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Tommy, nel giorno del ricordo l'amarezza del cippo profanato

Tommy, nel giorno del ricordo l'amarezza del cippo profanato
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«Come vuole che vada? Tre an­ni fa iniziava l'incubo. E oggi il cippo di mio figlio è pieno di pre­servativi ». Non ha pace il cuore di Paola Pellinghelli. Nel giorno dell'anniversario del rapimento e dell'uccisione del piccolo Tom­my, mamma Paola è andata a far visita alla stele del figlio, in via del Traglione. E qui la brutta sco­perta.
  «Ci abbiamo messo tutto il pomeriggio per pulire il cippo dedicato a Tommy confessa Paola Pellinghelli . Insieme a mia sorella e ai ragazzi dell'as­sociazione abbiamo dovuto rac­cogliere bottiglie, lattine, plasti­ca, fazzolettini e soprattutto un mucchio di preservativi. Uno schifo. Evidentemente, questo luogo, che per noi è sacro, per gli altri continua ad essere un posto frequentato da prostitute e dai loro clienti».

Altre notizie nell'articolo completo di Mara Varoli sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola

 

 

IL GIORNO DEL RICORDO

Gabriele Balestrazzi

E’ il giorno di Tommy, che torna a bussare al calendario e ai nostri ricordi. Ed è il giorno del buio, degli orchi, dell’innocenza uccisa e del più orribile insulto alla vita, nell’anno che orribile sarebbe stato ancora con Virgy, e con Andrea, e con Roveraro, e con Helidon, e infine ancora con Silvia.
Tre anni modificano anche i paesaggi. E’ un po’ diversa anche la viabilità che conduce a “strada Casalbaroncolo 27”, l’indirizzo sconosciuto che fece impazzire in quei minuti convulsi le pattuglie di carabinieri e polizia. Ed ora sullo sfondo della casa si staglia la muraglia della Tav: oggi non potrebbe più esistere l’ipotesi (una delle mille di quei giorni) di un sequestro calcolato in modo da consegnare l’ostaggio sul bordo dell’autostrada. Poco più in là, la chiesa che fu di don Baga: non conosceva ancora gli Onofri che erano appena arrivati, ma poi seppe stare vicino a quella famiglia, così come insegnò (con “Parma per gli altri”) a essere vicini ai bisogni dell’Africa.
Visto a Casalbaroncolo, il grigio di questi giorni sembra una primavera che si rifiuta di arrivare, come se in quei luoghi, in quelle strade del buio nelle quali ai due orchi non venne un dubbio o un pentimento, il sole si sentisse fuori posto.
Nella casa oggi sono rimaste due persone. Il piccolo Sebastiano, che colpì gli investigatori per la determinata precisione del suo racconto, sta pian piano diventando grande. E mamma Paola sta regalando a tutti noi una grande lezione di dignità e di coraggio. Ho conosciuto nei mesi scorsi questa donna, che da lontano avevo visto fragile e quasi travolta nelle immagini di quei giorni. Ho visto come continuano ad esserle affettuosamente vicini gli zii Fontanesi, ho incontrato a Tizzano i nonni di Tommy. E ho capito come questa mamma abbia in sé le forti radici del nostro Appennino, dove c’è gente diritta, che non si piega e che ha una propria profondissima umanità.
Capisco come possa e voglia continuare a vivere proprio lì, dove ancora sembra di respirare la cattiveria e la crudeltà di quei minuti, dopo tre anni in cui i due orchi non hanno mostrato un minimo segno di vero pentimento, e non hanno trovato nemmeno il coraggio di raccontare fino in fondo la verità di quella sera.
Mi chiedo se davvero quella vicenda, al di là della commozione e del dolore, ha saputo cambiare qualcosa dentro di noi. E mi fermo a chiederlo a Elena, del bar Sagittario di Casaltone. Un’altra donna forte di questa storia: lei fu importantissima, con la sua puntigliosa testimonianza, a smantellare l’alibi di Alessi, e a indurre più di un dubbio sulla Conserva.
Mi racconta altri particolari su quei giorni. Sa che non sono lì per una vera intervista: ho solo voglia di condividere quella domanda con lei, che per quella testimonianza ha anche pagato conseguenze personale (la clientela, fatta soprattutto di manovali colleghi di Alessi, si dimezzò di colpo). E anche Elena oggi si chiede se è cambiato qualcosa: la gente – mi dice – non parla volentieri di quei giorni. Però, quando spunta il nome di Tommy o qualcuno posa l’occhio su una delle sue foto, ancora adesso viene a tutti un groppo in gola.
Anche lei è una montanara, di Ramiseto. “Io ho fatto solo il mio dovere. – mi ripete come la prima volta che ci siamo incontrati – E se non lo avessi fatto non avrei più potuto guardare in faccia i mei figli, o rimproverarli se facevano qualcosa che non andava”. E uscendo mi resta la convinzione che solo il coraggio o il senso civico di gente come Elena potranno impedirci di restare schiavi di prepotenze o mafie che proprio sulle paure e sui silenzi della gente comune fondano il loro potere.
Imbocco strada del Traglione, che il maltempo ha liberato dalla presenza delle prostitute. Arrivo alla sbarra: la pioggia che inzuppa i pelouche e scolorisce le scritte sembra rimarcare il tempo che è passato, e che rischia di scolorire anche i ricordi. E ancor peggio è la stradina che conduce al cippo di Tommy: bottiglie di plastica, rifiuti vari, preservativi…In quei trecento maledetti passi in cui si consumò la barbarie contro una vita di 18 mesi, oggi sembra non esserci più nemmeno il rispetto per la morte.
Non era sbagliata la parola “miracolo”, mi dissero i medici legali all’uscita dal processo, quando chiesi loro – sapendo che mi rivolgevo a due uomini di scienza – se quella parola si poteva spendere per spiegare come mai il piccolo Tommy, sotto una sottile coperta di terra e paglia, fosse stato risparmiato per un intero mese dai tanti animali che frequentano il greto dell’Enza. Ma il rispetto che ebbero allora gli animali non lo sa avere oggi l’uomo, se davvero si può cercare il piacere proprio lì.
E come si può sperare allora che quel luogo possa un giorno diventare il parco per bambini sognato dai genitori di Tommy ? Intanto arrivo al cippo: anche qui, subito, tutto sembra scolorito. Poi vedo la targa delle forze dell’ordine, che promettono di non dimenticare, e la foto di Tommy, che illumina quella scena di azzurro. E mi tornano in mente le parole di speranza del vescovo Bonicelli: “Tommy, prega perché nel mondo nasca e cresca il bene in tutti, anche in quelli che ti hanno ucciso”.


 

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  • carla antonelli

    03 Marzo @ 12.38

    Grazie a Gabriele Balestrazzi per essere riuscito a trovare queste bellisime parole per ricordarmi Tommy.

    Rispondi

  • valentino sucato

    03 Marzo @ 08.38

    L'articolo di G. Balestrazzi, dipinge in maniera puntuale e cristallina la pochezza della natura umana e il divenire temporale che cancella i ricordi anche quelli più orribili. C'è in esso però l'invito a non dimenticare perchè solo così si può tentare di non fare riaccadere simili crudeltà. Il passare del tempo certo non aiuta; spetta però agli uomini di buona volontà (Padre Baga docet) trasformare il tempo in risorsa e in patrimonio di valori. A Paolo, Paola, Sebastiano, Alberto, Patrizia, Cesare, Lisetta, che ho conosciuto tutti personalmente, un saluto. Valentino Sucato - Misilmeri (PA)

    Rispondi

  • Alvarito GPS

    02 Marzo @ 23.16

    Ciao Tommy, Sempre in nostri cuore, ancora gioca a Lassu, sei e serai sempre in nostri pensieri. Io credo che il mondo é giusto e tu serai vicino al Signore con tutti gli angioletti. Non ti dimenticamos Tommaso. Ciao della Spagna del papá del tuo amico Alvaro

    Rispondi

  • Giulia

    02 Marzo @ 19.03

    ho un bimbo di 3 anni quando è successo quest'orrore ne sono stta e tuttora sono profondamente commossa non oso immaginare cosa farei al posto dei genitori del piccolo tommy ma di certo morirei dentro morirei con mio figlio. piccolo tommy proteggi il tuo papà che tanto soffre e la tua coraggiosa mamma e il grande fratellino

    Rispondi

  • Massimo

    02 Marzo @ 18.23

    Oggi il tuo sorriso vive nei nostri cuori e nei sorrisi dei nostri figli... ti vedremo crescere nei loro occhi, piccolo e tenero fiore! Ciao Tommy, non ti dimenticheremo mai!

    Rispondi

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