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Tommaso: un vagito nel terremoto

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di Marco Federici

Ci sono storie di pianto e storie di speranza. Scritte da un autore che si chiama caso. Quella di Tommaso, un mese e mezzo appena, è di speranza. Doveva nascere all'Aquila, proprio il 6 aprile, ma la grande scossa ha rallentato la sua corsa verso la vita. Solo rallentato, perchè a tre giorni da quella maledetta notte il suo vagito ha strappato un sorriso all'Abruzzo ferito. La prima tappa di un viaggio che poco dopo lo ha portato a Parma, con mamma, papà e due fratellini, Simone e Agnese, sette e dieci anni, che adesso frequentano la prima e la quarta elementare alla «Laura Sanvitale».
Una storia da raccontare, quella del piccolo Tommaso, che di cognome fa De Angelis, con le stesse parole della madre Maria Luisa: «Mio figlio doveva nascere proprio il giorno del terremoto - dice - e invece è nato qualche giorno dopo in un ospedale della costa teramana. La sera del 5 aprile, intorno alle nove di sera, ero all'ospedale dell'Aquila per l'ultima visita di controllo e per concordare il ricovero del giorno dopo. Siamo tornati a casa dove avremmo dovuto trascorrere la notte. Abitiamo a cinque minuti dal centro storico della città: alle tre e mezza, per trenta lunghissimi secondi, tutto ha tremato. Sono corsa nella camera dei miei due figli: non sono riuscita nemmeno ad entrare con il mio pancione perchè la porta non si apriva a sufficienza. I miei due bimbi erano terrorizzati, su tutte le pareti c'erano crepe enormi. Subito non ci siamo mossi perchè ci siamo resi conto che sarebbe stato molto più pericoloso scendere le scale. Ma dopo la seconda scossa, dopo un quarto d'ora circa, siamo usciti con molta prudenza: mio marito è andato avanti e ha verificato che le scale erano agibili. A quel punto siamo fuggiti via, ma senza portarci dietro nulla. Siamo usciti in pigiama, così come eravamo. La nostra auto non aveva subito danni, per fortuna siamo riusciti a recuperare i miei genitori che abitano nel centro storico e siamo subito andati nella nostra casa a Tortoreto Lido, sulla costa, in provincia di Teramo. Ce ne siamo andati senza nemmeno renderci conto con precisione di quanto era successo: non avevamo la percezione della gravità dell'accaduto». Primo pensiero: trovare un ospedale dove partorire, manco a dirlo. «Ci siamo rivolti alla struttura di Sant'Omero, a circa un quarto d'ora da Tortoreto - racconta Maria Luisa - per fortuna Tommaso è nato tre giorni dopo, dandomi il tempo di riprendermi un po'. Separarmi dagli altri miei due figli è stato durissimo: saperli a casa, a farsi continue domande sul terremoto, sui muri in cemento armato - io alla loro età non sapevo nemmeno cosa fossero - mi faceva star male. Sapere che non riuscivano a prendere sonno la notte era un tormento». Poi il viaggio, verso Parma. Gli zii di Marco - il papà di Tommaso, un medico dello sport, associato all'Università dell'Aquila - vivono da tanti anni a Parma. Hanno invitato tutta la famiglia a trascorrere il ponte del 25 aprile.
Giusto per far cambiare aria a Simone e Agnese, gli hanno detto, non può che fargli bene. Un piccolo tranello: una volta abbracciati, gli hanno fatto trovare una casa tutta per loro. «Nel giro di una settimana hanno attrezzato un appartamento con tutto il necessario per noi e i nostri figli - aggiunge Maria Luisa - Ci hanno fatto avere fasciatoio, carrozzina, seggiolino per l'auto, sterilizzatore: molte cose sono state donate da persone sconosciute». C'era pronta pure la scuola per Simone e Agnese: «I primi contatti sono stati presi dagli zii - aggiunge Maria Luisa - Non appena ci ha visto, il preside della “Laura Sanvitale” ci ha accolto a braccia aperte ringraziandoci dell'opportunità che noi davamo a loro: non dimenticherò mai tanta sensibilità. I miei figli si sono integrati benissimo: grazie alle insegnanti e ai loro compagni di scuola stanno pian piano tornando alla normalità. E' dura, ma la scuola li sta aiutando molto. Quanto ci fermeremo a Parma? Mia figlia vuole assolutamente tornare per rivedere i suoi amichetti e perchè vuole partecipare alla consegna delle schede di fine anno. Vedremo, ma la tentazione di tornare per il prossimo inverno è forte. Valuteremo. Abbiamo i nostri impegni professionali all'Aquila, ma la tentazione di tornare in questa città è davvero forte».

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