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«Sono libero dalla schiavitù della droga»

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di  Pierluigi Dallapina

La sigaretta, per il momento, resta incollata alle labbra, ma la cocaina ormai fa parte del passato. Di quegli anni vissuti sempre a 200 all'ora in cui lui, Matteo Cambi, era sulle copertine patinate dei giornali di moda e considerato l'enfant prodige del Made in Italy. 
Dopo il crac della Guru, dopo i mesi passati in carcere e dopo l'esperienza della comunità di recupero questo ragazzo di 32 anni - che ha avuto tutto e troppo in fretta - è pronto a ripartire e a raccontare la sua dipendenza dalla droga davanti a decine di persone. «La cosa più bella che mi capita in questo periodo è l'essere libero, perché l'uso di una sostanza è come una schiavitù», racconta Cambi, tatuatissimo e abbronzato, in maglietta nera e jeans, durante il dibattito «Dipendenze patologiche, stili di vita: voci a confronto», appuntamento andato in scena venerdì sera all'interno della rassegna «Sotto le Stelle...in piazzale della Pace», organizzata dal delegato dell'Agenzia alla Salute, Fabrizio Pallini.
Nel dibattito moderato dalla giornalista Paola Valla, insieme all'inventore del marchio Guru c'erano alcuni esperti del mondo della droga, come Maristella Miglioli, psichiatra in forze al Sert, Sergio Dazzi, psichiatra all'università di Milano Bicocca, lo psichiatra del Cim Simone Bertacca, e don  Luigi Valentini, responsabile della comunità di Betania, che prima di salire sul palco ha stretto Matteo in un fortissimo abbraccio. «Ciao barbone», ha scherzato don Valentini con un Cambi dal volto rilassato. «Avrò la barba lunga ma assicuro che è curata», ha replicato il giovane.
«In questo periodo sto molto bene, e anche oggi mi sento bene», confessa con grande spontaneità questo ragazzo di 32 anni capace di bruciare una fortuna in auto di lusso e droga, ma in grado anche di riconoscere i propri errori, di risalire dagli abissi e di progettare una nuova linea di moda dal titolo che è tutto un programma: «Freee Back to Life». 
Ma se Cambi oggi vive una seconda opportunità, il merito non è solo suo e della sua indubitabile tenacia. «Qui con me ci sono due persone che sono state come una famiglia - confessa - Simone Bertacca e don Luigi mi sono stati vicini e mi hanno accolto in uno dei momenti più difficili della mia vita, e se oggi sto bene è grazie a persone come loro, che hanno creduto in me». 
Il legame che lega Cambi al sacerdote mantiene un qualcosa di speciale anche dopo l'abbandono della comunità. «Don Valentini - dice - per me è stato come un padre e come un fratello maggiore. Quando è venuta a mancare la mia famiglia lui si è dimostrato capace di darmi dei consigli».
Il successo, i soldi e le donne avevano fatto perdere l'equilibrio all'inventore della maglietta con la margherita, ma a quanto pare il suo malessere aveva radici più lontane. Forse in un'adolescenza guastata dalla scomparsa del padre. «Con Simone Bertacca - spiega Cambi parlando della sua terapia di recupero - non ho parlato solo degli ultimi due o tre anni della mia vita, ma siamo andati indietro anche di dieci anni». E le lunghe chiacchierate con Bertacca sembrano aver trasformato l'inventore di Guru, facendogli dimenticare le manie di grandezza e la ricerca esasperata del successo. Tanto che oggi Matteo Cambi si descrive come una persona più serena e più rilassata, capace di pensare al proprio futuro. «Ora ho dei progetti perché mi sento bene - annuncia - mentre prima, quando ero in comunità pensavo solo a me stesso».
Parlando della diffusione della droga come di un «fenomeno italiano», Cambi rivolge un ultimo appello ai giovani: «State alla larga dalle sostanze».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Nicola

    03 Agosto @ 15.21

    assurdo... trovo assurdo dedicare tanto spazio ad un personaggio come matteo cambi. personaggi del genere sarebbero da far cadere nell' anonimato e nel dimenticatoio. invece se ne parla ancora, addirittura gli si dedica un'intera pagina della gazzetta. ma che esempio e' questo signore? un giovane rampollo che ha vissuto senza limiti, tra alcool, droghe, spese folli, sperperando soldi ovunque, mandando in rovina un impero, mettendo a rischio la vita lavorativa di centinaia di dipendenti? e' il classico insulto alla vita quotidiana di ogni persona perbene che campa con 1000 euro al mese e tira avanti tra tante difficoilta'. e lo dico non da invidioso, ma da indignato... il signor cambi e' andato in comunita' "obbligato" dagli eventi per evitare carcere e pene piu' severe, non certo per sua etica e volonta' di uscire dal tunnel concludo ribadendo... assurdo dedicare tanto spazio a simil persona saluti

    Rispondi

  • Alex

    03 Agosto @ 12.24

    Allora era "questa iniziativa" che disturbava lo spettacolo di Antonio Màrquez di venerdì sera? Sono davvero senza parole.

    Rispondi

  • www.gazzettadiparma.it

    03 Agosto @ 11.36

    Signor Giorgio, lei ci chiede il perché di questo articolo su Cambi (che in questo caso NON è un'intervista)... E' presto spiegato: se ha letto l'articolo avrà scoperto che si tratta della cronaca di una serata in piazza, un dibattito sulle droghe, al quale Cambi ha partecipato assieme ad altri relatori, citati in articolo e approfondimento.

    Rispondi

    • franco

      03 Agosto @ 14.01

      Personalmente la risposta a giorgio non mi convince. Anche se dite che non lo è in effetti sembra in tutto e per tutto un intervista. E' lui il protagonista. C'era solo lui a Betania ? Purtroppo no, ma guarda caso chiamano lui, tattuato e abbronzato poverino !

      Rispondi

    • franco

      03 Agosto @ 14.01

      Personalmente la risposta a giorgio non mi convince. Anche se dite che non lo è in effetti sembra in tutto e per tutto un intervista. E' lui il protagonista. C'era solo lui a Betania ? Purtroppo no, ma guarda caso chiamano lui, tattuato e abbronzato poverino !

      Rispondi

  • victor

    03 Agosto @ 10.23

    Egr. Sig.della redazione on-line mail.MI permetto di chiedervi:come mai questa intervista al sig.Cambi,disgraziiato Fortunato che ha avuto,ed ha,dalla sua gente potente all'interno di Parma chiaramente;preti ed altre persone che non ho veduto,nè collaborato con costoro per il semplice fatto che ho lavorato all'interno di una associazione che si occupava di tossicodipendenza.I Poveracci che hanno nomi poco conosciuti perchè non vengono presi in considerazione del fatto che vengono da situazioni di vita più serie di quelle del "signore"citato da voi.Essi sono soggetti che hanno storie di cui sia voi che la santa chiesa dovrebbe interessarsi di più,poi informare i giovani e non come esmpi tali.Cosa ne pensa il buon DON VALENTINI.Fautore di una terapia che miracolosamente riporta l'agnello perduto sulla retta via;forza padre parli anche lei,apra un dibattito,confronto con coloro che agiscono con gli emarginati che non vuole nessuno perchè il loro nome non è da pagina di giornali. Ma la gente comune conosce quanto prende una comunità di tossici dal comune-provincia-stato e la famiglia del soggetto. Attendo una risposta sul vostro-mio giornale per essere illuminato in questa grande immensa ignoranza che mi circonda.

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