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Le bande di giovanissimi che fanno paura alla città

Dal centro alla periferia i volti sono diversi ma la rabbia è la stessa. E qualcuno comincia ad aver timore ad andare a scuola

Baby gang

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Chiamatele baby gang, bande giovanili, chiamatele come volete. Tanto la storia è sempre la stessa. Una storia che si ripete in alcune aree del centro - la Galleria Polidoro, la zona intorno al Regio, i borghi vicini al Duomo - e in periferia -via Aleotti, via Carra, il parco Falcone e Borsellino - e di cui troppo spesso finiscono per occuparsi le pagine di cronaca. Che raccontano di ragazzi giovanissimi. Ma che fanno paura anche ai grandi. «Devi scegliere la tua banda, costruirti la fama di uno che picchia. E farti rispettare»: questa la raggelante filosofia di vita di alcuni di questi ragazzini - i più giovani hanno poco più di 14 anni - sentiti dalla «Gazzetta» di recente. Dopo che l'aggressione al metallaro errante, la maxi rissa per una ragazzina di piazzale Borri e diverse altre scaramucce hanno reso evidente che anche a Parma il disagio giovanile si esprime in gruppo. E l'alfabeto comune sono le botte. «Ci sono infatti alcune zone piuttosto calde», ammettono con cautela le forze dell'ordine che, infatti, come nel caso di sabato scorso, organizzano servizi mirati anche con agenti in borghese. Che identificano i più agitati e cercano di capire dinamiche e comprendere le gerarchie. Ma questi gruppi spesso si spostano, migrano in altre zone, cercano aree franche dove affrontarsi. Pronti a sparpagliarsi, svanire e ricomparire quando le divise non sono più in vista. E in questo senso la vicenda della rapina allo studente del liceo Bertolucci dell'altro giorno appare esemplare: qualcuno più prepotente, e che si ritiene più forte, pensa di poter fare qualunque cosa. Almeno se di fronte ci si trova qualcuno in apparenza indifeso.

«Il vero problema è che non si tratta di un caso isolato - racconta uno studente che frequenta una delle scuole della zona. - E' infatti grave la situazione che si è venuta a creare intorno al plesso scolastico di via Toscana: i parchi e i cortili attorno alle scuole sono infatti considerati da noi studenti dei luoghi pericolosi, in cui si deve aver paura di passare. Il rischio qui è attirare su di sè l’ira dei soliti bulli che stanno sulle panchine a fissare chi passa cercando l'occasione per litigare. Io credo che questo episodio non debba finire qui, ma debba essere interpretato come un importante segnale d’allarme. Non è concepibile che uno studente abbia paura di andare a scuola». Già, paura: lo stesso timore che raccontano i negozianti della galleria Polidoro che si devono barricare dietro le vetrine quando l'ondata di minorenni invade la galleria. «Ci ridono in faccia: sanno di non rischiare praticamente nulla», spiegano raccontando poi di zuffe e vandalismi a intermittenza. Dal centro alla periferia lo scenario non cambia. I volti sono diversi. Ma la rabbia è la stessa.

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  • Eddard

    02 Dicembre @ 14.32

    castamerains@gmail.com

    Qua non si tratta di xenofobia sig. Andrea qua si tratta che la gente è stanca!!! ma quale xenofobia questa parola di cui infarcite i discorsi non significa un c... ha capito??? Qua non si sa come arrivare a fine mese e si devono pure tollerare bastardelli figli di immigrati che invece di essere riconoscenti al paese che li ospita e ha dato loro una possibilità si permettono atteggiamenti simili!?!? Ma scherziamo ????????? La sua xenofobia se la può ficcare in quel posto!

    Rispondi

  • Andrea

    01 Dicembre @ 21.33

    E poi, dopo quello che mi avete detto, temo cento volte più voi che gli stranieri. Voi che dite, con una violenza che mi sconcerta (e senza rispondere a una delle domande che vi ho posto): «la volta che questi signori che lui difende andranno a rubargli in casa o la volta che suo figlio tornerà a casa con il naso rotto forse si sveglierà anche lui».

    Rispondi

  • Andrea

    01 Dicembre @ 12.18

    Non ho mai detto «razzista» o «razzisti», ho detto «xenofobi». Andate a vedervi la differenza, signori miei. Un vocabolario non vi farà male.

    Rispondi

  • Piero

    30 Novembre @ 11.39

    Maurizio, episodi di violenza e di furti ci sono sempre stati, questa non è una novità. Anche negli anni ottanta c'era chi si tirava cazzotti e chi rubava in casa (che poi al 99% erano zingari...), ma anche senza Gazzetta online, telefonini ecc... ricordo bene una sicurezza di gran lunga maggiore rispetto a oggi. Personalmente abitavo al piano terra, senza sbarre alle finestre e spesso, in estate, con la porta sul giardino socchiusa. Risultato MAI successo nulla! Ora, venir qui a dire che all'epoca era peggio di oggi significa spararla VERAMENTE grossa! Onestamente mi chiedo perchè negare la realtà, lei dice di non arrampicarsi sugli specchi? In pratica il suo ragionamento è come dire che, in base alla violenza sulle donne riscontrata in questi anni, la nostra visione della figura femminile e peggiore di quella che si ha nella società islamica, ho reso l'idea? Cerchiamo di smetterla di vedere razzisti ovunque, è esattamente come vedere solo presunte "toghe rosse".

    Rispondi

  • Piero

    28 Novembre @ 20.49

    Maurizio, ha deciso di sfidare Mauro in arrampicata sugli specchi? Tra un pò dirà 70 anni fa così da tirare in ballo i fascisti! Cerchiamo di essere seri. Come si dice da noi anche da più di 30, che becco di ferro... Se poi 30 anni fa lei girava per i centri (a)sociali, beh, allora i conti tornano!

    Rispondi

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