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"Anche il cielo ha pianto per Chicco e Dino"

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di Laura Frugoni

Michael ha quella scritta spiritosa («barcollo ma non mollo») sulla sua maglietta preferita, e leggerla oggi ti dà il primo strappo al cuore. I riccioli biondi scompigliati sugli occhi che tiene  incollati al pavimento, quando li alza fissano un chissà dove remoto: due laghi affranti, inondati da tutta la disperazione di un bambino di 12 anni che non trova pace e tanto meno un perché.
In questi giorni non riusciva  a piangere, adesso le lacrime sono arrivate come un diluvio. Un uragano di singhiozzi che scuote il suo corpo esile e poi si placa all'improvviso.
Michael ha gli stessi occhi cerulei di suo fratello Francesco e di suo padre Demetrio. Chicco e Dino Petta, che domenica sera se ne sono andati per sempre su una Yamaha scaravoltata sull'asfalto di via Cremonese.
Nella cameretta al numero 7 di via Aleotti i letti dei due fratelli sono appaiati, identici copriletti blu. Michael era tornato da quindici giorni dall'istituto che l'ospitava, due settimane appena per sentirsi respirare nel sonno, risvegliarsi fianco a fianco proprio come facevano anni fa. Il fratellone grande di Michael adesso non c'è più. Sorride da un rosario di foto custodite nel computer in salotto. Francesco era tornato a casa sua da due mesi.
Di quell'adolescente silenzioso la  «Gazzetta» aveva ripercorso l'odissea nei giorni della bufera Cavanà, aveva ospitato l'appello della famiglia che voleva riportarlo a casa a tutti i costi. Francesco ora finalmente stava riprendendo in mano la sua vita. Dei giorni bui del Cavanà preferiva non parlare, anche se proprio lui nei prossimi mesi sarebbe stato uno dei testimoni chiave dell'inchiesta su maltrattamenti e fialature.
 «Era felicissimo di essere tornato a casa, finalmente sereno, s'era fatto nuovi amici, ragazzi a posto, il sabato pomeriggio andavano in centro a fare le vasche», piange seduta sul copriletto di Chicco la zia Gaia, attenta a non  farsi vedere da sua sorella Rosaria, «devo essere forte, per lei».
Rosaria e Gaia, la madre e la zia. Insieme sono andate ad appoggiare due mazzi di fiori su quel pezzo d'asfalto: gialli per Dino e bianchi per Chicco. Insieme anche nel passo più duro: riconoscere i corpi di padre e figlio. «Francesco aveva il viso bello: sembrava che dormisse», sussurra Rosaria. Quando è arrivata con i fiori in via Cremonese, il cielo è diventato di piombo, poi pioggia a dirotto. «Era Dio che piangeva per loro», dice mamma Rosaria, il viso cereo, non riesce a inghiottire nulla da domenica eppure sa che non può chiudere il mondo fuori dalla sua stanza per fare entrare solo tutto il suo dolore. Non può permetterselo, nemmeno oggi si può fermare Rosaria: ci sono i due figli più piccoli da andare a prendere alla casa di accoglienza di Pavia, loro ancora non sanno cos'è successo al papà e al fratellone. Questa settimana resteranno ospiti da Gaia a Trecasali, e poi quel che resta della famiglia Petta si dovrebbe riunire, anche se ormai è tardi, troppo tardi per Chicco e Dino. La Gazzetta aveva raccontato anche la lunga battaglia di Rosaria e di suo marito per riavere i loro quattro figli (allontanati da casa nel 2006 dal tribunale dei minori). Adesso però è il momento solo di piangere. E di ricordare chi era Dino, chi era Francesco.
  Siciliano di San Giuseppe Iato, il capofamiglia era approdato a Parma a 21 anni in cerca di lavoro. Aveva cominciato a lavorare alla cooperativa Taddei, facchino stagionale dal '93 e poi fisso dal '96. Con Rosaria s'erano conosciuti e sposati in un batter d'ali, avevano appena festeggiato i 18 anni di matrimonio. «Per me era l'aria che respiravo, un marito straordinario: l'avrei risposato mille volte». Sempre insieme, anche quando era piombata la cattiva sorte. Giocherellone, disponibile, Dino anche nei momenti di scoramento riusciva a tirarsi su, stringeva i denti. Barcollo ma non mollo.  Nel salotto di via Aleotti sono arrivate da Palermo sua mamma Pina e le tre sorelle Enza, Raffaella e Giusy. «Anche se eravamo lontani - dice Giusy - bastava un semplice ciao al telefono, era sempre lui a darmi coraggio».  Chi era Francesco lo ricorderanno le voci dei suoi amici al funerale  che dovrebbe celebrarsi sabato nella chiesa delle Sacre Stimmate, il rosario venerdì sera. «Speriamo che arrivino in tanti a salutarlo per l'ultima volta», dice Gaia. Sua figlia Giada, 13 anni, si appende al telefono perché anche a lei preme dire quanto Chicco fosse speciale: «Era lui a dirmi quello era giusto o pericoloso fare. Bastava chiamarlo: “Fra', ho bisogno di te” e lui era lì. Era diventato più maturo. Più saggio dei ragazzi della sua età». 
 

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