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Gli puntano il coltello alla gola: ex pugile mette ko i rapinatori

Lo aggrediscono nel parcheggio del Palasport: lui reagisce e li mette in fuga

Gli puntano il coltello alla gola: ex pugile mette ko i rapinatori
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Chiara Pozzati
Certo un marcantonio alto 1.90 ed ex pugile non è la preda perfetta. «Ma non si sono fatti remore a puntarmi un coltello serramanico e un cutter in pieno viso. Quando ho sentito lo scatto della lama, la rabbia mi ha accecato. Così è partito il gancio sinistro». 
Ha reagito d’istinto atterrando uno dei due rapinatori, mentre l’altro è fuggito come una lepre. Chi parla senza troppo scomporsi è Matteo Azzali, titolare del Training Day di via Trieste, nonché maestro dell’associazione pugilistica Kid Saracca. 
Il 35enne è stato aggredito la notte tra martedì e mercoledì nel parcheggio del Palasport, a un passo da quello del Panorama. Riavvolgere il filo dell’accaduto è molto semplice: «Ricordo ogni dettaglio e sono sicuro: non si sarebbero fatti scrupoli a usare il coltello». Una brutta foto da periferia degradata che mostra l’altra faccia di Parma. 
E lo sfogo del boxeur, che ha lasciato un ironico messaggio ai rapinatori su Facebook, fa faville. Il mondo del web esprime piena solidarietà: quasi mille persone in due giorni hanno apprezzato le parole di Matteo, mettendo un «mi piace» sotto il suo post. 
Ma andiamo con ordine. E’ l’una di notte, il 35enne esce dal ristorante per andare a recuperare l’auto: «Ero con alcuni amici, li ho salutati e mi sono avviato a piedi». Raggiunge il quadrato d’asfalto deserto e nota i due nordafricani piantati in un angolo buio. 
«Sono passato davanti a loro, mi sono accorto che mi hanno squadrato, poi hanno preso a seguirmi». Ricorda ogni dettaglio: «Il primo era sulla quarantina, sarà stato alto 1,85 e pesava 90 chili - snocciola un primo identikit -. Indossava una felpa con cappuccio grigio e uno smanicato nero. Il secondo era più giovane, avrà avuto 20 anni. Inoltre aveva una cicatrice sotto l’occhio e indossava una giacca nera e una cuffia verde acqua». 
Dettagli impressi a fuoco nella mente del pugile che assicura: «Si sentivano forti perché erano in due e armati». Matteo si avvicina alla portiera quando il 40enne con un italiano stentato gli biascica: «Dammi l’orologio e il portafoglio». «Lì per lì non ho nemmeno capito che si trattava di una minaccia, credevo fossero pusher e ho risposto un no secco. A quel punto hanno sfoderato le lame». 
E scatta il gancio ben assestato del parmigiano. Il balordo 40enne finisce a terra tramortito, il complice schizza via a tutta velocità. «Ho chiamato la polizia, ma nel frattempo ero così amareggiato che ho tentato d’inseguire il fuggitivo. Quando sono tornato nel parcheggio ed è arrivata la Volante non c’era più nessuno». 
«Ho reagito d’istinto - conclude il 35enne - e per principio, ma è andata davvero bene: se al mio posto ci fosse stata una donna sola o un ragazzino non so cosa sarebbe accaduto. Purtroppo di questi tempi chi sfodera il coltello è anche pronto a usarlo».  
Chiara Pozzati

 

Certo un marcantonio alto 1.90 ed ex pugile non è la preda perfetta. «Ma non si sono fatti remore a puntarmi un coltello serramanico e un cutter in pieno viso. Quando ho sentito lo scatto della lama, la rabbia mi ha accecato. Così è partito il gancio sinistro». Ha reagito d’istinto atterrando uno dei due rapinatori, mentre l’altro è fuggito come una lepre. Chi parla senza troppo scomporsi è Matteo Azzali, titolare del Training Day di via Trieste, nonché maestro dell’associazione pugilistica Kid Saracca. Il 35enne è stato aggredito la notte tra martedì e mercoledì nel parcheggio del Palasport, a un passo da quello del Panorama. Riavvolgere il filo dell’accaduto è molto semplice: «Ricordo ogni dettaglio e sono sicuro: non si sarebbero fatti scrupoli a usare il coltello». Una brutta foto da periferia degradata che mostra l’altra faccia di Parma. E lo sfogo del boxeur, che ha lasciato un ironico messaggio ai rapinatori su Facebook, fa faville. Il mondo del web esprime piena solidarietà: quasi mille persone in due giorni hanno apprezzato le parole di Matteo, mettendo un «mi piace» sotto il suo post. Ma andiamo con ordine. E’ l’una di notte, il 35enne esce dal ristorante per andare a recuperare l’auto: «Ero con alcuni amici, li ho salutati e mi sono avviato a piedi». Raggiunge il quadrato d’asfalto deserto e nota i due nordafricani piantati in un angolo buio. «Sono passato davanti a loro, mi sono accorto che mi hanno squadrato, poi hanno preso a seguirmi». Ricorda ogni dettaglio: «Il primo era sulla quarantina, sarà stato alto 1,85 e pesava 90 chili - snocciola un primo identikit -. Indossava una felpa con cappuccio grigio e uno smanicato nero. Il secondo era più giovane, avrà avuto 20 anni. Inoltre aveva una cicatrice sotto l’occhio e indossava una giacca nera e una cuffia verde acqua». Dettagli impressi a fuoco nella mente del pugile che assicura: «Si sentivano forti perché erano in due e armati». Matteo si avvicina alla portiera quando il 40enne con un italiano stentato gli biascica: «Dammi l’orologio e il portafoglio». «Lì per lì non ho nemmeno capito che si trattava di una minaccia, credevo fossero pusher e ho risposto un no secco. A quel punto hanno sfoderato le lame». E scatta il gancio ben assestato del parmigiano. Il balordo 40enne finisce a terra tramortito, il complice schizza via a tutta velocità. «Ho chiamato la polizia, ma nel frattempo ero così amareggiato che ho tentato d’inseguire il fuggitivo. Quando sono tornato nel parcheggio ed è arrivata la Volante non c’era più nessuno». «Ho reagito d’istinto - conclude il 35enne - e per principio, ma è andata davvero bene: se al mio posto ci fosse stata una donna sola o un ragazzino non so cosa sarebbe accaduto. Purtroppo di questi tempi chi sfodera il coltello è anche pronto a usarlo».  

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  • Tania

    23 Novembre @ 09.38

    Sarebbe bene che ci fossero più controlli per le strade da parte della Polizia.. Ne stanno succedendo troppe

    Rispondi

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