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Addio al comandante "Nardo", simbolo della Resistenza di Parma

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Gian Luca Zurlini

Il comandante «Nardo» non ha smentito la sua fama di indomito combattente. Alla fine, però, ha dovuto arrendersi e nel tardo pomeriggio di ieri Leonardo Tarantini, presidente onorario dell'Anpi provinciale dopo esserne stato alla guida per diversi anni, è morto a 89 anni al Maggiore dove era ricoverato da qualche tempo. Una scomparsa che rende «orfana» la nostra città di uno degli ultimi, grandi protagonisti della lotta di Liberazione e che da ieri rende Parma più “povera” di esempi di senso civico illuminato unito a un senso del dovere mai sopito. Perché Leonardo Tarantini, alla guida della brigata partigiana «Ricci” fu, nella mattina del 26 aprile 1945, il primo fra i “liberatori” ad arrivare a Parma alla testa dei suoi uomini. E per due giorni fu il “plenipotenziario” della città, sequestrando armi e facendo mantenere la calma ai partigiani, evitando le sanguinose rappresaglie che si verificarono anche in altre città emiliane. Ma quella di Leonardo Tarantini è davvero la storia di un gentiluomo e di una persona che ha sempre fatto della dirittura morale la propria guida. E del resto il comandante «Nardo» ha seguito la traccia della propria famiglia: il nonno aveva partecipato ai moti carbonari di Napoli e imprigionato a Ponza, il padre, preside di liceo, era stato trasferito a Urbino per punire le sue idee antifasciste.

E proprio nelle Marche nasce Tarantini, che a 3 anni perde il padre. Consegue la maturità classica e quindi vince a pieni voti il concorso per l'accademia militare di Modena. In quel momento scoppia la guerra e, dopo 2 anni al fronte in Albania, viene richiamato come tenente istruttore e approda a Parma, alla scuola d'applicazione di Palazzo Ducale. Qui il suo destino si lega per sempre alla nostra città perché conosce, e sposa nell'aprile del 1943, la moglie Celina Monici, che gli darà l'unica figlia Rosanna e gli è stata vicino fino all'ultimo. L'8 settembre, giorno dell'armistizio, Tarantini è sull'Appennino modenese con 800 aspiranti ufficiali e, dopo essere sfuggito alla cattura dei tedeschi torna a Parma. Nel luglio del 1944, dopo essere sfuggito alla cattura dei tedeschi che lo ricercavano come disertore fugge in montagna e si arruola nelle file dei partigiani. Dopo la strage di Bosco di Corniglio, in cui muore «Pablo», il futuro senatore Giacomo Ferrari («Arta») lo nomina capo di stato maggiore. In dicembre diventa comandante di brigata e poi della divisione “Ricci” e, dopo eroiche battaglie che l'hanno portato ad ottenere due medaglie d'argento al valor militare, diventa il responsabile della zona Est di Parma. Dopo la Liberazione lavora per evitare vendette e massacri e torna poi nell'esercito da cui si dimette qualche anno dopo per l'ostracismo ricevuto come ex resistente sospettato di comunismo, mentre lui è un orgoglioso socialista “vecchio stampo”. Viene chiamato a lavorare all'Eni da Enrico Mattei, che aveva conosciuto prima della guerra, e vi rimane fino alla morte del fondatore girando l'Africa per aprire nuovi giacimenti.

Negli anni Sessanta torna a Parma come dirigente degli allora Ospedali riuniti prima e dell'Ausl di Langhirano poi. Ma “Nardo” Tarantini era anche un raffinato e colto umanista (ha tradotto per diletto in dodecasillabi l'Eneide, le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio), appassionato di calcio e colto lettore di libri. Leonardo Tarantini era stato premiato dal Comune nel 1991 con un attestato di civica benemerenza per il contributo alla lotta di Liberazione. La camera ardente si terrà domani mattina dalle 8,30 alle 11,30 nella sede dell'Anpi di piazzale Barbieri e quindi il feretro partirà alla volta di Urbino dove sarà sepolto nella tomba di famiglia.

 

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  • ilPiccoloPesco

    19 Settembre @ 03.23

    Grazie per l' Esempio, grazie per l' Idea. Li raccoglieremo e li cureremo dolcemente, come i sogni più preziosi li faremo crescere con pazienza. Aspettando che i loro fiori sboccino, insegneremo ai cuccioli che un Partigiano cade solo per insegnarci a Resistere. Un abbraccio.

    Rispondi

  • gianluca

    18 Settembre @ 21.19

    Un monumento al grande NARDO. E' anche grazie a LUI che oggi siamo qui

    Rispondi

  • Alice

    18 Settembre @ 14.25

    Grazie per aver rischiato la vostra vita per permetterci di vivere in libertà. Grazie per aver capito fin da subito l'importanza degli ideali antifascisti e averli portati avanti nel tempo. Grazie popolo partigiano!

    Rispondi

  • Paola Ampollini

    18 Settembre @ 11.46

    Grazie perchè è a UOMINI (e DONNE) come VOI che noi dobbiamo la nostra LIBERTA'. Le Tue parole non hanno mai ispirato al rancore o all'odio: dovremmo tutti segire il Tuo esempio. Paola

    Rispondi

  • Fulvio Frati

    18 Settembre @ 10.28

    Leonardo tarantini è stato secondo me un grande uomo, di straordinaria cultura e di ancor più straordinario spessore etico e morale.

    Rispondi

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