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La vita in via Burla raccontata dagli agenti - Intanto è polemica sui domiciliari al presunto boss "depresso"

La vita in via Burla raccontata dagli agenti - Intanto è polemica sui domiciliari al presunto boss "depresso"
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E'  vietata l'uscita a buona parte dei suoi ospiti. E' vietato l'in­gresso alle armi da fuoco (e da taglio) e ai cellulari che non siano quelli ­a motore e a quattro ruote dei professionisti in divisa degli ac­compagnamenti dei detenuti. In­gresso vietato, come vuole la tra­dizione, alle torte farcite con li­me, ma anche alla frutta secca (i gusci di noce sembrano fatti ap­posta per nasconderci dentro qualcosa), alle polpette e ai coco­meri. E poi, a sorpresa, alle aran­ce. Nemmeno i «classici» agrumi possono essere portati a chi sta dietro le sbarre. «Sono all'indice da quando, in un altro istituto, ne fu scoperta una nella quale era stato iniettato un bel po' di dro­ga » allarga le braccia Augusto Zaccariello, comandante della Polizia penitenziaria di Parma.
  Resta la battuta: «ti porterò le arance in carcere». Ma chi in cel­la ci sta per davvero le spremute se le deve fare con i tarocchi uf­ficiali, quelli venduti al sopravvit­to interno. Varchi i cancelli di via Burla e senti scricchiolare i cli­chè. Tipo quelli di un'atmosfera cupa, di oppressione senza spe­ranza. D'accordo, qui si sta per­ché obbligati e il sole lo si vede a quadretti e lo spazio è ridotto, mentre il tempo infinito, ma il ri­spetto per l'essere umano non manca. Il punto di partenza per­ché chi ha sbagliato riesca anche a ritrovare il rispetto per la legge.
  «Qui si applica una sicurezza umana prosegue Zaccariello .
  C'è gente entrata con la licenza elementare e uscita laureata. Mi viene in mente un detenuto al quale avevamo affidato la cura del verde: una volta scarcerato, continuava a venire da visitatore, per vedere se le sue piante sta­vano bene. Abbiamo avuto anche persone che non volevano andar­sene ». (...)

L'inchiesta di Roberto Longoni è sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola
 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • gazzettadiparma.it

    04 Giugno @ 18.07

    Mi permetto di inserirmi nel dialogo a distanza scaturito dall'articolo del collega Longoni. Credo che da quella inchiesta sia uscita soprattutto una interessantissima fotografia di un lavoro spesso poco conosciuto e poco valorizzato. Quelle pagine, ad iniziare dal titolo per me bellissimo ("Agenti di via Burla: detective dell'anima di chi ha sbagliato"), rendono tutta l'importanza sociale del vostro lavoro. E da questo punto di vista, la distinzione ispettori-agenti o i pur importantissimi problemi sindacali diventavano forse marginali. Ma questo non significa certo ignorarli: già oggi questi aspetti trovavano spazio sulla Gazzetta con l'astensione-mensa, e non è certo la prima occasione in cui il nostro giornale se ne occupa. Ma per una volta, come del resto sottolineano alcuni dei vostri commenti, era importante parlare dell'azione della polizia penitenziaria semplicemente per farla conoscere, e in positivo (senza limitarsi, come dice un altro di voi, a notizie di presunti pestaggi o ad altri spunti di cronaca). E certamente, come altri commenti auspicano, non sarà un fatto isolato, ma semmai l'inizio di una conoscenza sempre maggiore fra la città dei reclusi (detenuti e non) e la città che sta "fuori". Intanto, personalmente mi fa piacere vedere che il sito internet - partendo dall'articolo della Gazzetta "di carta" - consente, attraverso i vostri commenti - di allargare e arricchire il discorso. E anche questo, con il vostro contributo, potrà avere un seguito. (Gabriele Balestrazzi)

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  • CIRO

    04 Giugno @ 15.14

    La ringrazio prima di tutto per il risalto e la stima verso la Polizia Penitenziaria,però ho qualche dubbio.Se l'articolo è stato fatto per far sapere" fuori" le condizioni di "dentro" è un conto,ma se è un inchiesta penso che si doveva iniziarla dal "basso"dai soliti ignoti,allora ne sentiva di ogni.A volte mi domando e chiedo come fa la gente a meravigliarsi di certe cose se poi rifugge dalla realta quotidiana non sventolata ai quattro venti da quelli che fanno il proprio lavoro con abnegazione e spirito di sacrificio?Ci si ricorda solo in casi eccezionali ,in occasione di accadimenti tristi o gravi.Spero per tutti che mai si verifichino.

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  • federico

    03 Giugno @ 22.27

    sig.Longoni la ringrazio per la stima che ha nei nostri confronti e per la divisa non sempre si sente , comunque la prossima volta provi a sentire gli agenti e non gli ispettori o altri provi a sentire cosa le diranno le persone che materilamente portano aventi il cacere perchè senza il nostro sudore mi sa che oggi si racconterebbe ben altro . Comunque mi preme porgerle i piu vivi ringraziamenti a nome di tutti i colleghi per aver pubbilcato un servizio sulla polizia penitenziaria cosa che non molti fanno. Le porgo distinti saluti .Ha visto che ci siamo se le puo intersaare domani ci sarà l\'astensione della mensa in forma di protesa pacifica per la mancanza di personale circa 200 unità la saluto. Buon lavoro

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  • Luca

    03 Giugno @ 22.19

    Finalmente .......qualcuno scrive della polizia penitenziaria. In passato ci si era limitati ad accuse di pestaggi, senza che nessuno si chiedesse se gli stessi fossero realmente avvenuti . Vorrei dire tante cose, spinto dall'entusiasmo e dall'amore verso il mio lavoro, e vorrei che l'opinione pubblica conoscesse il "nostro" mondo, fatto di sacrifici, di "stanchezza psicologica", di rischio, di senso del dovere. Caro dottor Longoni spero che venga a trovarci più spesso, per comprendere meglio la realtà che oggi appartiene solo a noi, solo così potrà raccontare il nostro mondo, che per fisiologica chiusura pochi conoscono. Nel complimentarmi per il servizio appena realizzato, invito lei e i suoi colleghi a parlare più spesso della Polizia Penitenziaria. Il mio orgoglio è quello di tanti che fanno rivivere ogni giorno le idee di Falcone e Borsellino. W la Polizia Penitenziaria

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  • gazzettadiparma.it

    03 Giugno @ 16.49

    Caro signor Federico, non capisco ciò che lei voglia dire. E mi sembra che neanche lei abbia capito ciò che ho scritto. In ogni caso, su un punto sono d'accordo con lei: w la Polizia penitenziaria. La mia stima per chi veste questa divisa mi sembra risulti evidente dalla lettura del servizio già con il titolo d'apertura: <Agenti di via Burla, detective dell'anima di chi ha sbagliato>. Cordiali saluti"

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