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«Volevamo solo una casa al mare: truffati»

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 Marco Federici 

Danno  e  beffa.  La volpe  e l'uva. Avere una casa al mare, pagata sull'unghia 200 mila euro, arredata di tutto punto, ma  in pieno solleone  non poterne  varcare la soglia  perché  chiusa  dai sigilli della Guardia di Finanza. «Domani (oggi per chi legge, ndr) ci consoleremo  passando un giorno in montagna», dicono - senza riderci troppo su - Mirco Lori  e  Michela  Oddi.  Anche loro -   marito e moglie parmigianissimi, due dipendenti del Parma calcio (lui uno storico capo ultras) -   sono rimasti impigliati nelle maglie  della maxi  inchiesta sulle residenze turistiche alberghiere: una vicenda intricatissima di speculazione edilizia che coinvolge  il litorale massese.  L'inizio della  loro storia risale a cinque  anni fa.  «Cercavamo  una casa dalla parti di Marina di Massa, siamo entrai in un'agenzia immobiliare a Cinquale  (vicino a Forte dei Marmi, ndr) e ci è stata proposta   un'abitazione che ci è piaciuta subito», racconta Michela. Circa cinquanta metri quadri ricavati all'interno dell'Old River, il centralissimo albergo di Marina di Massa  chiuso da tempo e in via di ristrutturazione.   Mirco e Michela firmano il preliminare di compravendita, il compromesso insomma,  stipulato  nel marzo del 2004 com l'impresa «Rosagiò», proprietaria dell'immobile.   La coppia versa  un primo anticipo, e  pattuisce  una serie di rate da versare entro il 30 aprile del 2005: per quella data era prevista la consegna dei lavori. E così è andata. «Nel frattempo abbiamo arredato il nostro appartamento e siamo riusciti a godercelo anche qualche mese», continua il racconto Michela. E lo stesso fanno una quindicina di famiglie, tra cui un'altra di Parma, perchè tanti sono  i locali  ricavati dalla ristrutturazione.

Poi  il meccanismo si inceppa.  E il sogno di una vacanza a portata di mano,  in quella fetta di Toscana da sempre rifugio estivo di molti parmigiani, diventa un incubo dai contorni grotteschi. «Inizialmente quelli dell'impresa ci hanno detto che  per un determinato periodo non dovevamo più andare nell'appartamento perchè dovevano dare l'abitabilità - racconta Michela - poi all'inizio di  aprile del 2006 abbiamo scoperto dai giornali  che la Guardia di Finanza aveva sequestrato l'immobile. Quando siamo andati a Massa abbiamo trovati i sigilli alle porte».  E da allora  truffa (presunta)  e beffa scivolano via sulle stesso binario.  «Avevo dentro molti  vestiti nostri e tanta altra roba: siamo riusciti a recuperare  tutto a fatica e mesi dopo - racconta Michela - Oggi  abbiamo la possibilità di entrare nel nostro appartamento solo due volte al mese: prima dobbiamo andare  alla caserma della Guardia di Finanzia, firmare un documento che ci consente di entrare e ritirare le chiavi che dobbiamo  riconsegnare qualche ora dopo.  Una trafila che siamo costretti a fare per areare  il locale ed evitare che vada tutto in malora». 

La vicenda è complicata e al momento c'è un processo in corso, iniziato nel febbraio dello scorso anno: l'accusa principale ai titolari dell'impresa è  di  lottizzazione abusiva. In sostanza, avevano realizzato un «immobile a uso residenziale in contrasto con la destinazione alberghiera prevista dallo strumento urbanistico».  Secondo la procura di Massa,  nell'ex albergo  sono stati realizzati abusivamente  il seminterrato, il terzo piano,  il sottotetto, una scala esterna e un'ascensore esterno. Sempre secondo l'accusa, grazie a alla ristrutturazione l'impresa è riuscita a  incassare un «ingiusto profitto», a titolo di acconto, di  un milione  di euro: in pratica, sono stati venduti     appartamenti che in realtà non potevano essere  venduti. Il motivo? La destinazione di «residenza turistica alberghiera» prevede l'acquisto   di quote della società, non di mattoni nè di  metri quadrati. L'impresa si difende  sostenendo di essere in possesso  un'autorizzazione  edilizia regolarmente firmata dai dirigenti del Comune. 

Anche a Parma si aspetta che si arrivi alla verità. «La cosa che fa più male - aggiunge Michela - è che  siamo all'oscuro di tutto quello che succede. Inizialmente i funzionari del Comune di Massa rispondevano al telefono, adesso invece si fanno negare. E pensare che siamo turisti che  hanno investito proprio nel loro territorio.  Noi abbiamo pagato regolarmente, e siamo solo vittime di tutto quello che sta succedendo. Possibile che nessuno abbia mai controllato quanto accadeva? Noi vogliamo essere noi a rimetterci». 
 
 

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