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Metropolitana, i dubbi del Pd: "Si punti a utilizzare i fondi per altre opere"

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Il Partito democratico ha inviato ai media una nota a firma di Giorgio Pagliari, capogruppo del Pd in Comune, e Luca Benecchi, coordinatore comunale del Pd cittadino. Il Pd esprime i suoi dubbi sugli oneri a carico del Comune per il progetto e lancia un messaggio all'amministrazione, suggerendo di usare il "secondo decreto anticrisi" per "dirottare" i finanziamenti già ottenuti per altri interventi. Su questa eventualità, il Pd si dice disponibile al dialogo.

Ecco il testo del comunicato:
"All'interno della maggioranza, si è aperto un dibattito sulla Metropolitana. Le prime avvisaglie paiono proporre una discussione "retrò" della serie: la metropolitana è stata una scelta giusta o sbagliata?
È evidente che rispetto ad una simile, inutile, discussione, il PD non potrebbe che rimarcare, nuovamente, tutte le incongruenze e le contraddizioni già denunziate: opera tutto tranne che decisiva per risolvere i problemi della viabilità cittadina; fattibilità tecnica ancora irrisolta e comunque condizionata da molti punti interrogativi, come dimostra la radicale modificazione del primo progetto definitivo per recepire le 86 prescrizioni imposte dal CIPE; finanziamento parziale, anche ipotizzando che la sottostima del costo effettivo sia un'opinione della minoranza; gestibilità dubbia, per usare un eufemismo, sul piano economico-finanziario della metropolitana, una volta realizzata. Si tratta di tesi note, che verrebbero ribadite "a futura memoria", ma sulle quali - oggettivamente - non parrebbe il caso di riaprire lo scontro, perchè sarebbe assolutamente fine a sé stesso.

Se, invece, il tema della discussione fosse rappresentato, non dalle decisioni già prese, ma da quelle che una serena analisi della situazione attuale potrebbe portare ad assumere, allora il PD parteciperebbe, con spirito di responsabilità istituzionale e costruttivamente, alla riflessione.
In questa ottica, il tema della congruità e della certezza del finanziamento dell’opera – intera – appare una questione molto importante, anzi decisiva.
Le finanze comunali, che il PD ritiene ben più in sofferenza di quanto la maggioranza non voglia far credere, non possono, infatti, essere gravate da ulteriori oneri per coprire spese non finanziate dallo Stato.

Or bene, se è stata correttamente intesa la dichiarazione del Sindaco in Consiglio Comunale, al momento attuale, ulteriori 34 milioni di euro dovrebbero essere messi a disposizione dal Comune direttamente o tramite la Metroparma Spa., con la conseguenza che il sacrificio economico per le casse comunali verrebbe ad ammontare a circa 130 milioni di euro. E ciò, solo ed esclusivamente “ad oggi”, perché non potrebbero essere quantificati, pur essendo più che ipotizzabili i costi aggiuntivi, destinati inevitabilmente ad emergere nel corso dei lavori: non sarebbero briciole!

Una simile prospettiva è inaccettabile Su questa nuova spesa non potrebbe non essere chiamato a pronunciarsi il Consiglio Comunale, ché solo quest'ultimo può deliberare tanto le spese, quanto le eventuali garanzie che il Comune, inevitabilmente, dovrebbe prestare a favore di Metroparma S.p.A. se quest'ultima dovesse essere chiamata ad assumere nuovi mutui. E – sia permesso l’inciso – la deliberazione della G.M. 1220/78 del 4.10.2006 viola l’art. 207 T.U.EE.LL. e non può essere richiamata, comunque, per sostenere che il Comune di Parma se è impegnato a coprire la superiore spesa, trattandosi di un mero indirizzo.

Il bilancio di Metroparma S.p.A. permetterebbe l'assunzione di nuove linee di credito con le banche?
Come non chiedersi (per quanto riguarda, peraltro, il Comune di Parma) se i Consiglieri Comunali si assumerebbero la responsabilità – questa sì rilevante per la Corte dei Conti – di stanziare nuovi soldi pubblici?

L’incidenza della metropolitana sulle finanze comunali, infatti, supererebbe il già insostenibile vincolo previsto dalle decisioni già prese in materia. Nessun amministratore avveduto opterebbe per una simile strada, che porterebbe solo allo “stato di dissesto” del Comune di Parma (già oggi per il PD gravato da un buco di bilancio pesantissimo). Peraltro, la sopravvenuta spesa di 34 milioni di euro costituirebbe un onere aggiuntivo - se ben si comprende - legato alla variante al progetto definitivo non ancora approvata dal CIPE. L’opera oggi non è, dunque, interamente finanziata,

E dunque? Si tratta di un costo sopravvenuto, privo di copertura e – già esso – non prevedibile al momento della gara europea per la scelta del contraente generale. Ci sembra che, nel contratto, ci sia una clausola che consente il recesso al Comune o a Metro Parma Spa, qualora vi sia un onere finanziario aggiuntivo sopravvenuto e non coperto da nuovi finanziamenti pubblici.

Vi è, comunque, un altro profilo assai (anzi: più) rilevante e decisivo. Le difficoltà tecniche relative al progetto e alla sua concreta realizzazione sono tali da avere, fino ad oggi, impedito l'eseguibilità dell'opera è, con essa, l’esecuzione del contratto inopinatamente stipulato. Tutto è stato bloccato dalla mancata approvazione della variante al progetto definitivo, che non ha consentito di provvedere alla redazione del progetto esecutivo, la cui approvazione è presupposto per la consegna dei lavori.

È chiaro che una simile situazione è legata, quantomeno in misura prevalente, a difficoltà originariamente non prevedibili, cioè a difficoltà che escludono responsabili superficialità di chi ha deciso a suo tempo e che, avendo reso impossibile l'esecuzione del contratto, sembrano escludere anche la responsabilità per inadempimento contrattuale. Una riflessione sull’attualità della scelta, appare, quindi, possibile anche sul piano formale e giustificata.

Ebbene, nella situazione socio-economica di oggi, con un quadro di finanza pubblica sempre più negativo e sempre meno funzionale alla sicura copertura di opere come la metropolitana (è chiara la tendenza alla restrizione e non all'allargamento dei cordoni della borsa dello Stato), davvero non ci sono opere pubbliche che assumono una maggiore priorità per Parma?
La risposta è assolutamente positiva. Non è questa la sede per un'elencazione, non difficile da proporre.

Perché, dunque, non avvalersi dell'opportunità offerta dalla legge di conversione del c.d. "secondo decreto anticrisi", che consente ai Comuni di mantenere una quota rilevante del finanziamento delle c.d. "grandi opere" per realizzare altri interventi di interesse pubblico? Se questo fosse il terreno del dibattito, l'apporto del PD non mancherebbe, con gli occhi rivolti al futuro e non al passato".

 

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