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Giudici di pace, poco personale e boom di cause: «Siamo al collasso»

Giudici di pace, poco personale e boom di cause: «Siamo al collasso»
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 Georgia Azzali

Hanno l'impressione di essere considerati giudici di serie B, più che onorari.  E forse hanno qualche  ragione per  pensarlo.   Sono pochi, pochissimi, rispetto ai procedimenti  che continuano ad aumentare. Con l'introduzione del reato di clandestinità, poi,  la situazione rischia di diventare esplosiva. «A Parma siamo al  collasso», dice senza troppi giri di parole il coordinatore Ciriaco Colella.
Sono i numeri a fotografare una realtà che anche a  livello  locale è allarmante: tre giudici  sono in scadenza di mandato il prossimo novembre e sperano in una riconferma, ma  altri tre  - se nel frattempo non cambierà   la legge - dovranno lasciare l'incarico  il prossimo aprile perché,  arrivati al terzo mandato, dopo 12 anni complessivi,   non possono continuare.  Un altro giudice, poi, arriverà a fine corsa nell'aprile  2011.  «L'organico previsto per l'ufficio di Parma è di 20, ma gli effettivi sono 12 - spiega Colella -. E' chiaro, quindi,  che già con otto persone in meno lo sforzo è notevole, ma se poi anche questi 12 caleranno, la situazione sarà  insostenibile». 
Fino a ieri non si è svolto  alcun  processo a carico di  clandestini. Ma il pacchetto sicurezza è entrato in  vigore sabato scorso, e i primi casi sono destinati ad arrivare  a breve. Tuttora, però,  negli uffici mancano circolari interpretative e applicative della  nuova legge. E i dubbi non mancano. «Quando la competenza era del giudice monocratico, la convalida doveva avvenire entro 48 ore, ma ora? - si chiede Maria Cristina Lottici, giudice di pace di turno in questi giorni -. Al di là di questa nuova legge, comunque, le competenze sono cresciute anche in materia civile.  Noi giudici di pace, però, siamo lavoratori precari a tutti gli effetti e pagati a cottimo: invece di fare gli avvocati o altre professioni, abbiamo investito in questo lavoro, e dopo 12 anni veniamo messi fuori, oltre a non percepire uno stipendio fisso, perché siamo remunerati in base al  numero di sentenze, atti e udienze che facciamo».     
Oltre 7.300 procedimenti - tra civile e penale - definiti tra il 1°  luglio 2008 e  il 30 giugno 2009, mentre nello stesso periodo sono rimaste pendenti   2.098 cause civili  e 214 penali a dibattimento. Numeri in crescita rispetto agli stessi dodici mesi  compresi tra il 2007 e il 2008, con i procedimenti penali definiti a dibattimento  che si sono più che raddoppiati, passando da 111 a 239.  In  aumento anche i ricorsi contro le espulsioni: quelli definiti sono stati 79 tra luglio 2008 e giugno 2009,  contro i 68 dello stesso periodo tra il 2007 e il 2008.  Ma il vero incremento  deve ancora arrivare, perché nei prossimi mesi comincerà a farsi sentire non solo il carico dei processi per clandestinità  ma soprattutto   quello creato dalle nuove competenze in materia civile: il valore delle cause  si è praticamente  raddoppiato,  passando a 5.000 euro per quanto riguarda i beni mobili. 
S'ingrossa il civile,   mentre il penale - seppure con numeri più contenuti - richiede competenze sempre più specifiche. «Ho programmato di istituire una sezione penale, con tre giudici dedicati - spiega Colella -. Il consiglio giudiziario ha già espresso parere favorevole, tuttavia non credo si potrà partire a settembre-ottobre. Avevo infatti pensato di collocare la sezione al primo piano dell'edificio, nei locali lasciati liberi dal tribunale nei mesi scorsi:  al momento, infatti,  gli affari penali vengono trattati al quarto piano, raggiungibile solo con la scala interna al condominio, dalla quale chiunque può passare, e senza impianto di condizionamento. Per ora, però, il trasferimento al primo piano è impossibile, perché non è stata ancora trovata una sistemazione per arredi e archivi del tribunale tuttora nei locali al primo piano». 
Insomma, pochi giudici e spazi inadeguati. Anche per «colpa» di  qualche armadio che - per ora - non può sloggiare. 
 E forse hanno qualche  ragione per  pensarlo.   Sono pochi, pochissimi, rispetto ai procedimenti  che continuano ad aumentare. Con l'introduzione del reato di clandestinità, poi,  la situazione rischia di diventare esplosiva. «A Parma siamo al  collasso», dice senza troppi giri di parole il coordinatore Ciriaco Colella.
Sono i numeri a fotografare una realtà che anche a  livello  locale è allarmante: tre giudici  sono in scadenza di mandato il prossimo novembre e sperano in una riconferma, ma  altri tre  - se nel frattempo non cambierà   la legge - dovranno lasciare l'incarico  il prossimo aprile perché,  arrivati al terzo mandato, dopo 12 anni complessivi,   non possono continuare.  Un altro giudice, poi, arriverà a fine corsa nell'aprile  2011.  «L'organico previsto per l'ufficio di Parma è di 20, ma gli effettivi sono 12 - spiega Colella -. E' chiaro, quindi,  che già con otto persone in meno lo sforzo è notevole, ma se poi anche questi 12 caleranno, la situazione sarà  insostenibile». 
Fino a ieri non si è svolto  alcun  processo a carico di  clandestini. Ma il pacchetto sicurezza è entrato in  vigore sabato scorso, e i primi casi sono destinati ad arrivare  a breve. Tuttora, però,  negli uffici mancano circolari interpretative e applicative della  nuova legge. E i dubbi non mancano. «Quando la competenza era del giudice monocratico, la convalida doveva avvenire entro 48 ore, ma ora? - si chiede Maria Cristina Lottici, giudice di pace di turno in questi giorni -. Al di là di questa nuova legge, comunque, le competenze sono cresciute anche in materia civile.  Noi giudici di pace, però, siamo lavoratori precari a tutti gli effetti e pagati a cottimo: invece di fare gli avvocati o altre professioni, abbiamo investito in questo lavoro, e dopo 12 anni veniamo messi fuori, oltre a non percepire uno stipendio fisso, perché siamo remunerati in base al  numero di sentenze, atti e udienze che facciamo».     
Oltre 7.300 procedimenti - tra civile e penale - definiti tra il 1°  luglio 2008 e  il 30 giugno 2009, mentre nello stesso periodo sono rimaste pendenti   2.098 cause civili  e 214 penali a dibattimento. Numeri in crescita rispetto agli stessi dodici mesi  compresi tra il 2007 e il 2008, con i procedimenti penali definiti a dibattimento  che si sono più che raddoppiati, passando da 111 a 239.  In  aumento anche i ricorsi contro le espulsioni: quelli definiti sono stati 79 tra luglio 2008 e giugno 2009,  contro i 68 dello stesso periodo tra il 2007 e il 2008.  Ma il vero incremento  deve ancora arrivare, perché nei prossimi mesi comincerà a farsi sentire non solo il carico dei processi per clandestinità  ma soprattutto   quello creato dalle nuove competenze in materia civile: il valore delle cause  si è praticamente  raddoppiato,  passando a 5.000 euro per quanto riguarda i beni mobili. 
S'ingrossa il civile,   mentre il penale - seppure con numeri più contenuti - richiede competenze sempre più specifiche. «Ho programmato di istituire una sezione penale, con tre giudici dedicati - spiega Colella -. Il consiglio giudiziario ha già espresso parere favorevole, tuttavia non credo si potrà partire a settembre-ottobre. Avevo infatti pensato di collocare la sezione al primo piano dell'edificio, nei locali lasciati liberi dal tribunale nei mesi scorsi:  al momento, infatti,  gli affari penali vengono trattati al quarto piano, raggiungibile solo con la scala interna al condominio, dalla quale chiunque può passare, e senza impianto di condizionamento. Per ora, però, il trasferimento al primo piano è impossibile, perché non è stata ancora trovata una sistemazione per arredi e archivi del tribunale tuttora nei locali al primo piano». 
Insomma, pochi giudici e spazi inadeguati. Anche per «colpa» di  qualche armadio che - per ora - non può sloggiare. 
 

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