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Famiglia parmigiana in difficoltà racconta il suo calvario quotidiano

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Lettera alla Gazzetta di Parma (gioved' 16 luglio 2009)

Egregio direttore, approfitto dello spazio che la «nostra Gazzetta»  riserva a noi lettori per raccontare ai nostri concittadini come vive una apparentemente «normalissima» famiglia parmigiana in difficoltà.
Nucleo famigliare solido da oltre 4 lustri, parmigiani da generazioni, diploma di maturità, casa in affitto, la stessa automobile da 18 anni, entrambi lavoratori da sempre ma da alcuni anni io che sono la moglie ho dovuto lasciare il lavoro per problemi di salute in progressivo aggravamento.
 Viviamo con lo stipendio  da operaio di mio marito che si è notevolmente ridotto per la mancanza degli straordinari. Nel corso degli anni siamo ricorsi al credito non senza difficoltà ma, essendo ora in banca dati, le banche possiamo vederle solo dall'esterno per ammirarne lo stile architettonico.
 Da 5 mesi non riusciamo  a pagare l'affitto ed il prossimo mese dovremo liberare l'appartamento (una quarantina di metri) e trasferirci in un parcheggio pubblico per vivere in macchina.
 Non riusciamo a pagare acqua e gas ma quando Enia bloccherà le forniture dovremo farne a meno.
 La Telecom stacca il telefono ma appena arriva lo stipendio paghiamo la bolletta scaduta così viene riattivato perchè la linea telefonica è l'unico modo che abbiamo per chiamare un'ambulanza o per chiamare mio marito al lavoro quando mi sento male. Avevo un cellulare vintage ma l'ho venduto su un sito di aste on line per bisogno di qualche euro così come ho fatto con abiti usati, piccoli elettrodomestici, tazzine, bicchieri ed anche la moka per il caffè.
 Non abbiamo più niente. Al Monte dei pegni abbiamo impegnato le fedi matrimoniali, malgrado un magone impossibile da descrivere, per ricavarne pochissimi euro per mangiare qualche giorno pane e pasta. Io ho quattro patologie croniche, tre delle quali vitali e sono un peso per l'economia familiare.
Ogni 14 giorni 130 euro servono per i farmaci e 260 euro al mese più qualche eventuale ticket per visite li dobbiamo forzatamente sottrarre dallo stipendio. Il cibo minimo al discount, la benzina esclusivamente per andare al lavoro e spese impreviste ma forzate che non mancano mai richiedono il resto dello stipendio. Io, mangiando per mesi e mesi solo pasta scondita e patate per saziarmi con pochi centesimi, ho aggravato 3 patologie vitali ma non ho potuto dire la causa al medico per la vergogna.
 Mio marito ha gravi problemi di masticazione e per il dolore è dimagrito perchè non riesce a mangiare, a questo si aggiungono frustrazione, depressione, mancanza di voglia di vivere perchè si piange dalla sera al mattino in quanto non ci sono vie d' uscita.
L'affitto arretrato, le bollette insolute, il miraggio del dentista, i farmaci, l'auto senza assicurazione da mesi, l'imminente abbandono della casa per morosità: malgrado tutti i pensieri ogni mattina va al lavoro nella stessa azienda da sempre, da quando era una fabbrica con pochi dipendenti fino ad ora che è una grande s.p.a.
Una finanziaria presso la quale mio marito ha una cessione del quinto, ha concesso un piccolo finanziamento che accorperebbe la parte restante del quinto in corso più ciò che ci servirebbe strettamente per saldare gli affitti arretrati evitando lo sfratto, la metà delle bollette Enia, il dentista e l'assicurazione dell'auto che è indispensabile per andare al lavoro.
 Il direttore dell'azienda si rifiuta di firmare l'autorizzazione per la nuova cessione perchè dice che c'è un pignoramento in arrivo malgrado la finanziaria accetti di mettere in coda il pignoramento. Un avvocato della finanziaria ha parlato con il direttore ma questi è inflessibile, la cessione del quinto sarebbe coperta dall'assicurazione e l'azienda della quale lui stesso è dipendente non rischierebbe nulla per causa nostra. Lui ha deciso di non dare l'autorizzazione e di lasciarci nei guai anche se noi non abbiamo chiesto soldi nè a lui nè alla ditta ma l'autorizzazione alla cessione del quinto per avere aiuto dalla finanziaria disponibile e che ha preparato tutta la documentazione nel rispetto della legge.
 Mi sono rivolta al primo piano del Duc presso l'assistenza alla famiglia. Dalla certificazione Isee non abbiamo nemmeno diritto all'esenzione dai ticket sanitari e quindi anche alle cure odontoiatriche malgrado la situazione disastrosa di mio marito, di aiuti per l'affitto e le bollette non se ne parla nemmeno.
Alla mia affermazione «quindi dovremo andare a vivere in macchina», la gentile e ben pasciuta signora sulla sua comoda poltroncina ha sorriso sonoramente. Subito dopo mi sono recata dai Servizi sociali del mio quartiere, l'appuntamento che potevano fissare per il primo incontro era per metà settembre ma per quel giorno sarebbe stato troppo tardi. Triste, ho detto alla signora «è questo l'aiuto del Comune per una famiglia parmigiana in difficoltà?».
 Come risposta (con altri cittadini presenti davanti alla scrivania alla faccia della privacy) la gentile signora mi ha detto:  «Adesso ha fretta ma cosa ha fatto lei fino ad oggi?!». Questa umiliazione non merita un commento, una frase infelice rivolta da un'assistente sociale del Comune ad una donna che insieme al marito non ha più neanche il cervello per pensare dopo averle provate tutte. Dopo questa risposta ha fissato un appuntamento per fine mese al Duc con una persona che si occupa del credito sulla fiducia ma non ci sono speranze.
 Da parmigiani forzatamente indigenti e senza l'aiuto di nessuno, vorremmo capire perché il «direttore» della ditta non firma per il quinto e non parla con mio marito come se lui fosse un'entità suprema e non un semplice dipendente; vorremmo capire perchè dopo una vita di lavoro in azienda il titolare (contattato) rifiuta una sola parola; vorremmo che le assistenti del Comune non ridessero in faccia a chi dice che deve andare a vivere in auto e che fossero perlomeno comprensive; vorremmo capire il perchè dobbiamo vivere così.
Una famiglia parmigiana

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  • la famiglia parmigiana

    24 Luglio @ 00.01

    Gentili Signori Giovanni e Paolo, vi ringrazio per i Vostri interventi ma voglio precisare alcune cose siccome sono la parte femminile della famiglia parmigiana in difficoltà. Grazie per avere definito un vero calvario come "una bella storia ben raccontata" ma purtroppo per noi, confermo ogni parola della mia lettera - sfogo che ho scritto di getto con la morte nel cuore per la disperazione. Vi assicuro che non ci sono esagerazioni ma omissioni di un disagio peggiore di quello da me descritto. La lettera pubblicata sulla nostra Gazzetta è esattamente come l' ho scritta io e non è stata omessa o aggiunta alcuna parola. Caro Direttore, ringrazio Lei ed i suoi collaboratori per avere dato spazio alla nostra disperazione e ringrazio tutti quanti anche se mi rendo conto che i ringraziamenti non bastano. Sono molto commossa, un semplice grazie non basta.

    Rispondi

  • protagonisti della lettera

    21 Luglio @ 21.45

    Buonasera a tutti. Sono la parte femminile della famiglia parmigiana in difficoltà ed ho deciso di intervenire direttamente per chiarire alcune insinuazioni fuori luogo e per i dovuti e sentiti ringraziamenti. Inizio rispondendo al Sig Paolo che ha scritto l' ultimo commento. Le posso giurare che nella mia lettera - sfogo non ci sono cose esagerate ma solo verità scritte di getto e con la disperazione sia nel cuore che nella testa, disperazione che si accumula da tanto tempo e che rende la nostra vita non degna di essere definita tale. Solo chi prova a vivere in certe condizioni può capire veramente come ci si sente nella nostra situazione. Sig. Paolo, al giro di boa della vita media, non ho rinunciato al mio lavoro per sfizio ma per malattia e le confermo che sono affetta da "4 patologie croniche di cui 3 vitali" e che che la spesa per i farmaci supera spesso i 260 euro/mese. Ho l' esenzione dal ticket per patologie e per un numero limitato di esami ma per altre no e le dico anche, senza vergognarmi, che non ho fatto la mammografia pur avendo l' impegnativa del medico e pur non avendola mai fatta nella mia vita perchè il ticket costa 34,90 euro. Alcuni farmaci sono mutuabili per patologia ma altri no come prevede la sanità italiana, pur essendo una patologia invalidante, i farmaci li devo pagare per intero così come il ticket di 13,00 euro per le visite mensili di controllo che ho sospeso proprio per l' impossibilità di pagare tutto ed ho dato la precedenza ai farmaci. Di solito, dal 3 del mese fino all' arrivo dello stipendio riduco il dosaggio dei farmaci più costosi e così ho fatto anche questo mese. Non scendo nei particolari perchè le chiedo la gentilezza di credermi lasciandomi un pò di dignità, sono tra l' altro affetta da sindrome metabolica che coinvolge varie funzionalità vitali che ho aggravato a causa dell' impossibilità economica di alimentarmi in modo corretto come dovrebbe poter fare ogni essere vivente. Io non lo posso fare dallo scorso autunno e sono stata recentemente ricoverata perchè a rischio e scompensata in ogni senso. Essendo io solo un peso e non in grado di lavorare come invece ho sempre fatto, ho dato delle priorità alla mia vita: alimentazione di mio marito, farmaci per me, benzina per andare al lavoro fuori città, telefono di casa, alimentazione mia per mesi a base di sola pasta bollita e patate perchè sono gli alimenti meno costosi. Non penso di doverle spiegazioni più approfondite e sinceramente non mi sento di scriverle pubblicamente. Anzi le dico anche che non sono uscita dalla porta di casa per mesi e mesi perchè non avendo un centesimo e senza uno spiraglio di luce all' orizzonte non si ha nemmeno la forza di parlare, il forzato ricovero mi ha fatta uscire con il sole mentre l' ultima volta c' era la neve ed avevo portato le fedi al Monte dei pegni. All' inizio di luglio io ho ridotto forzatamente il dosaggio dei farmaci che pago come faccio ogni "fine mese" ma mio marito ha fatto ciò che non auguro a nessuno e che per me che ne sono la moglie da oltre vent' anni è stato devastante vedere essendone principalmente io la causa; non avendo nemmeno i 10,00 euro per la benzina è andato al lavoro pedalando con una vecchia biciclettina con le ruote di dimensione media per vari giorni percorrendo una strada pericolosa a causa dei camion sotto il sole ed un giorno è tornato pedalando sotto la pioggia. Tutto questo mangiando solo bustine di zucchero sperando di essere chiamato dal direttore per sentirsi dire che firmava la cessione del quinto. Lei Sig Paolo conclude il suo intervento affermando che ha un' idea precisa e si complimenta con l' autore per la bella storia ben raccontata. La ringrazio per i complimenti perchè la "storia" della mia famiglia l' ho scritta io ed è esattamente la "storia" della vita che mio marito ed io stiamo vivendo. Spero voglia accettare i miei cordiali saluti.

    Rispondi

  • Paolo

    17 Luglio @ 19.16

    Concordo pienamente con Lei, sig. Giovanni. In effetti ci sono troppe cose esagerate: la signora che scrive dice di avere addirittura "4 patologie croniche di cui 3 vitali", e di spendere 260 €/mese per i farmaci. Potrei sbagliarmi, ma credo che per i malati cronici ci sia l'esenzione dal ticket, a prescindere dal reddito. Per quanto riguarda il post di Mauro: ok la GdP non ha cambiato una sola virgola di quanto pervenutole, ma le altre puntute domande di Mauro restano, e anche a queste si dovrebbe dare una risposta prima di agitarsi. Anche la frase dell'impiegata, "Adesso ha fretta ma cosa ha fatto lei fino ad oggi?!", può essere umiliante, stro(snip) fin che si vuole, ma lascia intravedere aspetti che sarebbe meglio conoscere più approfonditamente prima di esprimere giudizi "accaldati". PS io comunque ho un'idea precisa in merito per cui...complimenti all'autore, chiunque sia: bella storia, ben raccontata...

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    17 Luglio @ 18.29

    \"Per Giovanni - Come non detto, ma nel frattempo ho così risposto anche alle insinuazioni, questa volta direttamente rivolte a noi, che ci erano arrivate da Mauro. Quanto a Paola, sulle liste del Comune fa affermazioni che vanno provate, e delle quali le lasciamo quindi ogni responsabilità.

    Rispondi

  • GIOVANNI

    17 Luglio @ 16.42

    A Gazzetta.it: non mi riferivo certo a voi, ma a chi a scritto la lettera.

    Rispondi

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