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Elvio Ubaldi: il Comune come una seconda casa

Può avere diviso nei giudizi politici, non sulla dedizione alla politica e alla città

Elvio Ubaldi: il Comune come una seconda casa
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Elvio Ubaldi è il politico parmigiano che più di ogni altro ha segnato e incarnato la vita amministrativa della città degli ultimi 40 anni.
Giovane emergente nella DC a fine anni ‘70, capogruppo dell’opposizione all’ultima giunta socialcomunista nei primi anni ’80, vicesindaco di Lauro Grossi nella prima storica esperienza di pentapartito del 1985, pioniere sconfitto del civismo nella prima elezione diretta del sindaco (1994: ballottaggio Lavagetto-Busani), artefice e protagonista del clamoroso “schiaffo” alla città tornata rossa (1998: vittoria su Lavagetto) e del perentorio bis del 2002 al primo turno su Albertina Soliani, nome e simbolo del listone capace di portare alla vittoria il “delfino” Vignali, con successiva rapida lacerazione dei rapporti fra il neo sindaco e l’ex, diventato presidente del consiglio. Infine, un po’ malinconicamente, ancora candidato nel 2012, dopo il ciclone giudiziario-politico che aveva spazzato via Vignali: una pronosticata competizione con il favorito Bernazzoli, poi travolto a sua volta dall’uragano 5 stelle. Insomma, una carriera che è quasi un album della politica e della vita della città.

E in mezzo, i tentativi di contribuire alla rifondazione di un centro politico che però non poteva (e non seppe) più avere la stessa forza della vecchia Balena dc.  Ma se anche vi furono tentazioni e ambizioni a livello nazionale (perfino con i corteggiamenti del centrosinistra: Enrico Letta disse nel 2007 che gli sarebbe piaciuto lavorare con lui al governo), al politico Elvio Ubaldi un solo vestito ha sempre calzato a pennello: quello del Comune di Parma, di cui conosceva come nessuno meccanismi e segreti.

Diranno la storia e i posteri parmigiani che cosa sia stata la Parma di Ubaldi. Lui stesso, nei giorni caldi degli arresti e delle dimissioni della giunta Vignali, si rese conto – e ammise pubblicamente - che in quel brutto finale c’erano anche colpe sue: dalla gestione dell’eredità politica a quell’eccesso di ambizioni che, almeno nel secondo mandato, aveva un po’ appannato quei primi 5 anni apprezzati anche dagli avversari. Ma a partire dal 1998, davvero Ubaldi aveva saputo ridare dinamismo ad una città e ad un Comune che nell’immagine collettiva risultavano troppo immobili (anche se poi, alla morte di Stefano Lavagetto, fu proprio Elvio Ubaldi a tributare sulla Gazzetta le parole più rispettose e grate per l'operato di quel sindaco). La “città cantiere” non fu solo uno slogan né un asservirsi ad altri interessi, come poi gli fu rinfacciato: fu una sferzata che concretamente rinnovò e abbellì (a parte scivoloni come la ciclopasserella di via Emilio Lepido su cui fece autocritica) la città in molte sue zone.

Poi, la teoria della “potenziale città dei 400mila” (almeno come bacino di servizi) e i primi utilizzi del meccanismo delle partecipate crearono le premesse per un lievitare di ambizioni e debiti, soprattutto quando venne a mancare il suo carisma come strumento di controllo.

In una sequenza così lunga e complessa, vengono in mente soprattutto due discorsi di Ubaldi, legati ad altrettanti momenti fondamentali per la città, a 25 anni l'uno dall'altro. Nel 1989 il discorso in Piazza Garibaldi in memoria di Lauro Grossi, il sindaco di cui era stato attivissimo e fedele vice: forse il suo contributo oratorio più bello ed appassionato. E poi il S.Ilario 2004: all’indomani di quel crac Parmalat che aveva messo in ginocchio la città e la sua immagine, il primo cittadino di Parma, in certi momenti con un reale groppo alla gola, ebbe l’intuizione e la forza di annunciare un “nuovo Rinascimento”, che Parma poteva iniziare ricostruendo su quelle macerie. Uno scatto d’orgoglio che, al di là dei distinguo e magari anche dei contrasti per disegnare la nuova mappa del potere cittadino, contagiò positivamente una città in quel momento ferita e dubbiosa.

Proprio come il suo sindaco Lauro Grossi, all’impegno senza risparmio da primo cittadino Ubaldi ha sacrificato già allora tanta salute. E con la salute ha continuato a combattere per essere presente fin quando possibile (anche a costo di una presenza muta, così in contrasto con la sua natura…) in quel Municipio che è stata davvero la sua seconda casa. Una dedizione per la quale, comunque la si pensi e comunque lo si giudichi, ogni parmigiano innamorato della sua città non può oggi non sentirsi grato.

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  • marco850

    02 Ottobre @ 22.18

    Avrà fatto anche degli errori ma ha fatto tantissime cose giuste: certo che chi non fa nulla non sbaglia! Credo che la rinascita che ebbe Parma sotto la sua amministrazione verrà ricordata con nostalgia dai cittadini e con invidia dai suoi nemici. Perchè è riuscito dove gli altri avevano fallito.

    Rispondi

  • rodolfo

    02 Ottobre @ 19.06

    Imparino i grillini come si fa la storia e stiano certi che quando toccherà al sindaco di adesso non ci saranno commenti positivi se non falsi come le lapidi

    Rispondi

  • Vercingetorige

    02 Ottobre @ 18.44

    REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT la mia osservazione non si riferiva specificamente all' articolo , ma al fatto che su diversi giornali, e non soltanto la "Gazzetta" , capita spesso di veder attribuire a Lauro Grossi o Stefano Lavagetto fatti ed eventi avvenuti in realtà quand' era Sindaco Mara Colla ( unica donna Sindaco di Parma finora ) . Sembra che Mara Colla non sia mai esistita . Tutto qua. RISPONDE REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - In questo le dò pienamente ragione

    Rispondi

  • Giovanni

    02 Ottobre @ 18.25

    Ho un ricordo "indelebile" dell'Uomo, in primis, e del Sindaco. Ricordo ancora la sua telefonata del dicembre 1998, non la dimenticherò mai. Quando lo chiamavo, per un appuntamento - Istituzionale - NON diceva ma i di No! E nel giro di pochi giorni mi riceveva. Ricordo, bene, anche l'ultimo nostro incontro, era presidente del Consiglio Comunale e mi ricevette nel suo ufficio con le sedie bianche. Cordialissimo e un pò "abbattuto" era, parlammo tanto, ma soprattutto convenne con me che si era circondato di qualcuno gli voleva "fare le scarpe". Non sò se mai Parma avrà ancora un Sindaco di tale levatura, morale, civile e intellettualmente posato nel promuovere il bene e gli interessi della collettività Parmigiana che ha avuto anche riflessi, tanti e positivi, su quella Parmense. La Sua "discesa" ha avuto inizio da un paio di "cattivi consigliori" forzisti in linea con Piazzale della Pace. Purtroppo. Pace all'Anima Tua Elvio. Fiero di averti conosciuto. Sentite Condoglianze alla Famiglia. Con stima. Giovanni FESTA

    Rispondi

  • Biffo

    02 Ottobre @ 17.03

    Ubaldi era un decisionista, nel bene e nel male, ma soprattutto nel bene, per la sua Parma. Dopo di lui, ci sono stati solo ominicchi.

    Rispondi

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