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Genitori e bimbi in piazza per rivendicare il diritto a nidi e materne

Flash mob a Parma e in 1.044 piazze italiane

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Grande partecipazione al flash mob organizzato dai servizi educativi del Comune  che si è svolto in contemporanea in mille pizza d’Italia
Oggi, alle 10.44 in punto, in 1.044 piazze italiane si è svolta una gioiosa e colorata manifestazione per chiedere la revisione della legge 1044, che risale agli anni settanta e non tutela – come oggi sarebbe necessario – i diritti dei bambini ad avere la possibilità di accedere ai servizi educativi della prima infanzia, da zero a sei anni.
In tanti, operatori e genitori con i loro bambini, hanno accolto l’appello del Comune per  sollecitare lo Stato ad occuparsi di un problema sempre più sentito, dando vita ad  un incontro “colorato”, allegro e di gioco per grandi e piccini.
“Il coordinamento nazionale nidi e materne – fa notare il vicesindaco Nicoletta Paci – ci ha chiesto di collaborare ad organizzare questa manifestazione, e i nostri servizi educativi se ne sono fatti carico direttamente. La partecipazione registratata dimostra quanto questo problema sia sentito dai cittadini e dal mondo della scuola. Chiediamo che il Ministero della Pubblica Istruzione prenda in carico tutta l’attività educativa di nidi e scuole dell’infanzia, al fine di garantire l’accesso ai servizi e la continuità didattica nella fascia zero-sei. Comunque - insiste Paci - serve almeno una deroga al patto di stabilità per consentirci di investire nei servizi educativi per l’infanzia, garantendone la copertura economica. La capacità di sviluppare le intelligenze e le personalità dei propri cittadini è la ricchezza di un paese: iniziare dai più piccoli significa investire sul futuro”.
Il Coordinamento avanza richieste precise: una legge 0/6 anni che sancisca la continuità educativa; la collocazione del nido d’infanzia nel Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; la deroga dal patto di stabilità per il mantenimento e per lo sviluppo dei servizi per la prima infanzia e un adeguato piano di finanziamento, almeno quinquennale, della legge.
Il messaggio è arrivato forte e chiaro, anche da Parma: ora tocca al Governo, anche se in tempi difficili, fare una scelta che scommetta sul futuro dei nostri bambini.
Comunicato stampa del Comune 

Grande partecipazione al flash mob organizzato dai servizi educativi del Comune  che si è svolto in contemporanea in mille piazze d’Italia. Oggi, alle 10.44 in punto, in 1.044 piazze italiane si è svolta una gioiosa e colorata manifestazione per chiedere la revisione della legge 1044, che risale agli anni Settanta e non tutela – come oggi sarebbe necessario – i diritti dei bambini ad avere la possibilità di accedere ai servizi educativi della prima infanzia, da zero a sei anni.
In tanti, operatori e genitori con i loro bambini, hanno accolto l’appello del Comune per  sollecitare lo Stato ad occuparsi di un problema sempre più sentito, dando vita ad  un incontro “colorato”, allegro e di gioco per grandi e piccini.
“Il coordinamento nazionale nidi e materne – fa notare il vicesindaco Nicoletta Paci – ci ha chiesto di collaborare ad organizzare questa manifestazione, e i nostri servizi educativi se ne sono fatti carico direttamente. La partecipazione registratata dimostra quanto questo problema sia sentito dai cittadini e dal mondo della scuola. Chiediamo che il Ministero della Pubblica Istruzione prenda in carico tutta l’attività educativa di nidi e scuole dell’infanzia, al fine di garantire l’accesso ai servizi e la continuità didattica nella fascia zero-sei.
"Comunque - insiste Paci - serve almeno una deroga al patto di stabilità per consentirci di investire nei servizi educativi per l’infanzia, garantendone la copertura economica. La capacità di sviluppare le intelligenze e le personalità dei propri cittadini è la ricchezza di un paese: iniziare dai più piccoli significa investire sul futuro”.
Il Coordinamento avanza richieste precise: una legge 0/6 anni che sancisca la continuità educativa; la collocazione del nido d’infanzia nel Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; la deroga dal patto di stabilità per il mantenimento e per lo sviluppo dei servizi per la prima infanzia e un adeguato piano di finanziamento, almeno quinquennale, della legge.Il messaggio è arrivato forte e chiaro, anche da Parma: ora tocca al Governo, anche se in tempi difficili, fare una scelta che scommetta sul futuro dei nostri bambini.

 

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  • Giusy

    02 Dicembre @ 14.55

    Per finire un mese fa mi hanno licenziata. Per alcune donne che beatamente hanno il loro posto di lavoro, il marito, i nonni ecc…ecc…io dovrei lasciare il posto di mio figlio a loro e tenermi mio figlio a casa a piangere con me le disgrazie. Ma donne non sapete che si deve andare in giro a SUPPLICARE un lavoro voi che comodamente l’avete? Volete fare a cambio con me? Quando parlate del vostro lavoro sembra che sia una condanna. Lasciatelo se è cosi che ce lo prendiamo noi disoccupate. Ma sapete che gli “specialisti della crescita pediatrica” di alcuni bambini stanno attenti che costoro frequentano l asilo proprio per lo sviluppo psicologico? Ma sapete che molti bimbi figli di disoccupatientrano perché hanno delle patologie? Hanno punteggio più alto perché supportati da relazione degli assistenti sociali. Una relazione dell’assistente sociale non è una bellissima cosa. Sotto non c’è una bellissima situazione familiare e ci sono anche motivi di salute. Ma a voi non interessa perché vivi

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  • Giusy

    02 Dicembre @ 12.31

    Non definirei l’asilo o la materna dei luoghi di “parcheggio”. Molte etichette sono attaccate da persone che vogliono solo tirare l’acqua al proprio mulino, rabbiose per non aver di più di quanto hanno. Per molti bambini, che hanno situazioni familiari “particolari”, l’asilo e la scuola materna sono luoghi importanti che possono garantirgli una crescita psicologica più serena. Questo lo scrive una donna vedova con un figlio di 18 mesi. Io non ho, neanche, i nonni sui quali poter contare sia per attingere affetto e aiuto per il mio piccolo bambino. In tre sono alla Villetta. Mio figlio va all’asilo nido e pago 550 euro. Prima di metterlo al mondo avevo pensato a mettere da parte i soldi per garantirgli l’asilo e l’istruzione. Non si possono mettere al mondo i figli per poi andare a lamentarsi a destra e sinistra. Quello che non avevo previsto è la prematura morte del padre e dei nonni. Per finire un mese fa mi hanno licenziata. Per alcune donne che beatamente hanno il loro posto di l

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  • fabigio

    01 Dicembre @ 22.50

    Cara bichouk, è evidente che non ha mai letto il bando per accedere ai servizi educativi o almeno con poca attenzione. La precedenza ce l hanno i genitori con lavoro a tempo indeterminato. Al nido entrano tutti perché la retta è elevata e molti hanno rinunciato o preferito il privato. Infatti quest'anno ci sono molti posti liberi. Alla materna invece ci sono 500 bimbi in lista e immagino tutti con genitori precari o disoccupati. Io ho due figlie di 4 e un anno ed entrambe le ho iscritte al nido per motivi organizzativi. Le assicuro però che non è un parcheggio ma un luogo dove sperimentano, imparano a condividere, ad interagire ad amare il prossimo, ad aiutarsi e ad essere autonomi.

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  • gigiprimo

    01 Dicembre @ 21.49

    vignolipierluigi@alice.it

    Dovevano andarci ieri dalla kienge, se dobbiamo spendere soldi per mantenere i fantomatici immigrati, certo non ne resta per quelli che nel corso dei decenni hanno contribuito a creare questi servizi. Abbiamo pagato e checchè ne dica il buon Francesco, se questi 'rifugiati' avessero fame si adeguerebbero ai nostri consumi e costumi!

    Rispondi

  • xxl

    01 Dicembre @ 19.15

    nilus75

    ... italiano, pago le tasse, lavoro io e pure mia moglie, stipendio da ridere e ci dobbiamo pagare TUTTO l'asilo perchè non c'era neppure posto in convenzione... una vergogna sociale!

    Rispondi

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