mette il lucchetto a Facebook

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di Francesca Lombardi

Là dove non arriva Brunetta, arriva il Comune. Altro che tornelli: nell'era di internet, e qui sta la strategia della Giunta Vignali, i fannulloni si combattono online. Il mezzo, la "censura". Perché  se con il proliferare dei social network, delle chat, dei portali da cui scaricare musica, distrarsi sul lavoro è facile e facilmente “occultabile”, qualcuno fra il Duc e il municipio negli ultimi tempi ci aveva preso un po' troppo la mano.

LA LISTA NERA - Così, alla faccia di quel “faccialibro” Facebook che da qualche tempo sta drogando mezza Parma, il Comune ha stilato la lista nera dei siti web. Molto più reale che virtuale. Niente Facebook, niente Messenger né Skype, niente MySpace. Il no, passando per E-Mule, arriva anche al sito della Gazzetta dello Sport. Del resto, mica serve sapere come è andata a finire la partita della sera prima, per lavorare, che ne so, all'assessorato alla Cultura. E gli ex compagni del liceo si possono trovare una volta finito di lavorare, dal proprio pc. Anche il conto corrente, sarà mica il caso di guardarlo proprio durante l'orario di lavoro?. E l'aereo per le vacanze si può prenotare da un internet point, se il computer di casa è rotto. La lista dei siti off-limits, però, non è data a sapersi. E non tanto perché segreta, ma perché troppo lunga. “Saranno migliaia”, spiega Mario Marini, all'Agenzia Innovazione tecnologica, Servizi al Cittadino/Comune Amico.

IL REGOLAMENTO – “Sta tutto scritto qua”. L'assessore Marini sventola un regolamento da una decina di pagine. Il documento è del 28 maggio 2008: la data è dell'approvazione della Giunta. “Non è una novità – dice -. Che il computer si possa usare solo per finalità istituzionali è ben spiegato all'articolo 3. All'articolo 4, poi, si dice chiaramente che “il personal computer è uno strumento di lavoro e il suo utilizzo deve essere finalizzato esclusivamente allo svolgimento delle attività professionali e istituzionali dell'amministrazione”. E infatti, sottolinea, già da tempo è attivo un “Url filtering”, cioè un filtro, che impedisce l'accesso a determinati contenuti, per esempio quelli pornografici.  Certo, qualche eccezione è consentita. In pausa pranzo, per esempio. “Se una persona ha la necessità di prenotare una visita, può chiedere al dirigente di farlo – continua Marini - , e comunque se qualcuno ha necessità particolari  legate al tipo di lavoro svolto, gli sarà consentito l'accesso ai siti ”. Sempre nel famoso regolamento, si parla infatti di “profili di navigazione personalizzati per gruppi di utenti o per settori, a seconda dell'attività professionale svolta”.

FACEBOOK BLACKOUT – Ma se la “lista nera” è già attiva – almeno sulla carta – da quasi un anno, è solo nelle ultime due settimane che sono aumentate le lamentele dei dipendenti. E questo perché il blackout è arrivato, forse non troppo inaspettato, sul social network più popolare del momento. Cioè su facebook. Fra chi lavora in Comune, ci sono spie che giurano di aver visto alcuni dipendenti chattare per mezze giornate intere. E chi lavora fuori, sa che volentieri si intrattenevano a scambiare qualche battuta, e che di punto in bianco non si sono più viste online. Probabilmente, spiega Marini, visti i picchi di accesso al social network, anche questo è stato bandito. Del resto tutto partì da quando i tecnici, con un'indagine, scoprirono che il consumo di banda dei computer del Comune rimaneva costante per tutta la giornata: di notte, infatti, i dipendenti programmavano il computer per scaricare musica.

Oggi un ampio servizio sulla Gazzetta di Parma in edicola
 

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  • Nicola

    14 Febbraio @ 12.08

    Esco dalla decisione "politica", se così la si può definire, ed entro in zona "obbiettività" : il lavoro è e deve restare lavoro. Ho fruìto come tanti di queste soluzioni web, e quando ho cominciato ad avvisare le prime avvisaglie di rincretinimento, le ho abbandonate senza alcun rimpianto. Ora siamo in collegamento con tutto, ma proprio tutto, e questo non solo distorce la vita lavorativa, ma anche la nostra realtà quotidiana. Quindi è giusto "chattare" (ormai c'è gente che crede di farci anche l'amore su internet, mi immagino la frustrazione di tali individui..) dal proprio pc, e, se se ne può fare a meno, vivere al meglio la vita terrena, perchè le emozioni vere arrivano dai gesti quotidiani, non solo e soprattutto dai virtuali. Non voglio fare il moralista perchè non fa parte di me, ma ci sono talmente tante cose da fare che di chattare con persone che per strada probabilmente non saluterei neanche non sò cosa farmene. Approvo in pieno la decisione (già attuata in molte aziende).

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  • louts

    14 Febbraio @ 11.05

    "Ma il nostro Brunetta non diceva che l'importante era esserci a lavorare?? Bisogna cambiare la testa della gente secondo me... Chi passa la giornata su facebook vuol dire che ha la possibilità di non fare niente perchè non viene controllato... e questo non è lavorare, ma truffare... e in questo periodo tutti provano piacere nel fregare il prossimo..."

    Rispondi

  • mediasurfer

    14 Febbraio @ 08.56

    Questa è una iniziativa che molti paesi stanno verificando se adottare o meno. E non tanto per i "fannulloni" ma per problematiche legate alla sicurezza informatica. Personalmente direi che quanto riportato non è niente di nuovo. Anzi mi meraviglio come un Comune non abbia un sistema avanzato di content filtering intelligente per bandire attività, quali quelle legate allo scaricamento di musica, per sempre. Per tutte le altre, ripeto, se non le guardiamo da un punto di vista di sicurezza penso che stiano alla responsabilità di ognuno. Internet è un'opportunità di sviluppo sia per l'Azienda che per l'individuo. Forse sarebbe meglio porre in essere più che dei divieti, dei controlli precisi e periodici, eventualmente dei richiami in caso di abusi e, forse, per quelli più recidivi aumentare il carico di lavoro quotidiano........ Vede: io uso facebook ma quando lavoro (e tanto) non ho tempo di utilizzarlo... Forse questa è la soluzione migliore......Saludos

    Rispondi

    • Marianna

      14 Febbraio @ 10.16

      In molte aziende questi filtri ci sono già. Nella mia sono bloccatie non solo tutte le chat e i messenger ma anche tutti i siti di spettacolo, sport, turismo, commercio on line oltre naturalmente ai siti di contenuti per adulti. Io uso internet per lavoro e quando incappo per motivi di lavoro in una pagina bloccata me la devo far sbloccare dall'amministratore del sistema motivando la richiesta.

      Rispondi

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